LA PANATA  DELLA GARFAGNANA

Una minestra del fine settimana dei nostri avi, o quantomeno del mercoledi sera perché il giovedi era mercato a Castelnuovo e tutti andavano a comperare ciò che serviva per la cucina e per la casa.
Quando la dispensa aveva poca roba, in una pentola, di coccio è meglio, mettevano delle fette di pane casalingo raffermo, coprivano con acqua (meglio sarebbe brodo se ci fosse) un pizzico di sale, un paio di giri d’olio e cuocevano anche per un paio di ore su un angolo di fuoco, di cucina economica, o di fornello a carbone e poi andavano nei campi.

Sbattevano poi un tuorlo d’uovo a testa, assieme a tanto cacio (oggi parmigiano o pecorino), pepe nero se lo avevano in dispensa, mescolavano molto bene e spegnevano il fuoco.

Questa minestra poteva essere condita col burro invece che con l’olio, si potevano aggiungere aromi come finocchio selvatico, cumino e altri a piacere. Si mangiava ben calda e poi a letto.
Se per caso ne avanzava, ma non ne avanzava, il giorno dopo si saltava in padella, come si fà per la zuppa di verdure.
FONTE EZIO LUCCHESI

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