La preparazione della canapa… in garfagnana


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Ce ne voleva di lavoro per ottenere un sottile filo di canapa dalla fibra di un tronco di due- tre metri di altezza.
La canapa, dopo essere stata macerata e seccata al sole, una manciata alla volta si passava sotto la gramola per frantumare gli steli: occorreva insistere nella cardatura abbastanza a lungo. Successivamente si passava la fibra su dei grossi pettini in modo da liberarla completamente da residui legnosi ed allo stesso tempo affinarla. Le fibre così ottenute erano filate con la rocca ed il fuso dalla donne più anziane di casa….trasportoi della canapa20621192_10154871321936814_6058618986981142221_n-1728x800_c

la Garfagnana e la Valle del Serchio in genere. Questa coltivazione era una voce importantissima nell’economia contadina nostrale già nel XV secolo, tant’è che in Garfagnana si diceva che la canapa era come il maiale, non si butta via niente, ogni sua parte infatti veniva utilizzata e questo fino agli anni ’50, quando poi rapidamente la canapa è sparita dalle nostre campagne “grazie” alla concorrenza del cotone e di altre fibre meno costose, l’invenzione poi delle fibre artificiali decretò il “de profundis” di questa produzione che richiedeva un enorme impiego di forza lavoro e un notevole tribolo. Ancora oggi però, c’è chi si ricorda di questi immani fatiche che servivano comunque a soddisfare le necessità della famiglia e l’allegro amico Giuseppe (quasi novant’anni, portati egregiamente) originario di Castelnuovo ed emigrato poi in Inghilterra, ricorda fase per fase tutta la lavorazione di questa pianta. I ricordi che affiorano alla mente di Giuseppe sono particolareggiati e pensare che sono passati circa settant’anni dall’ultima volta che a messo mano su questo arbusto:

 

 

 

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