LE DUE LAPIDI NEL VANO SCALE DEL MUNICIPIO DI STAZZEMA

20191016_101432 lapide 1947 r

20191016_101413lapide 1994 r

Stazzema_ Nel pluridecennale impegno di leggere e rileggere testimonianze, documenti, epigrafi sui marmi inerenti all’eccidio di Sant’Anna, ben consci che con l’acquisizione della conoscenza ogni documento già letto può riservare quel riscontro che precedentemente ci era sfuggito, ci siamo soffermati ieri mattina a riflettere sui testi delle epigrafi scolpite sulle lapidi collocate sul muro del vano scale del municipio di Stazzema: la prima risale al 12 agosto 1947, la seconda al 12 agosto 1994, 50 anni dopo l’eccidio.

Nella prima lapide l’eccidio è perpetrato dal ” tedesco invasore”, mentre nell’auspicio conclusivo posto a monito v’è il richiamo affinché l’ “indipendenza della patria” e la “civica libertà” restino “al disopra delle interne discordie”. Poiché si fa riferimento alle “560 e più vittime innocenti” cogliamo nel passaggio “al disopra delle interne discordie” un velato riferimento alla guerra civile appena terminata più che alla forte contrapposizione politica che era in essere nel 1947, a poco più di un anno dal referendum abrogativo della monarchia. Non c’è nessun riferimento alla lotta di Liberazione e non si fa cenno alla presenza degli italiani fra gli scherani nazisti. Nel 1947 non potevano essere sottaciuti così esplicitamente i riferimenti alla lotta di Liberazione e alla presenza degli italiani fra gli assassini. Perché? Forse perché era vivo un risentimento verso i partigiani ed era iniziata un’acquiescenza politica sul riposizionamento dei fascisti?

Nella lapide collocata nel cinquantesimo anniversario dell’eccidio, si evidenzia che il crimine della “560 vittime innocenti” è perpetrato dai “nazifascisti” e non più dal ” tedesco invasore”. Sono richiamati l’impegno alla “vigile testimonianza” e la fedeltà ai “valori della Liberazione a fondamento della Repubblica”, sottolineature che sono invece assenti sul marmo del 1947.

Se è decisamente eccessivo voler trarre delle conclusioni dalle due epigrafi istituzionali, benché i testi siano stati indubitabilmente ponderati dalle amministrazioni comunali dell’epoca, al tempo erano sindaci di Stazzema il prof. Bruno Antonucci (1947) e l’arch. Giampiero Lorenzoni (1994), tuttavia gli scritti fanno riflettere che nel tempo la percezione politica-amministrativa  tradotta nella testimonianza epigrafica dell’eccidio si sia modificata.

Giuseppe Vezzoni

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