Leonardo digitale a Pietrasanta

Leonardo digitale a Pietrasanta

Leonardo digitale a Pietrasanta

La cittadina versiliese, da sempre culla d’arte, omaggia in questo periodo Leonardo da Vinci, nel cinquecentesimo anniversario della morte: la mostra ‘Leonardo digitale’, inaugurata il 2 marzo scorso, dà il via a Pietrasanta a diverse iniziative dedicate al genio universale toscano. La mostra è organizzata dal Centro Italo Svizzero di Arte Contemporanea (CISDAC) in collaborazione con l’associazione “Percorsi d’Arte” e utilizza gli spazi del chiostro e della chiesa di S. Agostino.

Le opere dell’artista tedesco Andreas Oliver Klein vengono ospitate nel complesso e l’esposizione appena inaugurata in pochi giorni ha già risvegliato la curiosità e l’attenzione di quasi 1.500 visitatori. Cerchiamo però prima di conoscere meglio questo artista: Andreas Oliver Klein nasce nel 1962 a Colonia ed è attivo a Berlino, ma si forma all’Accademia delle belle arti di Carrara e dal 1986 risiede per anni a Pietrasanta, dove inizia l’attività artistica dedicandosi prioritariamente alla scultura. Nel 1989 è assistente del Prof. Pavia della New York Art School, ma il suo legame con Pietrasanta resta forte, in quanto in quegli anni realizza importanti opere in bronzo nelle prestigiose fonderie artistiche versiliesi. Nel 1995 si trasferisce in Francia, dove inizia una ricerca su quello che diventerà il principale soggetto dei suoi studi futuri: Leonardo da Vinci. La sua passione resta comunque la scultura e il suo interesse per materiali come il marmo e il granito lo riportano in Italia: apre un atelier a Firenze, realizza opere per il porto di Pisa, apre un laboratorio a Carrara, il tutto portando avanti anche il suo interesse per Leonardo. Dal 2014 focalizza la sua attenzione sul ‘Cavallo di Leonardo’, ricostruendo la vicenda storica ed artistica legata a quest’opera.

L’artista rielabora digitalmente alcune delle opere più famose di Leonardo, sovrapponendo le immagini o giocando a reinventarle modificandone alcuni dettagli, le impostazioni prospettiche o i colori: ad esempio la celeberrima Monna Lisa con Klein assume una posizione opposta rispetto all’originale, ovvero è rivolta da sinistra verso destra, come riflessa in uno specchio. Questa opera ci accoglie all’ingresso della chiesa di S. Agostino, in corrispondenza del primo altare sulla destra: lo spazio orfano della tela di Zacchia da Vezzano (sottratta anni fa) viene utilizzato per esporre una Monna Lisa ‘allo specchio’, enfatizzata dallo sfondo scuro e dalla superficie lucidissima e high tech.

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Subito dopo ci troviamo di fronte ad un’altra rivisitazione, questa volta dell’Ultima Cena: nell’opera originale come tutti sappiamo al centro della scena troviamo Gesù, mentre i 12 apostoli lo affiancano dividendosi in piccoli gruppi; nel lavoro di Klein suo posto troviamo inaspettatamente la Maddalena. L’artista tedesco contesta l’iconografia, i significati, persino la prospettiva del Cenacolo e riduce le 3 finestre a 1 sola, collocando al centro la Maddalena, ben identificabile come figura femminile, circostanza che apre diverse chiavi di lettura: dissacrazione di ciò che è mistico a favore del profano, cancellazione della centralità divina… tutte rivoluzionarie e modernissime, infatti l’Ultima Cena anno zero è del 2005.

La mostra prosegue nelle sale che si aprono sul chiostro, con una sperimentazione digitale che rielabora come in uno specchio diverse opere leonardesche: il San Giovanni Battista, La Gioconda, la Vergine delle Rocce si intrecciano e si compongono in una visione sovrapposta che diventa sempre più complessa ed onirica nelle varie opere. Un gioco di specchi elaborato digitalmente, dove le forme si confondono come in un caleidoscopio sovrapponendosi.

Nell’altra sala desta curiosità un’ipotesi legata al campanile di Pietrasanta: la scala elicoidale che si trova al suo interno da alcuni è stata attribuita a Michelangelo, che si trova in zona per sottoscrivere contratti di fornitura di marmi. Secondo studi recenti la scala del campanile sarebbe invece opera del Benti, collaboratore di Michelangelo: tutto ciò poco importa ai fini dell’ipotesi di Klein, che lo suppone creato come camera di fusione di un’opera bronzea gigantesca ideata da Leonardo. Facciamo un passo indietro: Leonardo progetta tra il 1482 e il 1493 un monumento equestre per Francesco Sforza e prepara diversi disegni per realizzare un’opera imponente, dotata di un cavallo alto oltre 6 metri. L’opera avrebbe dovuto essere realizzata in bronzo, ma all’epoca la tecnica di fusione non consentiva di forgiare figure con grandi dimensioni; Leonardo realizza un modello in creta, andato perduto, ma non riesce a portare a termine l’incarico.

Secondo la teoria di Klein, supportata da studi, ricerche ed elaborazioni 3D, vengono idealmente messi a confronto Michelangelo e Leonardo da Vinci; l’artista giunge alla conclusione che il campanile sarebbe stato ideato come laboratorio di fusione per il cavallo e sostiene che.. se al mondo esiste una traccia di fusione legata al cavallo di Leonardo quella si trova a Pietrasanta! Le fonderie artistiche locali sono indubbiamente tra le migliori al mondo, ma chissà se ai primi del ‘500 era veramente questo lo scopo dello slanciato campanile in mattoni che affianca il Duomo… L’ipotesi in ogni caso è suggestiva, e se volete saperne di più la mostra resta aperta fino al 7 aprile, il pomeriggio durante la settimana e con orari più ampi nel fine settimana.

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