LA TRANSUMANZA DALLA GARFAGNANA

Partivano a fine settembre per poi ritornare a primavera, a maggio, a piedi lungo il Serchio fino al pisano, al livornese e alcuni fino alla Maremma Grossetana, per andare nel pisano occorrevano tre o quattro giorni di cammino.
Si fermavano per riposarsi sempre nei soliti posti, presso agricoltori che nel tempo erano diventati amici, scambiavano un sacchetto di fagioli secchi, una ricottina stagionata, l’osso “conditoio” per fare il minestrone, per un piatto caldo di minestra.
Fino dall’epoca più remota i territori di Giuncugnano, Piazza al Serchio, San Romano, Vagli e Fosciandora erano le mete principali degli alpeggi dove piccoli nuclei, quasi dei paesini, si ripopolavano col venire dell’estate.
Così nacquero Capanne di San Romano, di Caprignana, i Casini di Corte all’Orecchiella, l’Alpe di Sassorosso e Campocatino che tutt’oggi, seppur restaurato a case di villeggiatura, rimane con le caratteristiche di quei tempi.
Il percorso della transumanza era lungo, scendevano a valle dall’Alpe per fermarsi alla prima tappa a Pieve Fosciana, poi salivano fino a Monteperpoli e in questi due posti e nelle zone vicine pernottavano la prima sera.
All’alba ripartivano scendendo verso Gallicano, seguendo poi la riva destra del Serchio, poi Turritecava fino a Borgo a Mozzano e a volte anche Diecimo per passare la seconda notte.
Avevano camminato tutto il giorno e nuovamente all’alba ripartivano, alcuni preferivano passare sull’altra sponda del fiume, altri invece proseguivano verso il Morianese, la prossima tappa sarà Porcari per poi proseguire nel pisano.
C’era poi chi proseguiva per le zone del livornese e anche del grossetano ed erano ancora giorni di cammino che poi veniva ancora percorso nella prima primavera.
Poi con l’avvento della modernità le greggi venivano caricate sui camion per una transumanza a quattro ruote, meno faticosa ma sempre faticosa perché lassù all’Alpe sei sempre da solo a combattere col trascorrere della giornata, a difendere il gregge dai temporali improvvisi e giornalieri, dall’attacco dei lupi.
FONTE EZIO LUCCHESI

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