L’ UNIVERSITÀ DELLA MEMORIA A SANT’ANNA

 

Stazzema e Toscana_ Se con Sant’Anna di Stazzema si opera davvero nella realtà e per il futuro, l’Università della memoria che si vuole istituire con i fondi del Pnrr nell’ambito di un progetto complessivo che prevede lo stanziamento di 20 milioni di euro per rigenerare il borgo di Sant’Anna (ma sarebbe da aggiungere che sono quasi tutti i borghi stazzemesi che necessitano di una rigenerazione poiché volgono in una situazione di declino), dovrà essere comprensiva dei tanti armadi della vergogna che non sono stati mai aperti o subito richiusi, come quello delle foibe. Le istituzioni che sosteranno l’Università della memoria vigilino accuratamente che le risorse del Pnrr possano essere utilizzate a favore di una logica politica che sia di parte , pertanto poco aperta e a volte reticente o addirittura omissiva come purtroppo avviene per quanto concerne la ricostruzione storica degli eventi bellici, sia locali sia nazionali e internazionali. La memoria non può essere memoria vera né tanto meno di pace se non si aprono tutti gli armadi e i cassetti, dove spesso in questi ultimi ripostigli si celano verità e nefandezze che sono proprie della guerra e dei belligeranti, nessuno escluso.

 

Pertanto l’Università della memoria dovrà divenire punto di riferimento perché le vittime dell’aberrazione in cui evolve la cosiddetta coscienza dell’umana ragione quando decide di ricorrere all’uso della forza delle leggi inique e antidemocratiche. Scelte che rafforzano la ratio insensata delle armi per comporre le controversie tra le nazioni o peggio ancora per imporre supremazie ideologiche, così come è avvenuto nel secolo passato con il nazismo, il fascismo e il comunismo. Situazioni che hanno portato alle cosiddette guerre giuste e liberatorie ma che tuttavia hanno determinano situazioni da scheletri negli armadi nel momento in cui l’indagine ricostruttiva “granulare” sente che l’onestà intellettuale è costretta nel perimetro della giusta causa, spazio in cui, evitando attentamente ogni commistione storica e politica e conseguenti intenti finalizzati a ridurre la gravità della narrazione, si scopre e si tace che la memoria delle vittime della guerra è incompleta se non ingiusta poiché né sminuisce l’orrore e la responsabilità di veri e propri crimini contro l’umanità. Comportamenti criminosi per nulla dissimili da quelli compiuti da coloro contro i quali si è combattuto e da cui ci siamo liberati. Poiché la memoria è qualcosa di etico e quindi con un senso assai più profondo e più ampio del ricordo, quest’ultimo assimilabile invece alla sfera intima e personale.

 

 

Pertanto la memoria ha la valenza di una conoscenza pubblica e si propone anche per l’ educazione morale delle persone. Essa deve essere preservata da influenze che abbiano il fine a ridurre la conoscenza e a impedire che si possano apprendere le degenerazioni eventualmente avvenute. Pertanto l’Università della memoria non potrà essere strumento per una storia parziale ma dovrà assumersi l’onere intellettuale di promuovere la memoria senza perimetri che esulino dal dovere etico che impone il fare memoria.
Giuseppe Vezzoni, addì 22.2.2022

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