La tela dell’inverno.

 


Ancora fin verso la seconda guerra mondiale, in quasi tutte le case coloniche romagnole si praticava la tessitura a telaio manuale, un’attività esclusivamente femminile, nella quale le donne mostravano la loro abilità e fantasia tessendo per la famiglia coperte, tela per biancheria e per camicie e vestiti .


Da gennaio a marzo le donne erano costantemente impegnate al telaio. Nel 1900, secondo i dati raccolti dal Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio del tempo, eran

o attivi nella provincia di Forlì ben 6641 telai manuali casalinghi.


Quanto alle materie prime impiegate, lino e canapa erano quelle più usate, soprattutto la canapa, coltivata in tutti i poderi mezzadrili della Romagna ,che da sola alimentava il lavoro di migliaia di telai.


Il telaio era costruito dal ” marangòun” il falegname di fiducia, era smontabile, e veniva sistemato in una stanza a piano terra, ben fermo e possibilmente ben orientato nella luce. Col telaio manuale si otteneva una tela di una determinata larghezza , dai 60 agli 80 cm.,mentre la lunghezza praticamente non aveva limiti,anche se i “Torselli”, i rotoli tessuti , misuravano di solito dai 20 ai 40 metri.
Per ottenere i lenzuoli si dovevano cucire i teli appaiati con un punto spina piatto fittissimo e molto resistente.

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