Capisco ci sia qualcuno che mal sopporta il libero pensiero, ma per quanto mi riguarda resto coerente con me stesso e con le mie idee: l’ospedale zonale di Barga non è il luogo idoneo per creare la bolla Covid da 20 posti-letto, tantomeno nel reparto di riabilitazione, dove molto spesso vengono ricoverate persone immunodepresse e pertanto fragili.
A chi si chiede come mai il Campo di Marte non fosse pronto prima – e mi riferisco anche a persone che scrivono su importanti testate della Valle – voglio ricordare che l’ex presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, aveva già predisposto e attivato, a primavera 2020, 50 posti Covid nell’ex ospedale di Lucca.
Se servivano 20 posti – quelli che oggi vengono creati nell’Ospedale San Francesco di Barga -, perché l’Asl e la Regione non hanno utilizzato parte dei 50 posti-letto già esistenti a Campo di Marte? Perché non si è pensato di utilizzare quei posti spostando unità di personale già impegnato per l’attivazione dei primi 20 posti-letto e lasciando pertanto “puliti” gli ospedali della Valle?
Oggi si legge di un lavoro serrato per arrivare addirittura a 150 posti nel Campo di Marte: mi pare ottimo, è la strada che suggerisco da settimane, ma vorrei essere rassicurato, e come me tanti cittadini, su un punto che credo sia cruciale: saremo nelle condizioni a metà dicembre, come qualcuno dice, di avere personale medico e sanitario per gestire e coprire 150 posti Covid? Basti pensare che per attivare 150 posti Covid servono 300/400 tra medici e infermieri.
A qualcuno dà addirittura fastidio che il sottoscritto esprima idee e porti avanti posizioni coerenti, ma per quanto mi riguarda continuo a considerare un errore la scelta di aver creato la bolla Covid a Barga. Significa mettere in difficoltà un piccolo ospedale, che rappresenta un presidio territoriale importante per tante persone, soprattutto per quelle che vivono nelle zone più periferiche.
Condivido l’importanza, e me ne assumo la responsabilità, di essere comunità e di rispondere insieme a una pandemia: in questo caso, però, è mancata la programmazione, è mancata la condivisione di una scelta, è mancata la volontà forte e unitaria di trovare una strada alternativa. La sanità pubblica è per tutti e deve essere per tutti, anche durante una pandemia: pazienti Covid e non Covid.
MARCO REMASCHI

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