2° Puntata – La Pieve di S. Giorgio di Brancoli: alla scoperta del nome di Brancoli e della verità sul Brancolino!!

 

Seconda puntata del nostro viaggio tra Chiese, Pievi e luoghi di culto della Lucchesia

 

 

di Daniele Vanni

 

Sulla sponda sinistra del Serchio, aggrappata sui poggi a volte rovinosi, come nell’assassina alluvione di Vinchiana del 2000, sta una bellissima chiesa piena di fascino, di “misteri” leggende e dicerie, che cercheremo di districare se non sfatare.

Certo è che questa costa erta del Serchio che, dopo Vinchiana, di sasso si fa sempre scoscesa d’erba e di terra, e prosegue fin là da dove sorge il sole, fino a tutte le pendici a mezzogiorno delle Pizzorne, è sede di antichi credi. Laggiù, ad Est, c’è la Valle di Giano, Valgiano, e più vicino a noi Matraia (del cui nome diremo più avanti nelle nostre puntate).

Ma qui sul terreno che esploriamo oggi, qui, si dice che sotto la Pieve che sta di fronte a noi, di origine certamente longobarda (con tanto di leggenda matildea che vuole raffigurata la stessa Signora di Canossa sull’Ambone (di cui pensiamo di aver individuato l’esecutore) fosse un tempio di Apollo. Tanto che Brancolini sarebbero gli antichi sacerdoti!!?

Lasciamo questa pia ed anche bella illusione, che non so neppure da trovi origine. Dal Brancolino? Io credo, penso…direi: ne sono certo, ma attendo parere  degli specialisti, che sia una scultura longobarda…ma ne riparleremo più avanti.

Invece partendo proprio dai Longobardi, addentriamoci a capire da dove traggono il nome queste alture che presero il nome dai loro veri abitatori, attaccati recentemente da una bufera di vento mai vista che ci palesa l’imbecillità umana di aver radicalmente cambiato il clima! Chi? Ma gli alberi naturalmente!

E certo quello stormire di fronde come quello di Leopardi ci porta nell’Infinito…

L’essere si manifesta anche nello stormire di una fronda

Quindi, non…brancoliamo nel buio! Brancoli sta appunto, attraverso l’etimo longobardo per: rami che si muovono nel vento!!!

E qual nome più appropriato per queste coste battute dai venti che scendono giù, assieme alle acque saltellanti del Serchio!

Brancoli alberi, rami in longobardo!! brancolare agitarsi dei rami al vento

Muoversi, o anche far muovere qualcosa, producendo un rumore leggero, simile a un fruscio continuato, riferito a foglie e frasche agitate dal vento: e qui davanti alla Pieve se si resta un attimo si ode davvero il vento stormir tra queste piante.

Ma il nostro dovere è entrare…

Non prima di aver precisato che moltissime delle chiese longobarde sono dedicate, come questa a S. Giorgio, l’uccisore del Drago, una figura che attraeva i Longobardi che fecero di Lucca na delle loro capitali e soprattutto S. Michele, tanto di poter parlare per loro di Culto Micaelico e la chiesa più bella ed importante di Lucca è proprio quel S. Michele di discendenza così longobarda con il mondo nella mano, di derivazione degli ultimi imperatori romani e quell’ergersi a giudice del Diavolo-mostro-drago, in ossequio al nome: perché:” Chi come Dio??” cioè MI-CA-EL e la risposta alla nostra iubris-tracotanza umana quella che prese allo stesso modo di noi uomini l’Angelo-Ribelle, è. “Nessuno!”.

 

La Pieve di S. Giorgio di Brancoli

 

Nelle famiglie, quelle ricche e quelle povere, c’è sempre chi fa e chi disfà. Vale anche per un intero Paese, come l’Italia dove ora da tempo, troppo tempo, c’è chi dilapida i frutti del duro lavoro del passato…

Così, i patrizi lucchesi, quando decisero che era troppa fatica portare sete fin a Limoges o nelle Fiandre e non avendo un esercito necessario per fare i banchieri (altrimenti è difficile avere indietro ilprestito…e fiugriamoci gli interessi!) decisero di ritirarsi dai grandi commerci europei per rinchiudersi nelle loro Mura e  godere delle fortune degli avi sperperando tutto quello accumulato nel passato glorioso di seta e banche, costruendo, fuori, oltre 600 ville altamente improduttive, se non per la boria personale e costosissime, e di edificarle certo anche verso la Via Pisana, ma soprattutto edificandole sulla “costa” scelta dai Romani, quella più esposta al sole.

Quindi, perlopiù, proprio alle pendici delle Pizzorne: in baso, perché più su,  il vento si fa presto più freddo come quello della Garfagnana e le salite non erano certo adatte alle carrozze trainate dai cavalli.

La più antica menzione dell´assunzione alla dignità di pieve di S. Giorgio a Brancoli risale al 1097, anche se le fonti ne certificano

l´esistenza in qualità di chiesa dipendente dalla Pieve di Sesto a partire dal 772 (o 5 anni prima) fino alla prima metà dell´XI secolo.

La suddivisione del più antico vasto piviere è certamente da mettere in relazione con la particolare importanza assunta in questo periodo dalla Brancoleria che dovette vedere un deciso sviluppo demografico, tale da rendere insostenibili i disagi della popolazione, costretta ad attraversare il fiume per raggiungere la vecchia pieve di Sesto.

Ma la trasformazione ha anche spiegazioni con la nuova viabilità della Valle.

Se è vero che in questo periodo, si assiste certamente in Brancoleria alla nascita e al riassetto di numerose istituzioni religiose come la fondazione di una canonica a S. Michele di Tramonte, la riconsacrazione di S. Maria in Piazza. Queste iniziative sembrano attestare una particolare attenzione riservata a quest’area nell´ambito della fervida attività di riforma spirituale promossa dal vescovo Anselmo da Baggio, divenuto poi papa col nome di Alessandro II, e da Matilde di Canossa, che usava risiedervi.

E non solo perché questi erano i luoghi originari della sua stirpe da Sigifredo, ma anche perché, sempre: forse come suo padre Bonifacio, lei stessa doveva esser venuta alla luce da queste parti…Andate a rivedervi la prima puntata sulla Pieve di Loppia!

Nell´”Estimo” del 1260, comunque, dalla Pieve di S. Giorgio dipendono, diverse chiese distribuite sulle pendici collinari, tutte nate entro piccoli insediamenti.

La Pieve romanica di S.Giorgio in Brancoli edificata in pieno medioevo come una villa arroccata più in alto, sulle impervie fiancate del massiccio delle Pizzorne, viene menzionata per la prima volta in una pergamena risalente al 767 e attualmente conservata presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca.

Nella pergamena, un certo Ausolo di Brancoli affida i propri beni in eredità alla Chiesa o monastero di San Giorgio in Generiano.

La tradizione attribuisce l’edificazione della dell’attuale impianto della Chiesa di S. Giorgio alla contessa Matilde di Canossa la cui effige sarebbe quella tuttora presente sulla facciata nord dell’Ambone, ma qui siamo tre secoli avanti.

In quel periodo invece che ha visto i Longobardi insediarsi a Lucca, c’è gran movimento perché tredici anni avanti nel 754, chiamati in Italia da Papa Stefano II, non come anime! i Franchi hanno sconfitto i lontani dai “cugini”. Ma in Tuscia resiste il Re Desiderio che darà anche la figlia (non di nome Ermengarda che è una pietosa invenzione del poco conoscitore della Storia, Alessandro Manzoni) ma pochi anni dopo la fondazione di questa chiesa i Longobardi verranno travolti.

E questa “chiesetta” rimane un vero capolavoro di quella fase convulsa della Chiesa cattolica, che ormai è una potenza militare sullo scacchiere europeo, e dell’arte romanica del periodo.

Tra l’altro, conservatasi come poche altre, lo si vede da fuori, con i suoi blocchi di marmo così ben squadrati, e il campanile, posteriore, ma anch’esso in puro stile romanico, scandito da monofore e bifore e terminante, oggi, con una merlatura ghibellina, ma subito al nostro ingresso, nella sua forma originaria solo apparentemente austera.

Infatti, l’interno è maestoso, quasi fosse più grandi di quello che ci attendevamo entrando e le sue tre navate con le robuste colonne e pilastri si fossero dilatate…allargando quel paramento murario, a grandi blocchi marmorei disposti a filari alternati e inquadrati alle estremità da paraste angolari.

Ma tutto questo dimostra l’attenzione e la cura, la ricchezza di mezzi che si sono riservati a questo edificio sacro: le rigorose proporzioni e l´impiego di colonne monolitiche sormontate da capitelli di pregio, testimoniano l´appartenenza di questo edificio al nucleo di architetture rinnovate da Alessandro II in coerenza con i suoi principi riformatori.

E che fosse pieve importante, nonostante la collocazione, lo si vede subito nell’estrema ricchezza e bellezza del Fonte battesimale ottogonale, che la…battezza come…Pieve! e poi il pulpito dal quale sembrano che con i suoi simboli scendano ancora giù infuocate prediche!

E sulla destra la stupenda, insuperabile ceramica invetriata di Andrea della Robbia (lo sapevate che la “robbia” è il nostro acacio?) straordinariamente superiore allo Zio Luca da cui pur apprese l’arte e di cui Lucca (ricca di queste opere dei grandi fiorentini che avevano i loro laboratori all’incrocio tra Via Nazionale e Via Guelfa, nei pressi del Mercato di S. Lorenzo) ha un altro esempio, guarda caso in S. Michele (dove le guide errando danno quella incredibile Madonna con Bambino, ancora attribuendola a Luca!!)  con una raffigurazione (tra le più alte dell’Umanesimo italiano) dell’ uccisione del drago da parte di S: Giorgio.

E gli altari: quello centrale con materiali di risulta e quello certo più bello e assai rarao, perché originale dell’XI secolo, sulla navata destra e retto da colonnini, dovuti ad una maestranza di alto livello da cui emerge il nome di Raito, firmatario per ben due volte dell´acquasantiera con protomi (purtroppo recentemente rubata).

 

L’altare è sormontato da una grande croce lignea, dipinta del XIII secolo della scuola del Berlinghieri: ma qui come in S. Michele e altrove, Lucca non ha la fortuna dell’eccellenza in queste croci piane, forse perché il Volto Santo ha remato, a suo modo, …contro!

Purtroppo, come in quasi la totalità delle chiese medioevali, tutte affrescate, per la qualità dei pigmenti dell’epoca e per l’umido delle Pizzorne! gli affreschi sulle pareti sono andati quasi tutti perduti, ad eccezione dell’Annunciazione di Giuliano di Simone (che andrebbe indagato, non per la sua pittura discreta anche se non eccelsa, che ritroveremo a Bargecchia, a Moriano, e in una chiesa che visiteremo a Castiglione di Garfagnana, ma per la sua collaborazione con un certo Andrea di Puccino, dal cognome intrigante per un possibile discendente…).

Affresco da restaurare e particolare per il suo baldacchino.

 

Il Fonte Battesimale

 

La fonte battesimale è di forma ottogonale e rappresenta una delle tante cose meravigliose di questa Pieve.

La forma di queste fonti si fa risalire alla volontà della Chiesa cristiana di distaccarsi dal nucleo originari e fondante ebraico.

Là la settimana terminava con il Sabbath, il sabato di festa. Qui siamo nell’”ottavo” giorno, cioè il giorno del Signore, sviluppo del Dies Dominicus romano.

Il “7” è legato ai sette giorni della creazione e quindi alla Legge ebraica dell’Antico Testamento: superata dalla venuta di Cristo, per redimere dal Peccato Originale (che si lava proprio con il Battesimo (e vedrete che nel nostro viaggio scopriremo che le Chiese che appuntano l’attenzione su questo passo dottrinale sono quasi tute dedicata a Santa Reparata, proprio in “riparazione” del peccato di Adamo ed Eva che ricade su tutti noi!)  e quindi il “bagno” riparatore ricordo del Battesimo del Battista nel Giordano, dove non caso Dio “riconosce” in Gesù il Figlio Prediletto, Olocausto per la Nuova Alleanza: nuovo patto che porta all’Infinito che si può scrivere con un 8 orizzontale, altre richiamo all’ottagono!

 

 

L’Ambone

 

L’ambone (non fate per favore battute sul gioco del lotto, in un’Italia che vede quasi centomila persone in cura, – gli altri, molti, ma molti di più,  stazionano tranquillamente senza curarsi, ai bordi delle macchinette o di fronte a quegli infernali monitor che simulano anche con il suono, l’uscita dei numeri della…sfortuna di queste persone che forse sarebbe meglio volgessero il loro sguardo in alto, levandolo dai telefonini delle scommesse, verso l’ambone appunto da i quali discendevano parle di diversa salvezza!) è appunto una tribuna, di solito in marmo, ma anche in pietra o legno, chiusa da tre lati da un parapetto, aperto su una scala nel quarto lato. Nelle chiese paleocristiane e romaniche si avevano due amboni ai lati dell’altare per la lettura, in quello di destra, generalmente più piccolo, dell’Epistola, in quello di sinistra, del Vangelo.

 

L’ambone di questa Pieve, a quattro colonne, di cui quelle frontali rette da due splendidi leoni in lotta, rappresenta uno dei tratti distintivi della Pieve. Gli animali sono rappresentati entrambi mentre lottano, uno con un drago e l’altro con un guerriero, a simboleggiare il trionfo della chiesa sui suoi nemici terreni. Il leggio poggia su un’aquila, simbolo di S. Giovanni evangelista e al di sotto di essa vi è una figura seduta, probabilmente la contessa Matilde, benefattrice della Pieve. Notevoli anche i capitelli, in stile corinzio e lombardo.

L´ambone, come detto, a cassa sorretta da leoni stilofori dovuti a quel gruppo di maestranze lombardo-lucchesi note con il nome convenzionale di Guidi attivi a Lucca tra la fine del XII e l´inizio del XIII secolo.

 

Ma sui “Guidi” e soprattutto su Guidetto da Como, torneremo nella seconda parte la prossima domenica.

 

E ilBrancolino?? Niente UFO o alieni o fantasie  simili!
Ritorniamo fuori da questa splendida Pieve e vi sveleremo quello che abbiamo trovato .

Ma anche questo la prossima Domenica!

 

Con affetto e passione smisurata per Voi e per la cultura,

 

Daniele Vanni

 

 

 

 

 

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