«A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale». Art. 43, Costituzione della Repubblica Italiana

Nazionalizzzazione, bonifica, decarbonizzazione

“Dare in affitto” per poi consegnare la ex-ILVA di Taranto alla multinazionale Arcelor Mittal è stato un gravissimo errore, ultimo atto della svendita sistematica dei beni pubblici operata da governi e politicanti venduti al grande capitalismo, il tutto in ossequio dell’ideologia liberista per cui “pubblico brutto, privato bello”.

Quello dello “scudo penale” si va rivelando solo un pretesto. Nell’incontro col governo, la multinazionale franco-indiana ha svelato le sue vere intenzioni: dimezzare le maestranze per poi smembrare e infine dismettere l’acciaieria.

E’ vero che essa inquina, che è causa di patologie mortali nei quartieri adiacenti di Tamburi, Paolo VI e Borgo. E’ vero che l’impianto va sottoposto a bonifica e ristrutturazione.

E’ Possibile? Si lo è, decarbonizzando gli altoforni e alimentandoli a gas o elettricamente — ciò che del resto accade in molte altre acciaierie — e automatizzando i reparti più obsoleti e pericolosi, salvaguardando dunque la salute degli operai e dei tarantini.

Nessuna multinazionale, nessun privato, dati i costi, lo farà mai, tanto più in tempi in cui c’è sovrapproduzione mondiale di acciaio e di calo dei prezzi.

Si deve tornare al controllo pubblico dell’acciaieria, se necessario nazionalizzandola, affinché lo Stato si faccia carico della bonifica e della decarbonizzazione — e che non accada più che, dopo aver rimesso in sesto gli impianti, essi vengano riconsegnati ai privati in base al criterio liberista “socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili”.

Sbagliata sarebbe invece la cosiddetta “riconversione” che implicherebbe cessare la produzione di acciaio e dismettere la fabbrica.

L’acciaio è infatti indispensabile all’economia italiana tutta, a meno che non si pensi di continuare il processo di de-industrializzazione in atto, o fare dell’Italia una zona di spaccio per multinazionali straniere. La sovranità industriale, assieme a quelle monetaria, alimentare e tecnologica, è indispensabile. Senza di essa il nostro Paese diventerebbe succube delle multinazionali e preda delle loro politiche di rapina.

Mentre denunciamo le destre cosiddette “sovraniste”, che si sono fatte paladine del ricatto e degli interessi della multinazionale, chiediamo al governo non solo di respingere il ricatto della Arcelor Mittal, chiediamo che compia il solo atto sovrano e decente: portare la ex-ILVA sotto controllo pubblico, nazionalizzandola se necessario. E che questo atto assicuri il diritto della maestranze di eleggere propri delegati di fiducia nel consiglio di amministrazione.

Il Comitato Promotore di Liberiamo l’Italia
7 novembre 2019

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