Abbiamo appreso della delicata situazione che si è creata nella comunità di Villa Collemandina, il parroco “vorrebbe” snaturare l’antico altare del Civitali, spostandolo in avanti trasformandolo nell’altare moderno per la celebrazione  rivolta verso i fedeli, inutile scrivere quanto questa idea si più una follia che una modifica migliorativa, a rendere la situazione più delicata c’è l’età del parroco   Mons. Giuseppe Dini che ha abbondantemente superato gli 80,  forse sarebbe il caso e quanto mai necessario l’intervento del Vescovo Italo Castellani, chiarendo con tutta la comunità quale sia la posizione della curia in questa annosa vicenda.

Chi scrive è certo che si tratta di una “fissa” del parroco, che già per lo stesso motivo (più o meno) qualche decennio fa creò una rottura drastica con la comunità di Pianacci, da allora non è più parroco di Pianacci, ci auguriamo inoltre che dall’alto possono giungere consigli e suggerimenti dettati dal BUON SENSO. . .

Ecco cosa scrivino, chi si oppone a questa assurda idea: La vicenda dell’altare della chiesa dei SS. Sisto e Margherita di Villa Collemandina sembrava essersi conclusa quindici anni fa, quando la Sovrintendenza per i Beni Ambientali, Storici e Artistici aveva definitivamente bocciato come peggiorativo il progetto del parroco di staccare l’antico altare in marmo dall’impianto originario per spostarlo in avanti.
Eppure non è stato così!
Al termine della Messa di domenica 16 agosto il parroco ha annunciato che le funzioni religiose avrebbero potuto subire variazioni di orario in quanto, entro pochi giorni, sarebbero iniziati i lavori di intervento sull’altare. È stato in questo modo, camuffata da ordinaria informazione di servizio, che la comunità ha scoperto che il progetto non era mai stato abbandonato. Anzi, ottenuto inaspettatamente e frettolosamente il via libera da parte della stessa Sovrintendenza che solo quindici anni prima lo aveva negato, stava quasi per trasformarsi in realtà.
Il piano di rifacimento prevede la destrutturazione dell’area presbiteriale, composta dalla mensa eucaristica in marmi policromi del XVIII secolo inserita in una pregiata opera lignea risalente al XVI secolo e attribuita al Civitali. L’altare verrebbe rimosso dalla sua posizione attuale per essere trasferito qualche metro più avanti, al di sopra di una pedana costruita ex novo che andrebbe a coprire l’antico pavimento a scacchiera, offrendo un miscuglio di antico-moderno di incerto risultato. Nella cavità che verrebbe a crearsi al posto dell’altare, al di sotto del trittico, il parroco vorrebbe collocare una pala in legno estranea alla composizione e appartenente ad un periodo successivo.
Non è la prima volta che la comunità subisce decisioni prese dal parroco in totale autonomia, senza un confronto con il consiglio pastorale ed ignorando il parere dei parrocchiani. Nella stessa chiesa, in questi ultimi anni, sostanziali trasformazioni hanno interessato la balaustra, il fonte battesimale e due altari in legno (tutti eliminati).
Ma questa volta è intervenuto anche il Comune di Villa Collemandina, che ha imposto una sospensiva in attesa di un chiarimento tecnico.
La vicenda lascia aperti molti interrogativi: resta ancora da comprendere la contraddittorietà delle valutazioni espresse dalla Sovrintendenza, così come l’indifferenza finora mostrata dalla Curia che, rimettendosi alle decisioni prese da altri, ha, di fatto, lasciato sola la comunità di Villa Collemandina. Ma quelli che restano oscuri sono soprattutto i perché di questa inamovibile risoluzione, che non è né un restauro né un miglioramento ma solo una modifica di dubbio gusto. Una parte dei parrocchiani, riunitasi mercoledì 19 sera in assemblea, ha confermato la disponibilità a sostenere la spesa per un nuovo altare fisso, lasciando inalterato quello antico, piuttosto che insistere con caparbietà nel portare avanti una battaglia contro la comunità della quale, francamente, non si capisce il motivo.

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