L’uovo, il frate e la gallina rossa. All’Aperitivo Mediceo si parla di uova in cucina e nei romanzi
Imbattibili nel rapporto qualità-prezzo-potere nutrizionale, le uova sono un alimento straordinario, consumato fin dall’antichità. Nell’arco della nostra vita ne mangiamo, direttamente o indirettamente, una media di 16 mila a testa. Ma che tipo di uova utilizziamo? E quale uso possiamo farne, oltre che in cucina? Un argomento che pare scontato, ma che scontato non è. Fabrizio Diolaiuti ce ne parla nel terzo appuntamento dell’Aperitivo Mediceo domani, lunedì 23 luglio, con inizio alle 18:30 a Seravezza. L’incontro si tiene in piazza Carducci a ingresso libero.Ospiti dell’incontro saranno la nutrizionista Emma Balsimelli, i produttori di uova della Versilia, il titolare del ristorante Le Gradole di Seravezza Alessio Limatola e la scrittrice Cinzia Montagna, che presenterà il suo romanzo storico “Il frate e la gallina – Una storia di Montù Beccaria”. Al termine degustazione gratuita di particolari piatti come la frittata di pasta con uova locali, pomodoro, ventre di bufala campano, zucchine e pancetta di maiale nero beneventano, preparati dagli chef delle Gradole Sergio Favo e Clelia Zingone e abbinati al Pinot nero vinificato in bianco e al Bonarda vivace “Vigna delle More” dell’azienda Isimbarda di Santa Giuletta, località dell’Oltrepò Pavese di cui la scrittrice Cinzia Montagna è originaria. L’abbinamento dei vini è a cura di Tommaso Ponzanelli, coordinatore Aspi Versilia Massa e Carrara. Il tutto brillantemente “condito” dalla musica di Dino Mancino.

 
Originale la pagina letteraria legata al tema delle uova. “Il frate e la gallina – Una storia di Montù Beccaria” è infatti un romanzo storico ambientato nel Seicento, come i precedenti libri di Cinzia Montagna, giornalista piemontese del settore enogastronomico e della valorizzazione territoriale. In ogni romanzo della scrittrice, l’ambientazione è reale e prende spunto da fatti veri e documentati. La trama si avvale, però, anche di personaggi d’invenzione, quali, nel caso del libro presentato a Seravezza, una gallina rossa e due frati, il geniale Martino e il burbero Costantino.Il fatto realmente accaduto è l’assalto che Lucrezia Beccaria organizzò nel 1590 con sessanta uomini armati al castello del padre, Aureliano, ultimo feudatario di Montù Beccaria. Il castello, ancora oggi esistente, per volontà testamentaria di Aureliano era stato infatti assegnato ai Barnabiti come forma di punizione verso Lucrezia, “rea” agli occhi del padre di non aver mai voluto consumare i matrimoni dallo stesso combinati per la figlia. I Barnabiti, cacciati dal piccolo esercito di uomini armati riunito dalla intrepida e tenace Lucrezia, riuscirono a far ritorno a Montù soltanto nel 1604. Qui crearono una farmacia che divenne una fra le più rinomate del Nord della penisola, e un prestigioso collegio. In questo curioso contesto storico si inserisce l’arrivo a Montù di Martino, Costantino e della gallina, arrivo che condurrà a un tentato assassinio fra le mura del convento e il cui colpevole sarà rivelato proprio da un uovo della gallina rossa.

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