L’idea di Confagricoltura: mandare a zappare chi prende il reddito di cittadinanza

Il presidente Massimiliano Giansanti chiede anche la reintroduzione momentanea dei voucher e aiuti per il settore che vive una drammatica carenza di manodopera

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© Biosphoto / Agf – Un bracciante al lavoro

Far lavorare nelle aziende agricole, attualmente a corto di manodopera, chi percepisce il reddito di cittadinanza. E’ la proposta del presidente di Configracoltura, Massimiliano Giansanti, che, intervistato dall’AGI, chiede anche maggiori aiuti al settore agroalimentare nei prossimi interventi del governo e la reintroduzione, solo momentanea, dei voucher per i lavoratori del settore.

Far lavorare nei campi chi ha il reddito di cittadinanza

Giansanti sottolinea che per utilizzare nel settore agricolo chi usufruisce del reddito di cittadinanza “andrà trovato uno strumento che possa consentire a queste persone di non perdere il diritto all’assegno, perché noi offriamo un arco temporale limitato rispetto alle attese sul lavoro di queste persone”.

Per il presidente di Confagricoltura, tuttavia, “ci sono tutti gli elementi per trovare un accordo tra impresa e lavoratore salvaguardando i diritti di chi percepisce il reddito e permettere all’azienda di poter contare su un cittadino italiano al quale, grazie anche al fattore lingua, poter insegnare velocemente quello che è necessario fare all’interno di un’azienda agricola”.

Reintroduzione momentanea dei voucher​

Giansanti chiede anche la reintroduzione dei voucher. “L’agricoltura”, osserva, “è fatta di stagioni. La primavera è quella in cui si raccoglie la frutta. E’ un periodo in cui si programma la raccolta estiva, in cui ci sono anche le campagne di manutenzione dei vigneti. Rappresenta quindi un momento in cui c’è grande richiesta di manodopera rispetto alla media stagionale. C’è un picco di richiesta che supera le 200.000 unità cui vanno aggiunti li lavoratori che direttamente o indirettamente sono entrati in contatto con il coronavirus e non possono venire a lavorare. Di conseguenza oggi abbiamo una richiesta media di circa 250.000 unità lavoro. C’è difficoltà a far venire in Italia i collaboratori storici provenienti prevalentemente dall’Est Europa. Con i voucher”, afferma, “noi diamo la possibilità ai cittadini italiani, che magari sono senza lavoro, di farlo nelle aziende agricole. L’impalcatura normativa non è semplice ed è per questo che abbiamo chiesto, solo temporaneamente, solo per l’emergenza coronavirus, la reintroduzione dei voucher, perché permettono alle imprese di sostituire il lavoratore. Lo strumento del voucher semplificherebbe molto la vita alle imprese. Inoltre, tutti i giovani che in questo momento non possono studiare e hanno del tempo libero potrebbero venire a lavorare in campagna. Quello del voucher è uno strumento di semplificazione, molto apprezzato da tutti noi”.

La regolarizzazione dei migranti

Un’altra soluzione per aiutare a riempire la carenza di manodopera potrebbe essere la regolarizzazione dei migranti. “Se ci sono in Italia persone clandestine che possono essere utili al ciclo economico”, afferma Giansanti, “ben venga la regolarizzazione”. Il presidente di Confagricotura non manca però di fare una premessa. “Io, dice, “presiedo una associazione il cui codice etico proibisce il ricorso a manodopera clandestina, pena l’espulsione da Confagricoltura. Come ha sottolineato la ministra Bellanova ,il caporalato va assolutamente combattuto. Ma ben venga la regolarizzazione di persone che possano aiutare il settore”.

Aiuti dal governo

La crisi sta mettendo a dura prova il settore: la pandemia è particolarmente forte in territori ad alta vocazione agricola. L’intervento del governo a sostegno del comparto è essenziale. “Le azioni intraprese”, sostiene Giansanti, “puntano a salvaguardare la filiera agroalimentare italiana perché è fondamentale dare da mangiare ai cittadini e farlo con prodotti italiani. Ma siamo anche imprenditori, viviamo una fase economica difficile, un momento dove la carenza di liquidità si fa sentire e la chiusura dei canali horeca (Hotel ristoranti catering) ha influito pesantemente su alcuni comparti dell’agroalimentare. Così come sul settore del florovivaismo che solo grazie all’intervento della ministra Bellanova è stato riaperto  parzialmente. Parliamo di un settore importante e dinamico che dà lavoro a quasi 80.000 persone e fattura quasi 2,4 miliardi. Ci sono tuttavia dei comparti che hanno risentito maggiormente dell’impatto del coronavirus e, quindi, ci aspettiamo qualcosa di più in termini di aiuti oltre a quelli previsti dal decreto Cura Italia. Ci aspettiamo molto dal decreto Crescita e, all’interno di quel percorso, dobbiamo mettere in campo tutta una serie di azioni volte a stabilizzare il circuito economico che vive una crisi di liquidità. L’importante è cominciare a pensare a misure shock per far ripartire l’economia nazionale”.

Cruciale il ruolo degli agricoltori

Giansanti conclude con “un grande ringraziamento a tutti i nostri collaboratori e a tutti gli agricoltori in questo momento. È giusto dare il riconoscimento ai medici e agli infermieri, veri e propri eroi”, rileva, “ma è necessario sottolineare anche il ruolo degli agricoltori che si curano di dare da mangiare a tutti. Per cui posso assicurare agli italiani di stare sicuri che la nostra produzione non verrà mai meno”.

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