Le pulizie di Pasqua. al tempo del coronavirus

Come recita il proverbio, “ La palma benedetta, vuole la casa pulita e netta.” Perciò, nelle grandi e vecchie case rurali, con l’avvento delle belle giornate si dava aria e si cominciavano le pulizie di primavera. E sì che ce n’era da fare, soprattutto nelle fredde stanze da letto che d’inverno si lasciavano in fretta al mattino, e tutta la famiglia si rifugiava o nella stalla o attorno al focolare in cucina.

Si spazzava per bene sotto i letti, si ponevano i sacconi di foglie al sole, per ore, alle finestre, si toglievano le ragnatele, si lavavano pavimenti e scale di mattoni che le donne ravvivano spennellandoli con una particolare vernice rossa cinabrese.
Si lavavano lucerne e lampade affumicate, si riponevano scaldaletti e scaldini a mano, le capparelle si spazzolavano e si rimettevano nei cassettoni. In cucina si toglieva la fuliggine dalla canna fumaria e dalle catene del camino, si lavavano i vetri alle finestre, si spazzavano i pavimenti fino negli angoli più nascosti e si dava una mano di calce alle pareti fumose intorno al camino.
Con l’avvento del buon tempo si portavano fuori dal riparo sotto il portico anche i vasi e i vecchi recipienti in cui erano coltivati garofani e gerani, le tipiche piante da fiore che non mancavano mai, in campagna.

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