Le tracce dell’ Antica Roma in Garfagnana: nei nomi dei paesi, nell’urbanistica e nelle strade

“Non fuit in solo Roma peracta die”, ovvero, “Roma non fu costruita in un giorno“, così dicevano gli antichi romani e niente di questo è più vero. Questa non solo è una frase fatta ed intesa in senso ideale: diffusione dei loro usi, costumi, religione, ma è una frase che trova il suo pieno significato nel senso letterale della parola. Immaginiamoci di essere nel 117 d.C, il momento di massima espansione dell’impero di Roma, la sua superficie ricopriva quasi sei milioni di Km2, quante strade saranno state fatte per raggiungere ogni suo angolo? Quante città saranno state fondate o riedificate? Da qualche ipotetico calcolo si dice che “solamente” di strade consolari lastricate e in terra battuta siano state realizzate in un numero difficilmente calcolabile, ma pari però ad una lunghezza complessiva di duecentocinquantamila chilometri circa. Per quanto riguarda la fondazione di colonie, castra o qualsivoglia centro abitato, in effetti anche qui non si ha un’idea precisa, tante sono le

Impero Romano

formazioni nei secoli di queste future e nuove città. Quello che si sa di sicuro è che buona parte dei paesi conosciuti in Garfagnana è di origine romana; in ognuno di essi c’è il marchio di Roma, nel loro nome e nella struttura urbanistica e stradale del paese stesso. Ma prima di addentrarci nell’argomento facciamo un salto indietro di oltre duemila anni e vediamo come arrivarono i romani nelle terre perdute di Garfagnana. Erano gli anni della dura lotta contro gli Apuani, coloro che in origine abitavano le nostre montagne, questi rudi uomini erano di ostacolo alla potente Roma, che mirava  ad un’ennesimo sbocco sulla Pianura Padana e a una possibile via alternativa per raggiungere la Gallia. Finalmente (per i romani), dopo caparbie lotte (durate anni e anni), ebbe su di loro la meglio, sconfiggendoli una volta per tutte. In concomitanza con la loro sconfitta venne fondata la colonia di “Luk”, (oggi Lucca), il nome era (ed è) di origine celto-ligure e

Lucca romana

significherebbe “luogo paludoso”,eravamo nel 180 a.C e questa nuova colonia era di fondamentale importanza dal momento che controllava lo sbocco della Valle dell’Auser (Auser: nome antico del fiume Serchio). Di notevole importanza, tre anni dopo (177 a.C) fu la fondazione di una nuova colonia, la colonia di “Luna” (o meglio di Luni), la città, nata alle foci del fiume Magra, fu un porto fluviale e marittimo di notevole importanza, la sua posizione era strategica da un punto di vista commerciale, da li venivano imbarcati verso Roma i blocchi di marmo delle Apuane che abbelliranno la potente Roma…e in mezzo a queste due colonie c’era una valle che doveva fare da collegamento, una valle espropriata con il sangue nemico che doveva essere

Il porto di Luni

completamente colonizzata: questa valle era la Garfagnana. Il primo passo da fare era di adoperarsi per una vera e propria urbanizzazione, la Garfagnana era una terra a dir poco selvaggia, impervia e difficilmente raggiungibile, ci sarebbe stato da rimboccarsi le maniche e così fu. Per le opere infrastrutturali i romani presero spunto dal modello greco, ma con una sostanziale differenza: “Mentre i Greci consideravano di aver raggiunto la perfezione con la fondazione di città, preoccupandosi della loro bellezza, della sicurezza, dei porti e delle risorse naturali del paese, i Romani pensarono soprattutto a quello che i Greci avevano trascurato: fare le strade per raggiungere queste città”, più chiaro di così Strabone (storico e geografo greco del 60 a.C)non poteva essere. Infatti il console romano Claudio Marcello, nel 183 a.C curò la realizzazione della prima strada (consolare) che avrebbe attraversato la Garfagnana: la Via Clodia, che prendeva proprio il

la via Clodia

nome dal suo ispiratore; la strada partiva da Lucca e toccava Sesto di Moriano, Valdottavo e Diecimo, località che prenderanno il nome dalle pietre miliari li poste per segnalare la loro distanza da Lucca (sextum, octavum, decimun lapidem), risaliva poi la Valle del Serchio, passava per tutta la Garfagnana fino a Piazza al Serchio, da dove proseguiva verso nord e verso Luni (l’altra colonia), valicando il Passo di Tea. Un altra mossa fondamentale e vitale sarebbe stato quello di abitarle queste zone… La Garfagnana fino a quel tempo era una zona quasi inesplorata, gli inverni erano duri e rigidissimi, insomma era un luogo veramente inospitale. Che fare allora? La prima cosa fatta fu quella di insediare dei presidi militari, dei “castra”(o castrum). Questi castra, proprio come nel caso garfagnino, venivano edificati in luoghi di frontiera e costruiti (come ancora oggi appare) su sommità, posizione ideale per fronteggiare eventuali attacchi nemici. Non immaginiamoci però questi accampamenti in stile “Asterix”, per meglio capirsi questi insediamenti non si basavano su tende come alloggi, ma avevano edifici veri e propri, poichè questi siti erano luoghi stanziali, dove le truppe vivevano, difesi da

Castra romano

solide mura, a conferma di questo, nella maggioranza dei casi in Garfagnana si svilupparono sopratutto dei “castra” cosiddetti “stativa”, cioè accampamenti stabili, fatti per essere sempre abitati, tant’è, che li i legionari portavano le loro famiglie e gli ufficiali avevano delle case di tutto rispetto. Nella maggior parte dei casi queste abitazioni erano fatte in legno, che con il tempo si evolveranno in costruzioni in muratura e ancora con i lustri, i decenni e i secoli cresceranno e si articoleranno nei paesi che oggi conosciamo. Non solo, lo sviluppo di questi posti fu incentivato anche da Roma, qualunque cittadino romano che avesse avuto intenzione di abitare o colonizzare queste impenetrabili terre avrebbe avuto vantaggi fiscali importanti, nonchè la distribuzione gratuita delle terre, ecco che grazie anche a ciò, intorno a questi castra si sviluppò anche un certo commercio e la creazione di strade

la costruzione delle strade

secondarie, quelle che collegavano il castra al bosco (per il rifornimento di legna) o quelle che univano al villaggio più vicino, per agevolare scambi o piccoli commerci. Ma perchè per la Garfagnana si parla di “castra” e non di colonia come per Lucca e Luni? Va fatto un sostanziale distinguo, la colonia non era affatto un presidio militare, ma bensi per colonia si designava quel luogo dove veniva insediato un gruppo di cittadini romani, che li stabilivano un centro autonomo ma con vincoli di stretta alleanza con Roma. Rimane il fatto, che oggi nelle viuzze interne dei nostri paesi si possono ancora vedere gli assetti viari dell’antica Roma, spesso non ci facciamo caso, ma buona parte delle stradine interne dei centri storici garfagnini (di fondazione romana) formano un reticolato di cammini che si intrecciano fra loro, attraversati da un cosiddetto “Cardo Massimo” (la strada principale che attraversava l’accampamento romano da nord a sud) e da un decumano maggiore (la strada principale che tagliava il luogo da est a ovest), ad esempio, questo si può notare benissimo a Gallicano, il cardo massimo attraversa tutto il centro storico per via Bertini, mentre il decumano maggiore è quello che oggi unisce est -ovest via San

esempio di castra romano

Fabiano, via San Sebastiano e via Castello. Questo schema urbanistico, tipico degli accampamenti romani, creava di fatto un quadrilatero e nell’intersecarsi delle due strade principali si trovava il Foro, il luogo centrale della vita sociale, dove sorgevano gli edifici pubblici e dove si sviluppava il mercato. Ci sono paesi garfagnini però, che sono più “romani” che altri, perchè hanno l’impronta della “Città Eterna” anche nel nome. Alcuni addirittura prendono la denominazione da esimi consoli e generali. E’ il caso di Sillano, che trae le sue origini fra storia e leggenda. A quanto pare nell’anno 102 a.C, il generale romano Lucio Cornelio Silla, proprio dove ora sorge il paese, fece costruire alcune capanne dai suoi soldati, una grossa

Lucio Cornelio Silla

nevicata infatti aveva bloccato per giorni la sua guarnigione sulla strada che conduceva in Gallia, mentre stava andando in soccorso alle truppe comandate dal cognato Gaio Mario. Una volta terminato il maltempo, le capanne vennero abbandonate e abitate da pastori e boscaioli locali. Vanta origini di un certo lignaggio anche Minucciano, nella figura del console Quinto Minucio Termo, dove qui fondò un castra, posto a difesa del confine, contro eventuali invasioni barbariche. Ben più modesta, in fatto solamente di scala gerarchica, la genesi di Gallicano, il nome prenderebbe origine da Cornelius Gallicanus valoroso legionario, al quale questa terra fu donata da Roma come ricompensa per le sue imprese, il suo nome compare addirittura nella “Tabula alimentare Traianea”, un’iscrizione in bronzo dove si fa riferimento a dei prestiti fatti ai nuovi proprietari terrieri. Un colono di umili origini doveva essere anche tal “Fuscianus“, che ebbe i suoi possedimenti in quel di Fosciandora, come anche a poca distanza, a Ceserana, ebbe le sue terre un certo “Caeserius”, per non parlare di “Cassio” che ebbe buon occhio quando prese possesso delle terre di Cascio. Questi sono alcuni esempi, per rimarcare, se ce ne fosse

Gallicano

bisogno, l’impronta che lasciò Roma. Perchè la grandezza di Roma, fu il risultato non solo della potenza militare, ma sopratutto ebbe la grossa abilità di tenere insieme ed integrare le varie parti di un impero velocemente conquistato. Il suo dominio politico fu il più capace (fra quelli dell’antichità)a suscitare consensi e gettare radici, lasciando segni nel paesaggio, nella lingua, nella cultura e nel diritto delle nazioni.

Bibliografia

  • Imperium Romanun. La civiltà Romana.
  • Storia universale. Strabone

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