Le Chiese, le Pievi e i luoghi di culto sulle rive del Serchio

Terza Puntata – La Pieve di S. Cassiano di Controne

 

4° Parte – L’interno ed i suoi simboli

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Ecco la Controneria!

Qua, sulla sponda che degrada verso lo Scesta, con San Cassiano sparpagliato addirittura in sette nuclei! certo a rimarcare le proprietà familiari antiche, ma neanche fosse la periferia di Londra!

 

E laggiù, sull’altro versante, quello che precipita verso i Bagni “salubri” quasi abbandonati, da una politica, dappertutto, purtroppo! non solo qui, che, abbandonati i mega progetti cementizi del boom economico, si è ridotta e non sa fare che rotonde e dossi, essendo, nonostante i tempi mutati, più vicina ai costruttori edili che a coloro che dovrebbero educare il cittadino a crescere e quindi a saper da solo, quando rallentare. Amministrazioni senza cultura, neppure quella politica e quindi incapaci “costituzionalmente” (cioè secondo la loro propria intrinseca costituzione fisica e mentale!) non solo di educare gli altri, ma anche di pensare un futuro, di progetti industriali o aziendali, cioè di creare lavoro e di pro-gettare, cioè mettere in avanti, infrastrutture che ci portino in avanti!  Come facevano i Romani o chi costruì il Ponte a Serraglio, e invece si costruiscono ponti solo, come la barzelletta della gallina che attraversava la strada, per…andare dall’altra parte.

E in questo senso la Fondovalle, laggiù, oltre la Lima, è la riprova del nove dell’insipienza di chi comanda per il gusto del potere e del denaro. Che a percorrerla ha gli stessi tempi del traffico del Dopoguerra, mentre l’intera Valle del Serchio “muore”. Anche per il suo completo isolamento. E se si è edificato un centro alberghiero, lo si deve collegare al…mondo attraverso l’elicottero!

Eppure certi notabili di qui, facevano pubblicare da “La Nazione” il loro telegrammi, spediti ad arte da Roma, con la stessa prosopopea di Graziani, quello del gas e degli stermini, che li inviava al Duce per l’entrata in Adis Abeba. Così onorevoli e senatori “telegrafavano” ogni volta che ottenevano una barcata di milioni di lire per costruire un tratto o una galleria, completamente avulsa dal resto, senza un pro-getto organico, unitario e quando ottenevano il finanziamento di un lotto di una “strada” quella che si fa da Castelnuovo a Lucca prima a percorrere in bici che in auto! lo “telegrafavano” con una gioia incomprensibile ai più… perché erano giulivi, tanto che sembrava avessero vinto al totocalcio!

Chissà perché erano così contenti se poi il bene che facevano per vocazione per il popolo, gli è riuscito così male…

E nei tratti veloci (facendo circolare ad arte voci sul percorso della nuova strada così da acquistare facilmente terreni agricoli che diventavano d’improvviso edificabili!) naturalmente si è fatto edificare su tutti e due i lati della strada, cosicché il limite da codice è di 50 Km/h: più piano che nel secondo Dopoguerra! ma se non basta si possono fare continue rotonde come a Borgo a Mozzano, Diecimo…così si rallenta ulteriormente!

Cosicchè se buttaste, voi animi gentili che non pensereste mai ad un vostro lucro meno che onesto, una barchetta di carta nel Serchio, per esempio alla sua sorgente, a Sillano, questa giungerebbe prima che la vostra macchina partita nello stesso momento, la foce a Marina di Vecchiano! Sempre che non ci siano frane, terremoti, inondazioni del Serchio, esercitazioni, incidenti, neve, lavori stradali…perché allora…

La costruzione di queste strade paragonate a quelle romane che passavano anche di qua, con le Legioni che abbiamo visto andare incontro al loro destino nelle gole di Scesta e nella disfatta della Selva Litana, ci dicono perché i Romani conquistarono il mondo, e perché invece una ricchezza che affascinò Montaigne, Shelley, Heine, Byron, Paolina ed Elisa Bonaparte, il Metternich… ora langue laggiù, seguendo la sorte di quasi tutti i centri termali, una volta fonte di grandissima ricchezza e la decadenza di nomi noti  a livello internazionale e Bagni di Lucca, era fra questi come Montecatini, dove i Lucchesi benestanti andavano a comprare una casa o un podere…

Ma voliamo con gli uccelli, al resto, all’altra Controneria, con Guzzano, Gombereto, (dove avevamo, un tempo, una bellissima amica e dove, un’altra, medico di anime e corpi, d’estate, tiene una festa, con esposizioni, musica e cene assai gradite e piacevoli) drenata dal Camaione, assieme a Longoio(dove abbiamo un altro amico, affermato Falegname), Mobbiano, San Gemignano, Vetteglia …

 Qui i Longobardi, capaci di popolare terre fredde come questa e la Garfagnana, assai sdegnata dai Romani, nati in tutt’altro clima, che nel loro riordino territoriale, istituirono il “Fines Contronense”, controllato e soggetto ad un importante “Castrum” locato in Controne, un passo obbligato e quindi soggetto a dogana e tasse che danno concione della ricchezza di queste chiese: quelle scomparse e quelle sopravvissute, la Pieve di S. Giulia, in loco Controne, la Pieve di S. Stefano di Bargi, la Pieve di S. Giovanni Battista…e la più bella, la più imponente, la più maestosa cattedrale di montagna: la nostra Pieve di oggi!

E non è certo un caso, se questa località di Controne, viene citata per la prima volta in una pergamena datata 758, appena 14 anni prima della notizia che qui c’è questa importante e potente pieve, segno che quassù, prima che la strada vada nelle pericolose e strette gole di Scesta, doveva essere il controllo di tutta la zona, forse il primo nucleo, se non di un “comune” quello di una comunità che poi si trasformerà in quello di Bagni di Lucca, che nel 1215, giurerà di fedeltà alla Repubblica di Lucca.

Ma certo le primitive autonomie, sono quassù anteriori di almeno due secoli e quindi risalenti perlomeno al periodo matildico, quando la stessa Contessa concedeva agli uomini di Controne la “Consuetudines Bonas et Jura”, a gettare le basi della sua costituzione e grazie alla donazione fatta da Matilde di Canossa, dei suoi beni al Pontefice Gregorio VII, per un certo periodo il Comune di Controne, rimase alle dipendenze dirette della Santa Sede, sottraendosi temporaneamente al dominio dei Lucchesi che in quel periodo, cercarono in tutti i modi di impossessarsi dell’intera valle del Serchio. E alla fine del XII secolo, nonostante le armate di Lucca avessero sconfitto a Borgo a Mozzano una coalizione formata dai Pisani e dai vari Signori della Garfagnana (detti anche i Cattanei), Controne lo troviamo citato fra i Comuni rimasti sempre liberi in Garfagnana. Mentre nel secolo successivo la situazione muta e Controne in Val di Lima è uno dei primi Comuni a giurare fedeltà a Lucca (1215), ottenendo per i suoi uomini il privilegio della cittadinanza lucchese, anticipando di circa mezzo secolo, le altre Terre della valle del Serchio che vennero assoggettate da Lucca, grazie all’Investitura Imperiale, ottenuta dai Lucchesi dall’Imperatore Federico II dietro un cospicuo versamento di denari.

Le prime notizie della Pieve di S. Cassiano di Controne le troviamo all’interno di una pergamena datata 772, (appena due anni prima della sconfitta totale di Desiderio ad opera di Carlo Magno e quindi della caduta dei Longobardi nellle mani dei Franchi) nella quale viene citata l’ordinazione del rettore della chiesa, un certo Ursiperto (da Aripert, illustre nel popolo in armi)figlio di Wilifrido. che certo salì quassù in virtù, dell’influenza dei dignitari, suoi connazionali nell’ultimo periodo dell’ultimo re longobardo, Desiderio, in quello che era il centro della Controneria e della vallata, formato da una serie di piccole borgate, nate intorno alla sua chiesa, dette anche Ville.

 

E questa facciata, così ricca di storia come poche altre chiese in tutta la Toscana, ripercorre tutti questi tempi.

Guardiamo ancora, un’ultima volta, questo Mosè, dagli orecchi “suini” che tiene e gli sostengono le mani alzate come per dire: ci vuol pazienza! Questo è quello che offre il mondo! O meglio: l’umanità!

E se qualcuno dopo la nostra scoperta degli onagri con gli orecchi abbassati o meno in perfetta sintonia con le braccia alzate di colui che esce di fronte alla contrizione (braccia abbassate) del peccatore che entra,si parla ancora di “Oranti” al posto di Mosè e quando si parla di “mandala” al posto dei nodi longobardi, verrebbe voglia di rispolverare il vero antico lucchese, quello dei cari “Piazzaioli”: “ Mandala a ….!”.

 

…Quindi, per bloccarci, ci facciamo il Segno della Croce ed entriamo nella meravigliosa quiete longobarda di S. Cassiano di Controne!

Come ci dice il nostro “Virgilio”, Mariani, già vicesindaco di questo comune di Bagni di Lucca che non riesce minimamente, sia che la guida sia la “ponderata” DC o i partiti di “destra” o “sinistra” della cosiddetta Seconda Repubblica che non mi riesce di capirne neppure il senso, senonché siamo su una discesa continua che fa scomparire quelle su cui siamo arrampicati! dall’orientamento della chiesa , dal pavimento, dal disallineamento delle colonne, si capisce che tutta la chiesa ha avuto pesanti e molteplici rinnovamenti, con lo spostamento in avanti dell’intera facciata.

Per descrivervi questa chiesa, sospesa tra questo paese che sembra scendere a valle con le ghiaie dei Montefegatesi e queste colonne e i marmi scolpiti che ti portano su come le canne di un organo (che qui è notevole!) verso un cielo così vicino alla Controneria, non c’è che un suggerimento: venite quassù e fatevi accompagnare dal Mariani che ha le chiavi del…Paradiso. Della Pieve e del Museo che è una chicca (nonostante i tentativi di certe “studiose” di Firenze e di “museali” di Lucca di voler far scendere a valle, lasciando quassù la ghiaia dei capolavori insospettati per un centro montano!) piena di fascino storico che non occorre di ammantare di misteri inesistenti, ma che aspetta solo di farsi ammirare fasciato dall’aria che poco prima è passata tra le foglie dei castagni che in estate servono per fare “sacchetti” per raccogliere fragole di bosco e mirtilli!

E per parlarvi di tutto, privandovi della scoperta personale che vale più di mille parole, non basterebbe un libro intero e allora dedichiamo l’attenzione a sole certe porzioni, a particolari parti che, nell’insieme straordinario, per la loro eccezionalità hanno colpito la nostra attenzione. Lasciando l’insieme alla vostra emozione quando salirete le curve, per ascendere quassù, al Medioevo longobardo e della sua diretta discendente Matilde da Canossa.

 

Pavimento a scacchi

 

Appena entrati, colpisce il pavimento a scacchi, come se si fosse in un minuscolo Tempio Massonico: ma là abbiamo il gioco tra il bianco ed il nero, chiaro netto, rimando al Bene e il Male, e la loro eterna lotta, (non sono questo gli scacchi, qui rappresentati  con 8 passi?) che poi non è eterna perché nell’uomo finisce sempre per prevalere l’interesse, il denaro, il guadagno spicciolo e va a farsi benedire (scusate l’espressione poco…rituale ora che siamo vicino al fonte battesimale e dentro un tempio cristiano, qui tra l’arancione ed il bianco, più cristianamente e veramente da Longobardi la lotta tra S. Michele e Satana.

E quassù nell’aria pulita dei monti, anche Satana si stempera, perché il “nero” non è nero, ma rosso arancione o aranciato, come i marmi veronesi e veneti.

E non c’è il nero pece d’Inferno, dove S. Michele respinge “chi vuol erigersi a Dio” ma solo un riflesso rosso di fiamma, quello che oggi, guarda caso, nella cromoterapia si usa per combattere quella che una volta si considerava una pazzia, la “melanconia” cioè, l’attuale male oscuro della depressione e le malattie che interessano la psiche. Quasi un invito a muoversi contro il peccato! ce pèorta all’afflizione! e liberarsi dalle paure e dalle fobie.

Le pietre arancioni risvegliano il piacere di fare nuove esperienze. Aiutano a lasciarsi alle spalle i sensi di colpa, i traumi e le violenze fisiche ed emotive. Permettono di metabolizzare e andare avanti.

Qui, essendo all’ingresso di una chiesa: di procedere verso l’altare e Dio!!

 

 

Il Fiore dell’Apocalisse

 

Si, è vero c’è anche il Fiore dell’Apocalisse, sì, ma (per richiamare tutta la polemica contro la faciloneria magica e visionaria!) non quello alchemico dei Quattro Elementi (Fuoco, Terra; Acqua, Aria), ma dell’Apocalisse giovannea (Uomo Aquila, Toro e Leone ) che poi guarda un po’! sono dappertutto in questa preziosa chiesa montana!

Ma perché mai, prelati, vescovi cattolici, maestranze cristiane avrebbero nascosto simboli pagani o alchemici? Per distruggersi e suicidarsi? Dopo aver distrutto i simboli, pagani, etruschi, esoterici per tutte le campagne dell’Etruria, d’Italia e d’Europa, per secoli??! Dopo aver strettamente ridotto tutta la Cristianità sotto strettissimo controllo religioso, e aver accumulato tanto potere da costruire tantissime e ricchissime chiese (non per fede, ma per controllare strettissimamente genti e territorio!) ora nasconderebbero, anzi scolpirebbero palesemente simboli esotericvi e nemici acerrimi del Cristianesimo nei loro templi, forse dopo aver accumulato con la trasmutazione alchemica tanto oro per costruire una chiese che oggi né Curia, né Comune né Provincia di Lucca ma neanche la Regione Toscana avrebbero i soldi e la competenza tecnico-artistica per ricostruirne interamente una parete??!!

 

Semplicemente, i Longobardi, come Leonardo, erano appassionati, ossessionati dai “nodi” che qui punteggiano tutta la chiesa! E questo emblema è più correttamente ascrivibile alla categoria dei “nodi”, e pertanto potremmo anche chiamarlo: “Nodo dell’Apocalisse“.

A conferma di tale scelta, si pone la similarità con alcune figure ben note ed utilizzate in ambito araldico che sono designate con questo nome, come il “nodo Bowen” o il “nodo Lacy”. E quindi, potremmo descrivere questo simbolo come un Nodo di San Giovanni(l’equivalente simbolico del nodo Bowen) con i cappi di forma ogivale anziché circolare, come i petali di un fiore, circondato da una coppia di anelli concentrici (o anche uno solo, a seconda dei casi).»

Un simbolo ricorrente in tutte le architetture altomedievali, ma di origine longobarda e germanica. Che ritorna ossessivamente

San Giovanni fu oggetto di un partcolare culto da parte dei Longobardi, perché in un sincretismo di cui erano maestri i Romani, essi fusero il loro atavico “ritorno alla vita” con l’eterna ricerca della Primavera che li spingeva, dopo aver attraversato tutta l’Asia, prima in direzione del Sole e poi in direzione contraria, per seguirlo, fino in Scandinavia, forse per vederne la morte! Ora verso il Sud mediterraneo. E qui, tutti questi “nodi” di vita e della vita, si legavano al santo del Battesimo: il sacramento della rinascita, dopo il Peccato: tema anche della facciata di questa pieve!

Ed ecco che i nodi pagani e nordici si legano al cristiano ed ebraico battesimo, (Il simbolo è utilizzato anche nel misticismo della Cabala)in quanto rappresentano entrambe la ciclicità della vita.

E questi nodi, forse i “giri” e le circonvoluzioni dell’Aurora Boreale! passati a simboli magico-.protettivi scandinavo si ritroviamo anche in epoca vichinga ma la loro unica origine è in epoche assai più remote come nell’età del bronzo nordica.

 

(naturalmente: continua!)

 

Un saluto avvolgente come un “nodo” o inteccio usatissimi anche da Leonardo, specie nei soffitti del Castello Sforzesco a Milano!!

 

 

Vostro,

Daniele Vanni

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