Poeti dialettali garfagnini
Vittorio Pieroni
Tempo di castagne e farina di necc io. Invitare ad una spolentata con gli ossi, un amico che non conosce l’azzardato accoppiamento della dolce polenta con il salato e grasso maiale, è una scommessa … ma sempre vincente.
POLENTA DI NECCIO E OSSI
Se devi sdebittatti cun qualcun
e un trovi ‘l verso di podello fa’ …
Io te l’insegno, ma nun lo di’ a nessun!
Donque: invitel’un giorno a desinà;
Appronta un quanti ossi di porcello
salati al giusto, laveli per ben,
mettili drento un pentoro al fornello
cun l’acqua giusta, ch’unsii tanto pien;
lasseli fa’, che diin qualche bollore,
po’, assacia l’acqua; se ti par salata,
per via d’un ruvinaj ‘i su’ sapore,
cocici assieme ‘na qualche patata.
Quand’e capisci ch’è ‘l momento giusto
mette al foco il pajolo ben lustrato,
e fa’ di neccia un tombolo aribusto …
serve l’amico e … sirai sdepitato!
POLENTA DI NECCIO E FEGATELLI
Se sei di quelle che provede a tutto,
nella state arai colto del finocchio
(nun c’è da tripolà, c’è dapertutto)
va ben, quello ce l’hai, adesso occhio:
pia del fegato fresco di maiale
fallo a trucchelli, fasceli di rete,
mette il finocchio, aggiusta a droghe e sale
(sale nun troppo ch’ossenno’ ven sete).
Mettelo po’ in padella a rosolà
cun dell’istrutto fresco; nel momento
ch’incumincia alla tonda a rosola’,
aggiunta, per el su’nsaporimento,
Un bicchier di vin (magari scelto).
Lasselo che svapori un briginin
e, questo piatto savorito e isvelto,
lo poi servi’, tranquillo, al tavolin.
FONTE IVO POLI

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