Leggiamo sul quotidiano La Nazione che un consigliere comunale di Seravezza, a margine di una sua analisi politica del tutto legittima, coinvolge l’Associazione Cibart nel dibattito politico, dove non ha alcuna ragione di essere inserita, tantomeno da terze parti.

A questo proposito, teniamo a sottolineare che la collaborazione tra Cibart e il comune di Seravezza, è estranea ai concetti di maggioranze e schieramenti politici, si fonda ormai da anni su un rapporto di collaborazione costruttiva e i risultati crediamo siano sotto gli occhi di tutti.

Detto questo, ci preme ricordare al consigliere comunale, il quale invita Sindaco e Assessore a “rimodulare” l’edizione 2020, che la nostra Associazione ha con largo anticipo ufficializzato la cancellazione dell’evento, a mezzo stampa e tramite social media, dando appuntamento al 2021, con l’augurio rivolto a tutti di poter superare al meglio il periodo di emergenza causato dal Covid 19.

Normale che anche Cibart venisse citata dall’assessore, crediamo a malincuore, alla stregua dei tanti altri eventi che non ci accompagneranno quest’estate.
Forse al consigliere non sono note le difficoltà organizzative che si celano dietro un evento, di respiro internazionale, come Cibart e per questo avremmo quindi apprezzato che si evitasse l’uso inappropriato della manifestazione, in un contesto che non gli appartiene, come quello di una critica mossa per fini di politica locale.
L’impegno di Cibart, come quello di tante altre realtà dell’associazionismo, di cui fortunatamente è ricco il nostro territorio, è stato e sarà sempre del tutto gratuito e votato all’esclusivo interesse della comunità.

Siamo perfettamente consapevoli del vuoto creato dalla scelta, purtroppo inevitabile, di rimandare tutto, sappiamo che ciò significa rinunciare anche ad un meritato ritorno d’immagine del capoluogo e ad un gradito slancio al tessuto commerciale.
Quest’anno il Festival Cibart non ci sarà e, oggi, vedersi tirare in ballo per logiche lontane anni luce dal nostro modo di pensare e di agire, con terze persone impegnate a disquisire su cosa si dovrebbe fare di noi, lascia l’amaro in bocca e rende tutto ancora molto più difficile.

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