Valdinievole, crolla il Comune più rosso d’Italia: fu preso a esempio da Berlinguer

di Martina Trivigno

Nel 1980 il Partito comunista stravinse con il 75,14% dei voti a Lamporecchio. Ora anche nel paese del Montalbano c’è stato il sorpassone del centrodestra

27 settembre 2022


LAMPORECCHIO. Crolla il “fortino” più rosso d’Italia. Il Comune che fece scuola in Italia, preso a esempio dall’allora segretario del Partito comunista, Enrico Berlinguer.

No, Lamporecchio non è più il Comune più rosso dello Stivale, “espugnato” dal centrodestra. Con Fratelli d’Italia che, anche qui, ha superato il Pd. Un risultato netto – sia alla Camera che al Senato – che ora deve far riflettere. Soprattutto in vista delle elezioni amministrative del 2024 quando i cittadini di Lamporecchio saranno chiamati di nuovo alle urne per eleggere il nuovo sindaco che prenderà il posto di Alessio Torrigiani (già al suo secondo mandato come primo cittadino) , espressione del Partito democratico, ora guidato dal segretario Stefano Galimberti. L’esito di queste elezioni – che hanno visto anche il tracollo del Movimento 5 Stelle, passato dal 22,59% del 2018 al 9,64% di domenica – dovrà essere analizzato a fondo per comprendere il motivo di una svolta, molto lontana dal solco della tradizione politica in cui Lamporecchio si è sempre mosso. Lo narra la storia: era il 26 aprile 1981 quando l’allora segretario del Pci Berlinguer arrivò nel paese alle pendici del Montalbano. Quel giorno cadeva una pioggia battente, ma ai lamporecchiani non importava: erano circa in 9mila, in piazza Berni, per dare il benvenuto al segretario.

Nel 1980 infatti, in seguito alle elezioni amministrative, Lamporecchio meritò l’appellativo di “Comune più rosso d’Italia”: il Partito comunista ottenne il 75,14% dei voti, la percentuale più alta a livello nazionale. E Berlinguer, l’anno successivo, come ringraziamento per il risultato ottenuto, si recò proprio a Lamporecchio. Le cronache narrano che una volta salito sul palco, il segretario del Pci disse: «Sono venuto qui per imparare da voi, non a insegnarvi».

Accadeva circa quarant’anni fa, ma ora è tutto cambiato. Lo dimostra la vittoria decisiva della coalizione di centrodestra che alla Camera ottiene il 40,44% dei voti contro il 38,52% raggiunto dal centrosinistra: alle politiche del 4 marzo 2018, il Pd da solo sfondò la soglia del 32%. Stessa storia al Senato: la partita delle elezioni si è conclusa con un vantaggio del centrodestra pari a tre punti percentuali sul centrosinistra. Ma c’è da considerare anche un altro aspetto: il “grande salto” che Fratelli d’Italia è riuscita a fare in poco più di tre anni, sulla scia del successo nazionale guidato da Giorgia Meloni. Nel 2018, FdI conquistò alla Camera soltanto il 2,7% dei consensi, quest’anno, invece, quella percentuale è cresciuta fino al 25,29%. Anche al Senato Fratelli d’Italia ha portato a casa il 24,95% rispetto al 2,49% del 2018. La débâcle ha iniziato a profilarsi abbastanza presto, durante lo spoglio delle schede. Sguardo attento e spilla del Pd appuntata sul petto, passi frettolosi che si rincorrono lungo i corridoi della scuola primaria “Giovanni Dei”. Ma, alla fine, il risultato finale non ha lasciato spazio ai dubbi, tra volti scuri e facce tese. Il grande sorpasso è evidente, soprattutto in un paese che da sempre conserva una tradizione di centrosinistra. Non questa volta con un dato netto e inequivocabile, ma pure tanto lontano da quegli anni in cui Lamporecchio era considerato il paese più rosso d’Italia. La segreteria locale del Pd, ora, deve mettersi al lavoro per riacquistare i consensi persi e, soprattutto, costruire delle solide basi in vista delle prossime amministrative. Quella sarà, infatti, la partita più importante e, adesso, neppure così scontata.

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