LA PATTONA DI TRASSILICO

Il nome “pattona” viene assegnato, spesso, a preparazioni alimentari a base di farina di castagne ma assai diverse nella forma, nei contenuti e nei modi di cottura.
La sua origine non è nota, certamente è antichissima ed è nata dall’ingegno contadino, cui ha dato un grosso aiuto la fame; sicuramente la pattona è stato alimento anche dei pellegrini che transitavano sulla via Vandelli, sulla “Via Francigena” nel tratto tra Aulla ed il Passo del Cerreto, tra Aulla, l’ Ospedale di S. Nicolao di Tea, il Passo di Carpinelli ed anche a S. Pellegrino in Alpe.
In particolare, nella zona geografica compresa tra Aulla, il passo del Cerreto e la Garfagnana, fino all’Abetone, questo alimento sia per la preparazione che per il modo di cottura differisce notevolmente dal castagnaccio o dalle “frittelle” il cui risultato finale come sapore è simile.

Proprio dalla Lunigiana sono senza dubbio saliti i Garfagnana le arance e i pinoli di questa ricetta, attraverso appunto la Via Vandelli strada costruita da Francesco D’Este che favoriva i commerci tra il Modenese e Massa Carrara, ma anche per interessi militari dell’epoca.

Trassilico è un paesino nel Comune di Gallicano, un paesino a cui dedicare una giorno di relax, visitando anche la vicina Verni, L’eremo di Calomini, San Pellegrinetto, Fornovolasco e la stupenda Grotta del Vento, in zona ci sono piccoli ristorantini con cucina casalinga dove si possono gustare piatti locali cucinati alla maniera delle nostre nonne.
La ricetta della Pattona di Trassilico: setacciate della farina di castagne, mettete un pizzico di sale e il vino (rosso di ottima qualità) fino ad ottenere un impasto abbastanza consistente da poterlo poi lavorare con le mani, mettete a riposare.

Nel frattempo tritate le nocelle (nocciole) le noci, i fichi secchi,aggiungeteli all’impasto, mettete anche i pinoli, l’uvetta che avrete fatto ammollare in precedenza, la buccia grattugiata di un’arancia.
Dopo aver impastato tutto per bene vi inumidite le mani e prenderete un pò di impasto formando una polpetta della grandezza di un grosso mandarino, poi una seconda, una terza e così via fino alla fine degli ingredienti.

Mia nonna le metteva in una teglia imburrata e poi nel forno a legna dopo aver fatto il pane, voi in una teglia con la carta forno, cuocerete in forno già caldo a 180° per circa 35 minuti.
Mia nonna li chiamava “dolcetti brutti” perché non veniva cercata la perfezione nel formarli, bastava dargli una forma approssimativa, lei li faceva senza arancia e pinoli, ma questi che vi ho detto sono più buoni, più completi, si mantenevano anche una settimana coperti con un canovaccio di cotone, come facevano per il pane, dentro la madia.
fonte ezio lucchesi

Share