Joseph Hubertus Pilates era… un europeo. Precisamente: suo padre era un ginnasta di origini greche, vincitore anche di diversi premi e sua madre una naturopata di origini tedesche. Ci sarebbe da augurarsi che dagli incontri di Varufakis e la Merkel, nascesse qualcosa di rivoluzionario e positivo come nel caso di Pilates!|

Nato nei pressi di Dusseldorf, nel 1883, i suoi coetani lo prendevano in gro: un po’ per il nome, che originariamente era “Pilatu” ed erano facili i giochi con il prefetto della Giudea che se ne lavò le mani. Un po’ per il suo fisico gracile, che non aveva preso quello del padre e che portava spesso Joseph a starsene a letto o in casa, con crisi d’asma, febbri reumatiche, che lo avevano reso un bimbo “rachitico”!

Ma lui non se ne lavò le mani! Fantasia greca, inventiva e volontà tedesca, voglia di contrastare la sorte che gli aveva assegnato salute cagionevole, lo spinsero ad interessarsi di medicina, di alcune tecniche orientali di rilassamento e concentrazione, ma anche a praticare numerosi sport (sci, boxe, ginnastica, body building, subacquea). Si dedicò allo studio dell’anatomia umana, servendosi di un libro regalatogli da un medico di famiglia e contemporaneamente osservava e studiava i movimenti degli animali. Tutto ciò portò Joseph Pilates, intorno ai 14 anni, ad avere un fisico sano ed armonico. Tanto da posare come modello per le raffigurazioni di tavole anatomiche! Quelle che aveva visto sul suo primo libro di medicina!

 

x54c617d5f75d01d374256599.pagespeed.ic.f53dFDCcIT

Pilates in persona che prova i suoi attrezzi!

Nel 1912, l’anno del Titanic, Pilates decise di trasfersi in Inghilterra. Eclettico come sempre, lavorò come pugile, nei circhi e come allenatore per la difesa personale dei detectives inglesi.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Joseph Pilates, a causa della sua nazionalità, venne internato per un anno nel Lancaster, assieme ad altri connazionali. Durante questo periodo non si perse d’animo ed organizzò l’allenamento proprio e dei suoi compagni di prigionia, raffinando in tal modo i suoi principi sulla salute e sul Body Building.

Quando nel ’18, la Spagnola fece molte più vittime della guera: si dice 50 milioni, lui ebbe modo di vantarsi che nessuno di coloro che si erano sottoposti al suo training fisico, avesse contratto l’influenza assassina.

 

Più tardi, Pilates venne trasferito sull’isola di Man, dove si ritrovò, non con connazionali che erano stati in prigionia, ma non in battaglia. Qui vedeva soldati menomati dalle trincee e dagli assalti alla baionetta, costretti all’immobilità e bisognosi di terapie riabilitative. Fu in questa occasione che Joseph Pilates cominciò a costruire macchinari e attrezzature che potessero aiutare queste persone. Utilizzo i letti e le molle delle reti…i legni di cui disponeva l’ospedale, modificandoli con un amico falegname…Attrezzature di una semplicità e modernità sconcertante, tanto che dopo un secolo si usano pressochè immutati!

 

 

foto 1-3

Oggi modernissime molle hanno sostituito quelle dei letti di ospedale dell’Isola di Man Pilates Lucca

_PIL6743LR

I lettini al Centro Pilates Lucca

 

 

foto 2-3

 

Dopo poco, siamo ancora negli anni ’20, decise di tornare in patria, quasi avesse un appuntamento con la Storia! Infatti, lo aspettava il grande connubio fra le sue tecniche, i suoi esercizi e la Danza! In Germania, fece uno degli incontri che decisero ancora una volta la sua vita: quello con il grande coreografo e studioso del “movimento” Rudolf Laban, danzatore, coreografo, ma soprattutto un teorico della danza moderna da un lato, della danzaterapia dal’altra, percependo la danza come forma primaria e privilegiata dell’espressione umana, per Laban comprendere il movimento significava comprendere se stessi. Questo meraviglioso incontro, segno il futuro del binomio fondamentale tra Danza e Pilates: e a tutt’oggi non c’è ballerino al mondo che non pratichi il Pilates!

Nel frattempo, per tirare avanti, Joseph Pilates lavorava come istruttore delle reclute del corpo di Polizia, ma nel 1926, decise di attraversare l’Atlantico che aveva inghiottito il Titanic e di trasferirsi in America.

Per lui, la traversata non fu davvero fermata dal ghiaccio! In nave conobbe Clara, la donna che divenne sua moglie e con la quale aperse uno studio a New York. Non a caso, proprio accanto alla sede del New York City Ballet! E fu subito un accorrere di atleti, ballerini, attori…

Joseph Pilates aveva raggiunto il successo e poteva dedicarsi a codificare la sua tecnica.

La prima parte era incentrata esclusivamente sul Mat Work, ovvero una serie di esercizi eseguiti a corpo libero su di un materassino (“mat“).

Questo programma venne codificato in un libro chiamato Contrology, nome originario che lui stesso coniò per la sua tecnica.

La seconda riguardava i suoi particolari attrezzi.

Dall’uso dei lettini e delle molle dell’Isola di Man, nacque l’ Universal Reformer, l’attrezzo che a tutt’oggi è parte centrale del metodo Pilates.

E poi il Cadillac, che prendeva il nome delle celebri macchine che al loro volta mutuavano il nome dal nobile francese fondatore di Detroit, la città delle auto!

Lo Spine Corrector, l’ Arc Barrel, la palla, Ladder Barrel (che in italiano si potrebbe dire: un barile più una scala!) la “sedia” Combo, il Trapeze, forse muutuato dagli anni nei circhi…: tutti incentrati sul nucleo del Metodo (ma forse è riduttivo, definirlo: metodo) la Disciplina ( cioè il complesso delle norme volte ad assicurare il buon funzionamento e la regolarità di un organismo, in questo caso il nostro corpo!) Pilates, che è la postura!

 

 

_PIL6715LR

 

 

 

foto 4-4

Con una serie infinita di esercizi e d’interventi focalizzata su tutti i muscoli,(anche quelli della respirazione!) ma in modo elettivo quelli della schiena che sono il baricentro di un corpo bilanciato e armonico.

 Quando nel 1967 morì, lui stesso, il suo studio, la sua Disciplina, erano diventati ormai una istituzione.

 

Leggi anche:

https://www.verdeazzurronotizie.it/finalmente-lucca-ha-un-centro-pilates/

 

Share