L’Italia ai primi posti in Europa come Paese “riciclone”

 

 

Spesso sentiamo dire che il nostro Paese è meno attento alle politiche ecologiste rispetto agli altri membri dell’Unione Europea. A giudicare dai dati presentati alla conferenza “L’Italia del riciclo 2017” –rapporto annuale della Federazione per lo Sviluppo Sostenibile e della FISE Unire- appare evidente che questo non è del tutto vero. Tutt’altro, anzi.

L’industria italiana del riciclo fattura circa 23 miliardi di euro annui, ovvero l’1% del PIL del Paese; ne deriva che oltre l’80% dei rifiuti raccolti entrano a far parte del processo di riciclaggio e vengono successivamente riutilizzati. Questo dato si attesta a livello di quello tedesco, e surclassa nettamente quello di Paesi come la Francia e la Gran Bretagna (la media europea, infatti, sfiora il 51%).

Negli ultimi anni, inoltre, l’industria del riciclaggio ha subito una forte spinta grazie a un significativo incremento nella gestione di materiali come l’alluminio, il legno e l’acciaio. Componenti tradizionalmente considerate ostiche da smaltire (ad esempio quelle che entrano a far parte degli imballaggi) sono arrivate ad essere riciclate per il 67%, mentre la materia organica tocca il 41%. Dobbiamo inoltre tener presente che la gestione dei rifiuti dà lavoro a circa 133.000 persone, ed è una delle “fette” della nostra economia che meno ha risentito della recente crisi.

Il rapporto FISE di quest’anno ha una valenza particolarmente significativa, poiché fa il punto sui primi vent’anni del settore del riciclo rifiuti a partire dall’emanazione del Decreto Ronchi. Resta ancora molto lavoro da fare; le premesse, tuttavia, sono migliori di quanto avremmo potuto auspicare solamente una quindicina di anni fa.

di Claudio Vastano

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