LA GRANDE ABBUFFATA DEL PD E L’INDIGESTIONE DEI LUCCHESI. UN APPELLO AL CENTRODESTRA CHE VUOLE VINCERE E GOVERNARE

Grazie al Pd presto avremo a Lucca un numero di candidature Sindaco pari al numero di migranti, con la differenza che almeno per i primi i cittadini lucchesi potranno decidere di non accoglierli grazie al loro voto.

Eppure è proprio grazie a questa esibizione continua di strafottenza senza limite, unita al vuoto assoluto in tema di contenuti politici, che il cittadino lucchese può osservarne, se trova modo di distrarsi dai problemi quotidiani che quelle stesso partito non sa risolvere e che spesso invece aggrava, la crisi irriversibile nella quale rischia di trascinare anche la città.

In astinenza di qualsiasi proprio risultato politico degno di nota, di fronte ai dati incontrovertibili di un’Italia senza ripresa, al distacco degli italiani dalle balle di Renzi, impauriti dal clima di epurazione nel Pd, da questi obbligati all’accoglienza dei migranti che nascondono in periferia o nei boschi, costretti a dire “sì” ad una riforma costituzionale confusa e pericolosa e ad una legge elettorale degna di Acerbo, siamo così costretti a sorbirci la quotidiana strumentalizzazione di ogni fatto di cronaca, dalla nera degli omicidi alla rosa delle unioni civili, con lo stillicidio continuo e non richiesto delle dichiarazioni di tutta la nomenclatura lucchese, con la stessa nota intonata in decine di modi diversi al solo scopo di distinguersi, tra tanti galli nello stesso pollaio.

Tutti i papabili candidati sono del Pd, distinguo, tatticismi ed assenza di tessere incluse, tra cui alcuni ampiamente sopravvalutati e sovradimensionati per effetto dei propri uffici stampa e non certo per capacità proprie o particolari. Alcuni sconfitti pesantemente all’apice della loro immagine politica, altri vincitori abbonati al ballottaggio nonostante avversari azzoppati in corsa da inchieste della magistratura o pescati all’ultimo tuffo più per perdere che per vincere quando non grazie alla sparizione di centinaia di schede elettorali, altri ancora premiati grazie alla semplice assenza o inconsistenza dell’avversario, ma tutti associati dall’inesistenza di un singolo risultato amministrativo o politico di interesse generale ottenuti nei pur cruciali ruoli ricoperti.

I coprotagonisti, tutti quei commentatori ed animatori di presunti dibattiti, assai poco partecipati quanto amplificati dai media locali mai così unilaterali nella cronaca politica, non sono che parti in commedia quando non comparse in cerca di autore, i cui disperati tentativi di parlare di politica – intesa come governo della città – si scontrano con il semplice fatto di non averla fatta fino ad oggi, o meglio di non averla saputa fare.

Parafrasando il titolo di un thriller degli anni ottanta possiamo chiosare sinceramente “dietro il comunicato stampa niente”, solo il terrore degli ultimi risultati elettorali e dei sondaggi, la fredda consapevolezza che la radiosa bandiera del Pd non basti più al vincere facile che occorra strizzare l’occhio al civismo o trovarsi costretti a travestirsi da esso.

Al cittadino lucchese non mancherà, quindi, l’intelligenza per capire in che mani rischia di ritrovarsi e comprendere di essere considerato come l’ultima ruota del carro, che non deve decidere se non a schede stampate a chi dare il proprio voto, e di come la sua Lucca sia diventata ormai il campo di manovra per esibizionismi personali e scontri tra fazioni in un Partito in difficoltà crescente ed in calo di consenso.

Al cittadino lucchese di sinistra, in questo quadro, suggeriamo di stingersi attorno alla coerenza ed alla umiltà del proprio Sindaco attaccato senza sosta e pudore mentre cerca di amministrare la città, al cittadino di sinistra di altri comuni non resta che domandarsi se chi ha votato per fare il primo cittadino del proprio comune per cinque anni abbia mai avuto qualche sincero interesse nei propri confronti, fuori dal folle amore per il potere che non sa nascondere e senza il quale non sa vivere.

Ed il centrodestra? Può decidere anche di approfittare del’arroganza dei propri avversari ma senza sperare di cavarsela per merito degli errori altrui, come accaduto altrove in Toscana, se non vince prima con i propri difetti i propri limiti e decide di unirsi cominciando a costruire la piramide dal basso, cioè dai contenuti e dalle regole, anziché a rovescio dall’alto cercando ed affidandosi solo al candidato giusto. Qualunque figura della società civile, uomo o donna, sana di mente e conscia della propria credibilità, professionale e non, non accetterebbe mai, in queste condizioni di divisione incomprensione e disorganizzazione, di mettere a rischio la propria faccia anche se animato dalla più grande e sincera passione per la città.

Eppure le condizioni ci sono ancora, sebbene il tempo stringa troppo privandoci di quanto necessario per concretizzare un percorso veramente partecipativo con la cittadinanza e tutte le sue rappresentanze. A questo fine, a mio avviso, non  è strettamente necessario legare la battaglia referendaria sulle riforme costituzionali al voto amministrativo del prossimo anno, lasciando le questioni del si è del no nel centrodestra ad un altro livello, tanto meno attendere costituenti o manovre di palazzo, costruite più con il fine di dividere il centrodestra che rimetterlo assieme.

Insomma il “lavoro sporco”, quello duro e vero della politica, va fatto noi. Quello che serve è che le forze civiche assieme ai partiti ed alle realtà associative, alternative al Pd ed all’evanescenza dei Cinque Stelle, concorrano ad avviare e concludere tra settembre ed ottobre, spendendo bene questi due mesi, per capire se un programma amministrativo possa tenerli uniti assiemi aprendolo così alla partecipazione ed al sostegno indispensabile della cittadinanza. Se queste basi fondamentali di contenuto ci sono e sono capaci di tenere unita una coalizione, c’è ancora il tempo per la politica di risolvere la questione delle regole di convivenza e con essa l’individuazione di un candidato sindaco che, a quel punto, saprà cosa e come agire e su chi contare per governare la città.

È passato un anno da quando, in base ai contenuti politici e grazie ad una sincera e comune volontà emersa dal basso di essere alternativi al Pd, il centrodestra di tutta la provincia si palesò di incanto suscitando un risultato aldilà di ogni attesa. Questa volta però, votando sul serio, il risultato potrebbe non essere quello scontato e farlocco sul quale si consola il Menesini.

Vittorio Fantozzi
Sindaco di Montecarlo

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