Le vecchie tradizioni: il ceppo di Natale.

 


In gran parte dell’Italia settentrionale vi era, e forse vi è ancora, per quelli che hanno un camino, l’antica usanza del ceppo natalizio.
Come questa tradizione sia nata, nessuno lo sa con certezza.
Sappiamo che il fuoco acceso nei giorni del solstizio invernale rappresentava per gli uomini una pratica per ingraziarsi e rinforzare il sole stesso; oppure veniva acceso come sistema difensivo nel periodo delle “dodici notti” ,da Natale all’Epifania, quando i morti, approfittando del passaggio da un anno all’altro, in un” tempo fuori del tempo”,tornavano nella dimensione terrena…
Poi, come accomodamento, viste le diverse condanne ecclesiastiche contro l’uso del ceppo e lo spargimento dei suoi resti e della cenere nei campi, venne interpretato nella cultura cattolica popolare come rimedio per scaldare Gesù Bambino appena nato.


Il ceppo, prima di tutto, doveva essere il più grosso possibile perché doveva ardere a lungo, e per questo lo si accendeva dalla vigilia al giorno dopo Natale, per alcuni meglio addirittura fino all’Epifania, in questo caso, per farlo durare accendendolo un po’ ogni giorno.

 


Mentre il ceppo bruciava, la donna anziana di casa doveva battere le braci per sollevarne numerose faville e propiziare così alla famiglia fortuna e abbondanza dei raccolti.
I resti carbonizzati del ceppo venivano sparsi sulla terra tra i filari dei vigneti e anche sul tetto della casa e della stalla per proteggersi da tempeste, fulmini e fuoco in generale.
Qualsiasi interpretazione si voglia dare del ceppo natalizio, essa conduce al potere purificatore del fuoco, del sole e della luce: la luce solare è stata sempre considerata come potente avversaria della malattia, dei malefici e dell’infestazione, e il fuoco di un grande ceppo, nel periodo solstiziale, era forse lo strumento per evocare tutto questo.

Share