«Un’altra strage, un altro eccidio nazifascista, che vide come vittime diversi ecclesiastici, una peculiarità dei nostri territori se pensiamo che – solo la chiesa lucchese – patì in quel periodo la perdita di ben 29 religiosi. Un numero altissimo, soprattutto rapportato al resto della Toscana, un numero che fa capire l’impegno della Chiesa di Lucca e l’impegno dei Certosini nella resistenza civile contro il fascismo ed il nazismo».
Lo ha detto il vicepresidente della Provincia, Nicola Conti, nel suo intervento, questa mattina, alla Certosa di Farneta, in memoria dell’eccidio del 1944, dove ha rappresentato la Provincia di Lucca.
«Proprio la resistenza civile è stato un tratto distintivo dei nostri territori, una resistenza silenziosa ma decisiva, una resistenza che è stata possibile grazie a fitte reti di collaborazioni tra gruppi, donne e uomini con storie e culture diverse, ma accomunati tutti dallo stesso ideale: quello della libertà, del rifiuto della sopraffazione. Un ideale che permise a centinaia e centinaia di donne e uomini di essere salvati, accolti, protetti».
Conti ha ricordato anche un’altra figura lucchese, molto importante per il suo ruolo che ha avuto nella lotta contro i nazi-fascisti nell’estate del 1944, il dottor Guglielmo Lippi Francesconi, «Direttore del Manicomio di Maggiano – ha ricordato Conti –, uomo poliedrico (fu lui a realizzare il primo manifesto del Carnevale di Viareggio del 1925), pieno di interessi, da questa Certosa, nel settembre di 78 anni fa, fu prelevato e successivamente fucilato dai nazisti vicino a Massa. Una grande personalità la sua che si oppose al regime fascista anche per preservare la dignità dei suoi pazienti. Fatti come questo devono essere necessariamente conosciuti e poi condivisi dall’intera comunità. Se una comunità sente come proprie le figure dei tanti che in quegli anni si opposero alla sopraffazione, allora credo che quella comunità possa crescere e diventare più forte, più accogliente, più “bella”. E’ importante, perché oggi, molte, troppe volte, ascoltiamo pensieri che sembrano mirare ad una identità escludente, che esclude il “diverso”, il “deviato”. E noi dobbiamo impedire che questo avvenga, perché la nostra storia ci insegna che non è così che si affrontano le sfide che il futuro ci pone. La storia ci insegna che una società che tende a chiudersi su sé stessa può essere molto pericolosa».
E conclude ricordando che in quegli anni furono molti a dare un contributo fondamentale alla nascita della nostra Repubblica. «Qui stanno le fondamenta della nostra cultura, delle nostre libertà. Non dimentichiamolo e non dimentichiamo il sacrificio dei tanti che credettero nel sogno di un Paese nuovo, libero, moderno, accogliente, antifascista. Sta a noi non deluderli, soprattutto in un momento storico come questo, carico di tensioni internazionali che sembrano aver riportato l’Europa indietro di molti anni».

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