“Il tessuto imprenditoriale della città di Lucca, così come accaduto nel resto d’Italia, ha dovuto fare i conti a partire dal 2008 con la crisi economica generale, i cui effetti si sono fatti sentire per anni e continuano purtroppo a farsi sentire ancora oggi, con risultati devastanti sotto gli occhi di tutti. Le cause della situazione odierna sono diverse: alcune di esse sono figlie di scelte compiute a livello nazionale, altre scaturite da politiche sbagliate a livello locale, che non hanno protetto e anzi, al contrario, hanno indebolito la cosiddetta “Azienda Città” che – lo ricordiamo e sottolineiamo – nel solo settore commerciale e turistico conta qualcosa come 4 mila addetti fra imprenditori, dipendenti e collaboratori, senza considerare l’indotto. Temi questi, sui quali il nostro presidente Ademaro Cordoni lancia gridi di allarme da tempo, all’interno ad esempio della sua relazione in occasione dell’assemblea annuale dei soci di Confcommercio, e che dunque non rappresentano purtroppo una novità per la nostra associazione. Ma andiamo con ordine.
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Il commercio odierno paga le scelte adottate dal sistema bancario a livello nazionale, che hanno ingessato il credito e bloccato le possibilità di investimento, tagliando in moltissimi casi le gambe a quelle attività che si sono trovate costrette a fare i conti con problemi di liquidità. Ma il commercio paga anche la scellerata politica delle liberalizzazioni che, anziché favorire un rilancio del settore, ha creato soltanto caos e danni incalcolabili al settore stesso. Oggi, sotto questo punto di vista, si sta provando a mettere un freno a Lucca con la recente moratoria per il settore della somministrazione, ma le aperture indiscriminate degli ultimi anni ormai hanno già lasciato segni irreparabili.
Venendo alla realtà locale, il commercio cittadino paga scelte incomprensibili, dannose a volte persino capricciose portate avanti dalla politica sul piano della viabilità, dei parcheggi, dell’accesso, dei servizi e dei contenitori, che hanno svuotato e reso inaccessibile il centro storico. I varchi telematici, tanto per cominciare, divenuti un autentico spauracchio per chi intende recarsi in città, con il risultato che in tanti preferiscono da tempo tenersi alla larga dal centro, per non rischiare di incorrere in sanzioni. Oggi la città si riempe solo sporadicamente, magari durante i weekend quando la gente ha più tempo a disposizione per passeggiare e può dunque parcheggiare l’auto anche lontano dalla città, oppure in occasione di eventi particolari, ma questo non basta: serve una continuità attualmente del tutto inesistente. I servizi e le funzioni, per continuare, allontanati di continuo e per anni da una città che è ormai svuotata con il risultato che migliaia di persone che prima venivano a Lucca con regolarità, parliamo di lavoratori e fruitori, oggi si sono allontanate in maniera irreversibile. L’elenco sarebbe lungo e ancora non si vede la fine, come dimostra – tanto per rimanere alla stretta attualità – la volontà di far uscire dalla città anche il mercato ambulante dei Bacchettoni. I parcheggi a stallo blu, continuando nell’elenco, del tutto insufficienti per quelle che sono le esigenze di una città moderna: anche qua la nostra associazione porta avanti da anni la richiesta di ricavare mille posti auto all’interno della ex Manifattura, giudicandola l’ultima vera opportunità di dotare Lucca di un’offerta sul piano dei parcheggi consona alle sue necessità turistiche e commerciali, e aspetta adesso risposte concrete, urgenti e positive. I contenitori, a chiudere: la ex Manifattura, dunque, ma anche il Mercato del Carmine, per il quale continuiamo a attendere una programmazione futura che ne sancisca il rilancio, oltremodo necessaria per mille ragioni di natura non solo commerciale, ma anche storica, culturale e turistica.
Il commercio cittadino sta morendo, è doveroso essere chiari su questo punto: laddove un tempo c’era un centro storico ben riconoscibile e identificabile, unico nel suo genere e per questo ricco di fascino e appeal, oggi stanno prendendo il sopravvento catene e marchi “globalizzati” e una somministrazione mordi e fuggi che sviliscono il valore del commercio tradizionale lucchese.
Un insieme di fattori negativi che producono danni irreversibili e situazioni mediaticamente eclatanti come quella del gruppo Tenucci, a proposito della quale la nostra associazione non può che esprimere un sentimento di profondo dolore che va al di là di qualsiasi giudizio che certamente spetterà ad altri emettere, e che scaturisce non solo da affetto personale, ma anche dalla convinzione che la chiusura di questa attività renderebbe Lucca una città più triste e povera”.
Il Presidente di Confcommercio Ademaro Cordoni
Il Direttore di Confcommercio Rodolfo Pasquini
Il Presidente della Commissione Centro Storico Giovanni Martini

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