LA MOSTRA DI CATARSINI A LUCCA VISITATA DA OLTRE 2MILA PERSONE

Gli incontri dell’ultima settimana

Sono oltre 2mila le persone che fino allo scorso 30 aprile avevano visitato la mostra Alfredo Catarsini: dalla darsena alla Linea gotica. Paesaggi, figure e grandi composizioni pittoriche (1917 – 1945), prima, grande retrospettiva dedicata all’artista viareggino curata da Rodolfo Bona. Allestita al Palazzo delle esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca, in Piazza San Martino, la mostra prosegue fino a domenica 8 maggio, con apertura, sempre con ingresso libero, il giovedì e venerdì (ore 15:30-19:30) e sabato e domenica (ore 10-12 e 15:30-19:30), dando la possibilità a tutti di ammirare un’ottantina di opere dell’artista viareggino realizzate tra il 1917 e il 1945 – provenienti da vari musei e collezioni private – che offrono un’opportunità che non si ripresenterà a breve scadenza.

Gli ultimi due incontri

Sin dal momento della sua inaugurazione, la mostra è sempre stata arricchita da un fitto programma di incontri culturali incentrati sia sulla figura e sull’arte di Alfredo Catarsini, sia sul panorama artistico degli anni che lo video protagonista e con i corsi in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Regione Toscana e degli avvocati della Provincia di Lucca. Le giornate di sabato 7 e domenica 8 maggio saranno dedicate principalmente alle visite guidate alla mostra e agli ultimi due incontri che di fatto chiuderanno la mostra, che per la Fondazione Alfredo Catarsini 1899 – fondata nell’estate del 2020 – ha rappresentato uno dei momenti più importanti della propria azione di valorizzazione dell’opera del Maestro viareggino.

Sabato 7 maggio, alle 17.30, Rodolfo Bona (curatore della mostra), Alberto Molinari (Presidente del Museo MACA di Anagni e Spoleto) e Gianni Garrera (critico d’arte) saranno protagonisti dell’incontro dal titolo “Alfredo Catarsini. L’uomo, lo specchio, la macchina”.

Bona prenderà in esame la produzione di Alfredo Catarsini, prevalentemente realizzata dagli anni Quaranta agli anni Ottanta e, quindi, successiva al periodo che è stato oggetto dell’esposizione che si sta concludendo a Lucca.

Proprio durante lo svolgimento di questa mostra è stato esposto il Doppio autoritratto, opera recentemente ritrovata e che consentirà di affrontare un genere, quello dell’autoritratto, che assume un particolare significato nella produzione del pittore viareggino, sia per la presa di coscienza della propria maturità artistica, sia per l’occasione che esso offre di un confronto entro la tradizione pittorica, non solo novecentesca.

Il tema dell’immagine riflessa ha sempre costituito fonte d’ispirazione nella storia dell’arte e anche per Catarsini è stato oggetto di studio, a partire da alcune sue Darsene e fonte di rinnovamento espressivo, come dimostrano le opere del suo “Riflessismo”, forma espressiva che ha caratterizzato un periodo, breve, ma significativo della sua produzione postbellica.

Come nei difficili anni della guerra, anche in questo periodo le sollecitazioni vengono spesso dal contesto e dalle circostanze che in questi decenni sono caratterizzate dal difficile e delicato rapporto tra uomo e macchina, entro il processo di trasformazione della civiltà industriale. In questi anni, Catarsini sviluppa una nuova ricerca che gli consente di inventare il “Simbolismo meccanico”, originale linguaggio espressivo con il quale rinnova una produzione che appare oscillare sempre tra innovazione e tradizione, ma che sa costantemente rinnovarsi e trovare una sua unità proprio nella centralità dell’uomo e della donna, in una concreta adesione ai fatti dell’esistenza.

A seguire Alberto Molinari tratterà la recente acquisizione di un importante e significativo lavoro di Alfredo Catarsini, l’olio su tela dal titolo Donna al lavoro del 1959. È un’opera emblematica delle ricerche e delle speculazioni di Catarsini sul nuovo mondo della macchina e della fabbrica. Per tema, fattura, congegno iconografico il dipinto offre la possibilità di comprendere a fondo l’originalità dell’impegno artistico di Catarsini, capace di essere specchio prodigioso, ogni volta, del tempo e della storia con cui si confronta.

Quindi il critico d’arte Gianni Garrera proporrà un’“indagine” dal titolo “Dea ex machina” relativa ad alcune scelte dell’artista, per certi versi antifuturiste, dove il ripristino di assunti monumentali e mitici riguarda la rappresentazione critica del connubio tra umanità e macchina, ossia la rivelazione del “divario prometeico” (come insegna Günther Anders), che si è stabilito tra popolo e progresso. Catarsini dipinge, sotto forma apparente di “maestà meccanica”, la sua sfiducia per ogni suprematismo macchinista, consapevole però della necessità di una coscienza tecnologica e dell’impossibilità di un ritorno diretto alla Natura. Le nozze estetiche tra umanità e macchina producono l’enfasi di una creatura ibrida e inquietante e nuove modalità di martirio per l’umanità.

Infine domenica 8 maggio, alle 17.30, è in programma il finissage della mostra alla presenza dei presidenti dei tre enti promotori, Andrea Palestini (Fondazione Banca del Monte di Lucca), Alberto Del Carlo (Fondazione Lucca Sviluppo) ed Elena Martinelli (Fondazione Alfredo Catarsini 1899) e dei responsabili delle istituzioni che via via sono state coinvolte sia nella realizzazione della mostra, sia del programma degli incontri culturali che l’hanno scandita e arricchita.

I “mai (o poco) visti” di Catarsini

Curata da Rodolfo Bona con la collaborazione di Claudia Menichini e Elena Martinelli, e promossa da Fondazione Banca del Monte di Lucca, Fondazione Lucca Sviluppo e Fondazione Alfredo Catarsini 1899, l’esposizione propone oltre 80 opere – tra dipinti a olio su vari supporti e disegni a carboncino e china – che permettono uno studio sistematico dei primi 30 anni d’arte  di Catarsini nonché alcuni importanti dipinti che presero parte alle grandi esposizioni degli anni Trenta e Quaranta del Novecento.

Nelle intenzioni del curatore, questa mostra intende ripercorrere le principali tappe dell’itinerario artistico del pittore versiliese durante gli anni che, dagli esordi viareggini sulle sponde della Darsena, all’ombra dalla Torre Matilde, lo condussero alle esposizioni artistiche nazionali dell’Italia fascista, durante gli anni Trenta, alla realizzazione dell’affresco di Viareggio del 1936 e, nel 1944-45, alla realizzazione del ciclo degli affreschi di San Martino in Freddana e Castagnori nel periodo dello sfollamento in Lucchesia. Questo cammino iniziò alla fine del secondo decennio del ‘900, nelle più contenute dimensioni del quadro di paesaggio o del ritratto, per giungere alle grandi composizioni a soggetto storico, sacro e celebrativo che saranno visibili in  mostra  attraverso un video. E nella scelta delle opere che ben raffigurano la parabola artistica del pittore viareggino, vi sono molte opere “mai viste”, alcune conosciute solo perché pubblicate su testi a stampa o altre che ricompaiono dopo un periodo di relativo oblio. Per esempio saranno in mostra alcune opere di Catarsini quasi ventenne, ambientazioni e ritratti degli anni ’30 tra cui l’Autoritratto di Alfredo Catarsini del 1934, donato nel 2005 alla Galleria degli Uffizi e da allora mai più mostrato in pubblico; Il grano della bonifica lucchese, il grande dipinto che prese parte al “Premio Cremona” del 1940 e che è stato rintracciato di recente a Grosseto; e il piccolo Veliero ormeggiato, che risale al 1917 e che quindi è l’opera più antica fino a questo momento ritrovata presente in mostra e rappresenta l’alfa della produzione pittorica di Alfredo Catarsini.

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Per la prima volta si vedono – in originale – sette degli otto disegni del periodo dello sfollamento che alla fine degli anni Sessanta illustrarono il romanzo Giorni neri di Catarsini, recentemente ristampato per i tipi de “La nave di Teseo”.

Foto: A. Catarsini, Donna al lavoro, 1959, olio e collage su faesite, 112×70 cm, Museo MACA, Anagni (RM)

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