Nell’antica Roma, il ritorno e la solenne processione che terminava con la salita al Campidoglio del vincitore di un popolo di una battaglia, era segnata dal getto continuo di fiori! Il condottiero, con in mano l’alloro e nell’altra lo scettro d’avorio, proseguiva sul cocchio della Vittoria, mentre la gente stendeva mantelli, coperte al suo passaggio e gettava fiori al suo indirizzo e sulla strada. Seguivano tutti i familiari. Poi gli sconfitti, con in testa il capo o il re che anticamente veniva decapitato proprio durante la processione, mentre i vinti, ridotti in schiavi che non potevano salire al Campidoglio, venivano chiusi nel vicino carcere Mamertino, dove saranno rinchiusi anche Pietro e Paolo.

Del resto, i mantelli e fiori e soprattutto palme, erano state agitate, come per un vincitore, anche per l’ingresso di Gesù a Gerusalemme: appena una settimana prima della sua Crocifissione.

In Europa, non avendo palme, l’ulivo nel Medioevo prese il posto dei rami della pianta mediorientale. E da qui la benedizione dell’ulivo, che viene portato nelle case e in passato, un ramo immerso in acqua benedetta, durante la Messa pasquale, era usato dal capofamiglia, per dare la benedizione e dare inizio al pranzo pasquale.

La riscoperta “moderna” dell’uso dei fiori, per Colui che ha vinto morendo sulla croce e si è trasformato in carne e sangue nell’Ostia (vedi articolo Corpus Domini, nella rubrica Santo del giorno di oggi) riparte proprio da Roma!

Nel Barocco, a metà ‘600, si prese ad utilizzare i fiori, prima per cospargere tratti di strada da percorrere processionalmente, poi a fare vere e proprie composizioni e “quadri” artistici, come fanno i pittori di strada, i cosiddetti Madonnari, che avevano iniziato la loro arte, forse un secolo prima dell’inizio delle Infiorate romane.

 

Questa tradizione, negli ultimi anni ha ripreso vigore e forza. Al di là dei centri che avevano mantenuto questa tradizione (senza far torto a nessuno, citiamo solo Camaiore e Fucecchio) sono davvero in molti che hanno preparato per settimane e mesi, perché questa arte richiede un lungo lavoro preparatorio e di allestimento, i centri che si sono cimentati in questa prova religiosa, di fede, ma anche di socialità.

Fra questi abbiamo scelto di seguire i lavori per l’Infiorata di Colle di Compito, che da circa 25 anni ha ripreso l’allestimento. Sono circa una ventina di abitanti e parrocchiani che si gestiscono da soli: perché anche qui come in molte altre parrocchie, non c’è più un prete fisso, ma un sacerdote “part-time”.

Quelli di Colle di Compito, nella grande Chiesa dedicata alla Madonna non si sono persi d’animo ed anzi quest’anno hanno fatto le cose in grande! Addirittura scegliendo l’impegnativa ricostruzione della celeberrima Ultima Cena di Leonardo, che si trova a Milano. In sere e sere (e notti!) per alcun anche interi giorni, con segatura e tempere, ma anche vero pane, e bussolo e scorza di pino marittimo, hanno ricostruito, praticamente in dimensioni reali il grande quadro che il Da Vinci fece con non poco sforzo per i frati meneghini.

I più giovani si sono impegnati con vinavil, ancora segatura colorata e chicchi di caffè a ricostruire interi passi evangelici.

Il tuto per una splendida processione ed esposizione che nella giornata del Corpus Domini (domenica 7 giugno) occuperà oltre la chiesa anche la scalinata e la bella, solitaria e caratteristica piazzetta di Colle che sarà in quelle ore stracolma di gente!

 

 

 

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