LA TROTA DELLA GARFAGNANA  CON LA BIETA

 


nei torrenti della Garfagnana vivono trote Fario e anche anguille, potrei raccontare aneddoti di ragazzo quando avevamo fatto con una dinamo “Radius” e una ruota di carrozzina un sistema per dare una scarica di corrente in acqua che stordiva il pesce e noi lo catturavamo con le mani.


Sempre con le mani quando ci accorgevamo che in un tratto di torrente c’era una trota, con dei sassi chiudevamo le via di fuga a monte e a valle, poi stava alla nostra abilita e velocita catturarle.
Poi ci sono sistemi che usavano i pescatori di frodo, la varichina, il mallo delle noci pestato, la calce ma questi sono metodi da condannare più dei nostri perché sono anche inquinanti.
Confessate le marachelle di sessanta anni fà ecco la ricetta.


Un piccolo trito di aglioe prezzemolo messo in un pò di olio e si fà insaporire per pochi secondi a fuoco basso, si aggiunge del pomodoro maturo spappolato con le mani, un paio di pomodori bastano ma se vi piace più rosso il sugo potete metterne ancora, il gusto varia di poco.


Si cuoce per un quarto d’ora, si aggiunge la bietola tagliata a striscioline, senza la costa centrale che quella è buona fritta passata nella pastella, si incoperhia e si lascia cuocere qualche minuto, poi si aggiungono le trote (di porzione circa 200 gr) o i filetti, sale e pepe, pochi minuti di cottura scoperta, il sugo si ritira ed è tutto pronto.
Con questa ricetta è ottimo anche il baccalà e lo stoccafisso.

FONTE EZIO LUCCHESI

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