L’ alpeggio dimenticato e l’esodo dalla montagna….di Anna Guidi

Grazie a Michele sono tornata alla Croce. Le sue indicazioni, precise e perfette, mi hanno indicato la via: spalle alla Fornace e giù a dritto per una decina di minuti. Michele è giovane ma conosce i luoghi. Enumera con destrezza i canali che si attraversano percorrendo il sentiero che muove dal Cavalletto verso Cervaiole. Pertanto sul mezzogiorno, arrivata alla Fornace, col vestito di cotone e i calzoni a pinocchietto di Vittoria (il guardaroba che ho a Castello è esiguo), mi butto senza esitazioni nel felciaio che si distende sotto strada. Poco dopo le felci gigantesche cedono il passo a una selva a intricata e in automatico recito Dante attualizzandolo: nel doppio mezzo del cammino di mia vita, mi ritrovai in una selva oscura…
La Sfida che, a detta di mi conosce, è la mia cifra, mi induce a proseguire senza indugio. Zig zago fra scepaloni e alberi frondosi, fra tronchi divelti e stroncati, distesi a terra a formare barriere. Scendo a bratto, trattenuta dai rovi che si impigliano nei capelli e intricano i malleoli: Ermione, aiutami!
Gabriele distraimi con i tuoi versi!
Madonna della Scepa proteggimi!
Infine ecco la radura dove si distende l’agognato alpeggio: un mare di felci arrostite da cui sbucano tre case e mozziconi di ruderi. Cancellate le vie, sommerse le piane, abraso l’invaso da cui attingere in caso di incendi.
Il degrado del luogo mi fa male. Il ricordo di come era la Croce si congela in una cartolina antica, in un “c’era una volta” nostalgico e impossibile.
Un saluto triste alla Croce e riprendo a salire. Mi perdo un paio di volte fra il ginepraio di piante e rovi prima di tornar a veder le stelle, cioè la Fornace. Imbocco subito il sentiero del ritorno rimuginando su questa escursione tanto desiderata e altrettanto amara.
La natura cancella la storia umana, si riprende trionfante gli spazi, azzera l’antropizzazione.
Ma è la storia umana a dare il via al processo.
La Croce è entrata in coma per più motivi: l’esodo dalla montagna, la carrozzabile, le comodità, la globalizzazione, la possibilità di studiare per i giovani e di lavorare in ufficio…
Qui è mancato anche il tassello, che si è realizzato a Stazzema negli anni Settanta, di riconvertire l’alpeggio in luogo del tempo libero.
Qui manca la vocazione alle passeggiate, alle escursioni, l’incanto delle vette conquistate. Forse anche perché alcune scapitozzate e vietate. Forse per altro che non riesco adesso a mettere a fuoco.
È un tema da sviscerare. Il turismo ambientale di qualità è una risorsa da mettere a profitto.
La riconversione economica è un imperativo. Azzano è già da decenni metà di turismo culturale di stampo prevalentemente tedesco: scultori e steineriani e qualche privato al seguito.
Ma non c’è stato il decollo che fa la differenza.
E in questo decollo auspicato un ruolo fondamentale va ai comunelli, alle terre di uso civico che non devono essere sottratte ai nativi.
Ridicolo che, per spingere al contrario, si dica che la legge imporrebbe il ritorno delle capre.
La legge è figlia dei tempi.
La Fornero, tanto per fare un esempio, mi ha tenuta in cattedra 5 anni in più di quanto prevedesse la normativa fino al di lei sciagurato avvento ministeriale improntato alla logica del contenimento e del risparmio, a comciate dagli statali.

La legge risponde alla logica del presente, digerendolo attraverso procedure e filtri. Ma risponde, eccome se risponde. La legge non è adamantina e intoccabile.
Basta col ricatto delle capre.
Basta col dispensare pillole di menzogna.
Basta col difendere gli interessi di un singolo.

E basta, per me, col pensiero a questa lotta che mi assorbe.

Il pensiero si posa altrove mentre scendo e di passo in passo lo scenario della marina si rimpicciolisce e scompare. Il pensiero va a Ranocchiaia, recuperata e bella, luogo del cuore e microcomunita’ di intenti. Mi riprendo e tuttavia mi chiedo se, quando non salirò più ad averne cura e non saliranno più il Padreterno e Giovanni, non farà la fine della Croce, nonostante il tassello della transizione che non l’ha fatta soccombere fino ad ora.
Mi chiedo e mi appello alle figlie e alla schiera di nipoti….

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