Poesie dialettali garfagnine
LA POLENTA DI NECCIO (polenta di farina di castagne)
di Vittorio Pieroni
Ci vole la farina macinata
cun la macina adatta, un en misteri;
ni va’ approntata qualche palettata
ben setacciata in cimo al su’ tajeri.
Calcola, d’acqua, una ramina a testa,
un brancatin di sale, in un paiolo
di rame che sii lustro per la festa.
Va’ ispenta e gira per un verso solo!
Fa’ pogo foco, o pia d’affumicato!
Isbatacchiela ben per mezz’oretta!
Baltela sul tajeri, infarinato,
e lassela posà, senno’ un s’affetta.
Mette man a un cavicchio bello mondo,
cumincia, giro giro, ad affettalla
fin che il tombolo un rivi sin’in fondo.
Adesso nun ti resta che mangialla.
Cun che! Mi dirai te? Cun una mana?
Ma nun esse cojon. C’en tante cose
Bone a mangiacci, e di ropa nostrana,
e tutte saporite e sostanziose:
ossi, biroldo, coppa, la spalletta,
ricotta, latte, aringa,coteghin,
fegatelli, frittata di pamcetta…
e … un ti scorda’, di becci il nostratin.
Le fette che t’avvanzin, tenle li’!
La sera, o il giorno doppo, hai da sape’
Ch’enno speciale, se le fai rusti’
Sopra le brage stese nel treppie’.
fonte ivo poli

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