La leggenda di San Pellegrino

San Pellegrino in Alpe è una frazione divisa tra i comuni di Castiglione di Garfagnana (provincia di Lucca) e di Frassinoro (provincia di Modena); di quest’ultimo costituisce una exclave; da San Pellegrino in Alpe si gode di un ampio panorama sulla Garfagnana e sulle Alpi Apuane.
Il paese è sorto nel Medioevo intorno all’omonimo Santuario di San Pellegrino, attualmente visitabile ed in ottimo stato di conservazione.

 

 

 

 

 

Denominazione del nome

La denominazione del nome è da intendersi “nelle Alpi” come si legge in due documenti pontifici del XV sec., nel diploma di Federico II, nei privilegi di Ercole I e Alfonso I di Ferrara dove “In Alpibus” è da intendersi, più che denominazione toponomastica, come indicazione topografica cioè riferita alle Alpi Apuane.

La leggenda di San Pellegrino

Le leggende intorno al santo si sono intrecciate da far apparire vero quello che poi storicamente non lo è, e della vita così come raccontata non combaciano né date né fatti, essendo una miscellanea di storie avvenute in altri luoghi ed ad altri Santi fra cui San Nicola di Bari ( riferita all’arrivo dal mare), San Francesco (per l’incontro con il Soldano) e così via.
A noi però ci piace raccontarla come è stata tramandata facendo alla fine le dovute conclusioni.
Secondo la leggenda San Pellegrino sarebbe nato in Scozia dal re Romano e dalla Regina Plantula.
Già la nascita è circondata da leggende in quanto la coppia non poteva avere figli, ma per volontà divina espressa attraverso un sogno, nacque un bimbo a cui venne ordinato di chiamare Pellegrino.

 

 

 

 

Già al momento del battesimo la sua discendenza divina si manifestò in quanto rispose “Amen” alle preghiere del prete il quale con grande stupore disse “Se questo bambino vivrà compirà qualcosa di grande”.
A quindici anni rimase orfano e fu quindi incoronato re, ma in quel momento si fece portare un vangelo e alla pagina che diceva “Vendi tutti i tuoi averi e seguimi”, Pellegrino distribuì le sue sostanze agli orfani, alle vedove ed ai poveri e partì per la Terra Santa con le vesti di un pellegrino.
Durante il viaggio fu assalito da una banba di malfattori che lo bastonarono, però improvvisamente si paralizzarono nelle gambe e nelle mani; solo per intercessione di San Pellegrino riottennero la vitalità con la promessa di accompagnarlo in Terra Santa, come poi avvenne.
Nel deserto fece una quarantena di digiuno fra le tentazioni demoniache e poi andò alla corte del Soldano re dei Saraceni per convertirlo.
Dapprima fu incatenato e poi messo in un fuoco ardente, ma dopo dieci ore ne uscì indenne tanto che il Soldano lo lasciò andare invocando il suo perdono.
Si imbarcò per l’Italia ma durante una tempesta scatenata dal demonio fu gettato in mare ritenuto che fosse lui la causa dell’uragano, al che il Santo distese il mantello e navigò come in una barca verso Ancona dove fu accolto con gran clamore.
Guidato poi da una stella giunse in una selva infestata da demoni e dopo aspre tribolazioni la liberò chiamandola “Romanesca” dedicandola ai pellegrini Romei che potevano ora transitarla con sicurezza.
Si narra che in quella selva demoniaca San Pellegrino tentato dal Diavolo, dopo aver perso la pazienza, gli sferrò un tremendo schiaffo, facendogli attraversare l’intera valle, fino a farlo sbattere contro le Alpi Apuane.
Queste vennero oltrepassate e bucate dal corpo del Diavolo, lasciando come traccia il Monte Forato (1234 m s.l.m.), un arco naturale di pietra lungo 15 m ed alto 12 m visibile, per l’appunto, da San Pellegrino in Alpe.
All’inizio Pellegrino trovò rifugio in una caverna, poi in un albero cavo e vi stette per 7 anni, finché arrivato all’età di 97 anni scrisse su una corteccia le sue memorie dopodiché raccomandando la sua anima a Dio spirò accanto all’albero e il suo corpo fu vegliato da una moltitudine di animali; correva l’anno l’anno 643 ed il giorno era il 1° agosto.
La scoperta del corpo fu fatta da una matrona di Modena di nome Adelgrada avvisata in sogno da un angelo che con suo marito Pietro diedero sepoltura al Santo accanto all’albero aiutati dagli animali presenti.
La corteccia con la sua vita fu portata al vescovo di Modena il quale si recò presso la sepoltura con uno stuolo di prelati, ma anche il Vescovo di Pisa fece altrettanto e sulla contesa del corpo tra la Lombardia e la Toscana nacque subito una faida.
Riconosciuta la santità dell’uomo con un intervento divino che fece scaturire da una buca una luce e profumi paradisiaci, venne deciso di far trasportare il corpo da due torelli non domati e dove si sarebbero fermati quello sarebbe stato il posto per costruire una chiesa e custodire il corpo.
Le bestie molto mansuete si fermarono in un posto chiamato “Termae Salonis” sul confine tra Toscana ed Emilia Romagna; in quel posto venne edificata la basilica e la traslazione del corpo e la canonizzazione avvenne il 1° agosto 643.
Come si può immaginare il luogo fu meta di pellegrini e si compirono numerosi miracoli e fu deciso di costruire accanto alla chiesa un Ospedale per pellegrini sempre a Lui intitolato.

CONCLUSIONI

San Pellegrino non fu un nome di Battesimo, ma un attributo ( come forestiero ) dato ad un anonimo personaggio vissuto in forma eremitica in quel luogo dove vi morì ( Vedi vita di San Pellegrino di Gualdo Tadino ).
Quanto al tempo in cui San Pellegrino visse e morì nulla può dirsi fuorché nel 1110 egli era già venerato nella chiesa che porta il suo nome nell’Appannino tosco-emiliano.
Dobbiamo ritornare indietro nel tempo, ma manca qualsiasi base per definire quanto.
Non è improbabile che fosse dedicata al nostro Santo la chiesa di S. Pellegrino in Lucca, di cui si ha memoria più di 30 anni prima, nel 1078, e dalla quale più secoli dopo una confraternita era solita recarsi ogni tre anni per un pellegrinaggio a S. Pellegrino delle Alpi, ma poiché diversi Santi di nome Pellegrino anteriori al mille ebbero culto, non credo sia lecito pensare altrettanto dell’oratorio di Reggio-Emilia ricordato nell’anno 857, che offrirebbe un termine ante quem importante.
La datazione quindi più prudente del santuario può essere tra il IX e il XI secolo stando anche ad una analisi delle architetture e degli avanzi di sculture particolarmente rozzi.

La Chiesa

La disputa sull’appartenenza della chiesa alla Toscana o dell’Emilia Romagna nacque all’inizio e si protrasse per decenni.
Ottone I nel 962 ed Enrico II nel 1014 o 1022 con loro diplomi presero sotto la loro protezione la chiesa ubicata in “Terma Salonis” di Reggio, indicano i confini di essa con la Toscana e con la diocesi di Modena.
Il luogo è esattamente indicato da una carta dell’archivio arcivescovile di Lucca in data 6 agosto 1110, ove si parla di “ecclesia sancti Pellegrini”, e “ casa quod est ispetale qui est positam in loco et finibus ubi dicitur Terme Salonis” è quindi fuor di ogni possibile dubbio, che i diplomi posizionano in quei paraggi il nostro Santuario, ed é la prima menzione sicura del nostro S. Pellegrino.
Il nome fa pensare all’esistenza di acque salutari.
Numerose documentazioni sono state prodotte circa la contesa di quelle terre, tra queste ricordiamo la protesta del Podestà di Modena Frogerio che l’8 ottobre 1216 rivendicava nei confini modenesi.
Un ultima menzione della chiesa si trova nella lettera che il Vescovo di Reggio Emilia Tebaldo Sessi scrisse al marchese Nicolò d’Este datata 2 settembre 1436 in cui rivendicava il possesso di quelle terre protese in maniera anomala verso Lucca.
Ad oggi il santuario è virtualmente tagliato in due longitudinalmente e un lato è situato nel comune di Frassinoro, in provincia di Modena, e l’altro nel comune di Castiglione Garfagnana, in provincia di Lucca.
Persino la teca che contiene i resti dei due santi, San Pellegrino e San Bianco, che per primo concentrò i propri sforzi nella cura e nell’accoglienza dei romiti che attraversavano l’Alpe, sarebbe in tal modo una proprietà condivisa e i santi si troverebbero con la testa in Emilia e i piedi in Toscana.

Leonello De Nobili

La famiglia De Nobili di Lucca ha origine a Villa Collemandina in Garfagnana e discende dalla famiglia Della Pieve (fu detta, all’origine, De Nobili di Villa).
I De’Nobili, nonostante dimoravano nel loro palazzo di Castiglione di Garfagnana per una grande parte dell’anno, furono chiamati De’Nobili di Dallo e dopo De Nobili di Lucca.
Dalle seconde nozze dell’Andreola, madre di papa Nicolò V, nacque fra altri figli, Caterina Calandrini, la quale e sposò Cesare De Nobili, che sebbene dimorasse a Castiglione di Garfagnana era ascritto alla cittadinanza lucchese.
Leonello De Nobili, nato nel 1433, era fratello di Cesare e traendo vantaggi della sua parentela con il pontefice si fece eleggere Abate di Frassinoro e Rettore e Commendatario dell’Ospedale e dell’Ospizio di San Pellegrino che, di poco in poco, divennero dei beni della famiglia stessa.
Di lui si parla in una lapide datata 1° agosto 1462, murata sulla parete destra della chiesa dove lo ricorda come Abbate di Frassinoro e San Giorgio della Diocesi di Lucca, nonché Rettore di San Pellegrino, ricordato in quanto benefattore per i restauri e le innovazioni (Opus) apportate alla fabbrica del Santuario.
Forse proprio a lui è dovuta la riduzione e l’alterazione fatta qua e là della chiesa e annessi; non è ben chiaro quindi a quali “Opus” si riferisce la lapide, di sicuro non alla chiesa, infatti i beni dell’Ospedale concessi in “Ius patronato” alla famiglia de Nobili da Pio II fecero una fine deplorevole tanto che nel 1652 Lodovico e Nobili vendette beni per 277 ducati a Seravezza e Pietrasanta.
Il nipote di Leonello, Giacomo, a cui fu confermato il privilegio dei beni dal duca Alfonso I il 1° dicembre 1506, fece fare il bel tempietto che contiene le spoglie dei due Santi; bella opera che decora il Santuario.

Nota

Si ringrazia l’amico Mario Polidori per la realizzazione della Galleria fotografica ed il Sig. Cecchi Samuele per la concessione dell’opuscolo su San Pellegrino del 1926

Fonti documentative

Mons. Angelo Mercati – San Pellegrino delle Alpi in Garfagnana: Note Agiografiche e Storiche – Roma 1926

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