Perché, Signore Dio, questa epidemia, perché tanti disastri della natura, perché tante disgrazie, perché?  (Riflessione di don Luca)

Perché sembri assente, o addirittura prenderti gioco di noi? Noi ti invochiamo e se non esisti, la colpa non è nostra, ma tua.

Noi facciamo bene a cercarti, ma come e dove trovarti? Abbiamo bisogno di concretezza e non solo di teorie.

Quel Gesù di Galilea, che è morto in croce per proporci di credere al tuo amore misericordioso e salvifico, merita di essere creduto? Sembrerebbe di sì,  ma è finito in croce e nulla sembra cambiare.

Che proprio abbia ragione, che la causa di tutti i mali sia la corruzione di questo mondo a causa del peccato, delle nostre scelte irrazionali e falsamente libere, delle nostre volontarie mancanze di vero amore e di orientamento al bene?

Se Gesù è Risorto, come alcuni dicono, allora possiamo credergli, possiamo accettare, senza ribellione o rassegnazione, di pagare queste dolorose conseguenze; possiamo accettare anche noi la sofferenza come inevitabile costo per un futuro migliore e per una nuova creazione.

Con Gesù Maestro, il Crocifisso Risorto, sei tu a venirci a cercare per svelarci e comunicarci la tua pazienza verso di noi, che vuole renderci destinatari e collaboratori di salvezza nel dono sincero della nostra persona al tuo amore.

Tu ci vuoi migliori, liberi e fiduciosi, disinteressati e generosi, perché solo questo amore scandaloso e folle, incredibile e incondizionato, è vita, è la gioia della vita e la vita gioiosa per la quale ci hai creati e alla quale ci vuoi educare e accompagnare, è salute piena, è salvezza.

Sì, Gesù è risorto, non può non essere il Risorto. Non solo la sua risurrezione è testimoniata, ma nella sua imprevedibilità e straordinarietà, nella sua indimostrabilità e unicità, è verosimile, credibile, convincente. Tutto torna, ha un senso.

Se non fosse risorto, noi non ci saremo, non ci sarebbe l’universo e ciascuno di noi. L’alternativa non è se Dio esiste o non esiste, tra la salute e la malattia, tra il tempo e l’eternità, ma tra il nulla e il tutto: allora Gesù è davvero il nostro Signore, Maestro e Salvatore.

Noi siamo chiamati a stare con Lui nel piacere e nel dolore, nella salute e nella malattia, nel sorriso e nel pianto, nella felicità e nella sofferenza.

Lui viene anche nel nostro peccato, ci libera e ci converte a Te, nostro Dio, somma e sommo di ogni bene.

Meglio amare da malati che peccare da sani.

Come scrisse (primo testo di una donna nella letteratura inglese, che oggi possiamo definire femminista e attuale per le sue aperture moderne) Santa Giuliana da Norwich, in Inghilterra durante la peste e la guerra, tra il XV e il XVI sec.: “All shall will be well”  o più precisamente: «È stato necessario che esistesse il peccato; ma tutto sarà bene, e tutto sarà bene, ed ogni sorta di cosa sarà bene.» e ancora «Io posso compiere bene ogni cosa, Io sono in grado di compiere bene ogni cosa, Io voglio compiere bene ogni cosa, e Io compirò bene ogni cosa; e tu vedrai da te stessa che ogni sorta di cosa sarà bene.» Giuliana dà un’interpretazione di questa frase, che lei definisce le cinque parole, intendendo nell’espressione “Io posso” la persona del Padre, in “sono in grado” il Figlio, in “voglio” lo Spirito Santo, in “Io compirò” l’intera Trinità divina; e dov’è detto “tu stessa vedrai”, ella intende l’unità della natura umana che sarà salvata dall’amore di Dio e condotta al bene, interamente.

Così si capisce che quel “tutto andrà bene” di Santa Giuliana di Norwich è collocato nello stesso sguardo del “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” scritto da San Paolo ai Cristiani di Roma nel I sec.

Questa pandemia, questa Quarantena o Quaresima sarà ancora lunga, ci sono e ci saranno risvolti negativi per mesi, forse anni, ma noi non siamo abbandonati e con Gesù siamo più che vincitori. Buona Pasqua, Lui vi benedica, vi preservi da ogni male e vi conduca alla vita eterna. E eterna non è solo l’aldilà, ma anche l’aldiquà nel dare il meglio di noi, nel dono sincero di noi stessi accogliendo e condividendo l’unico tesoro che conta, non la salute, non il denaro, non il piacere, non il potere, ma l’Amore che Gesù, il Risorto, Mediatore tra Dio e il Cosmo, ci regala e ci insegna.

Per ogni giorno e per sempre: Buona Pasqua.

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