La Garfagnana alla vigilia della I guerra mondiale: povertà, ignoranza e un…pessimo malcostume

FONTE BLOG DI PAOLO MARZI STORICO LOCALE
Poco più di cent’anni per la storia dell’umanità non sono niente,

per la storia del mondo figuriamoci…un granello di sabbia. Eppure in cento anni ne accadono di cose, guardiamo gli ultimi: due guerre mondiali, tre guerre in estremo oriente (Corea, Indocina, Vietnam), e quattro conflitti arabo-israeliani. In questi cent’anni abbiamo inventato la bomba atomica, abbiamo scoperto la penicillina, nati e morti fascismo e comunismo, inventata la televisione, la radio e i computer ultramoderni. Nonostante questo piccolo lasso di tempo (storicamente parlando) ci dimentichiamo spesso di ciò che eravamo e di quello che abbiamo combinato nel bene e nel male, lo scrittore inglese Aldous Huxley disse che il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia c’insegna. Così fu per quei governanti che nel 1940 ci coinvolsero nuovamente in una guerra mondiale. Niente aveva

insegnato la precedente guerra(la I guerra mondiale), anche qui c’eravamo buttati in un conflitto che ci sarebbe costato un’enorme perdita di vite umane e perdipiù ci sarebbe costato valanghe di miliardi di lire. Nessuno si curava, se socialmente parlando, la nostra Nazione aveva le cosiddette “pezze al culo”. Nel 1914, alla vigilia della grande guerra, in Italia si crepava di fame… si moriva ancora di pellagra, di tifo, febbri reumatiche, gastroenterite, malaria, meningite e denutrizione. Si moriva di tutte quelle patologie legate alla sotto-alimentazione e al sudiciume. A dispetto di questo non esitammo, in tre anni di guerra, a spendere per il famigerato sforzo bellico, 45 miliardi di lire, pari ad oggi a 150 miliardi di euro. Uno sforzo gigantesco, paragonato alle reali potenzialità economiche della nazione. Il costo ammontò ad un terzo del P.I.L dell’intero periodo ’15-’18 e sebbene la guerra ci vide vincitori, il Paese si trovò nelle condizioni economiche, politiche e sociali, tipiche di una nazione sconfitta.E la Garfagnana come si presentava alla vigilia della I guerra mondiale? In che condizioni sociali era? Nel 1914 eravamo 37.855 anime, divisi in 17 comuni,

Italiani in partenza per la guerra

dediti per la maggior parte alla pastorizia e all’agricoltura. Si calcolava al tempo, dagli ultimi censimenti, che di queste trentasettimila persone circa dodicimila fossero impiegati in lavori agricoli, poco più di duemila nell’industria e nell’artigianato, altre cinquecento e più persone si dedicavano al piccolo commercio. In più a questi lavoratori esisteva un’altra categoria che vedeva, impiegati dello Stato, guardie municipali e campestri, preti, frati e maestri, nella sua totalità erano quasi seicento. In più esisteva una certa elite di cosiddetti proprietari capitalisti, i ricconi, per capirsi, questi erano 721 (per la precisione), anche se nessuno di questi era da considerarsi un milionario. Ma un quadro  tagliente, drastico e reale della situazione lo riportarono i giornali dell’epoca, disegnando una condizione drammatica, uno stato delle cose che non aveva certo bisogno di tuffarsi in un imminente conflitto, ma avrebbe avuto bisogno che una parte di

Operai e operaie della Cucirini
di Gallicano, una delle
poche industrie presenti

quello sforzo economico intrapreso per la guerra fosse dedicato alla scuola, al lavoro e all’industria, per un’area (e per molte altre ancora), come quella garfagnina, definita al tempo “depressa”. Siamo nell’ottobre 1913, Augusto Torre sul periodico “La Voce” del direttore Prezzolini così diceva in riferimento alla vita garfagnina:“La vita, in generale, è tutta dedita al lavoro; i contadini e i piccoli proprietari terrieri devono lavorare continuamente in estate e in inverno, passando da un genere di occupazione all’altro, per trarre dalle terre quello che abbisogna per l’alimento, per le vesti, per pagare gli strumenti di lavoro, per pagare le imposte ecc. e sono spinti al dissodamento dei terreni e alla cultura più intensa dei vecchi. Nè si creda che per questo sia stato possibile fare entrare in Garfagnana i metodi nuovi di coltivazione del suolo: tutt’altro! I sistemi di lavorazione agricolo sono i medesimi di 50, 100, o 200 anni fa…” ma non solo,  sempre il Torre nel suo articolo riferiva

di una situazione a dir poco paradossale e confermava il fatto che ormai il garfagnino della propria terra aveva coltivato ogni metro quadro coltivabile e che ormai con l’aumento demografico (n.d.r.: non come oggi, allora i bambini nascevano veramente!) questa terra da un punto di vista produttivo stava già dando il massimo, quindi, in un futuro prossimo non avrebbe potenzialmente avuto la possibilità di sfamare altre bocche, considerando poi il fatto che le prospettive erano fra le peggiori e così continuava l’articolo: “la Garfagnana è una regione isolata dai grandi centri, lontana dal suo centro politico: Massa, priva di strade, di industrie, di commerci”. Un escamotage alla miseria era investire sui figli, ma non come intendiamo oggi… se nasceva un figlio maschio, una soluzione possibile a tutti i mali era quella di farlo diventare un prete. Qui c’entrava ben poco la vocazione, pochi pensavano di servir Dio, un prete in famiglia significava mantenere

intatta la proprietà dei terreni, pagare eventuali debiti, un prete in casa raddrizzava ogni situazione, a confermare questa tesi era l’eccedenza di preti in Toscana (anno 1911), molti sacerdoti toscani e sopratutto garfagnini venivano trasferiti nelle diocesi venete. Da giornalista è da storico analista qual’era il Torre, giustamente diceva che una soluzione a questo malessere sociale sarebbe stata quella dell’emancipazione intellettuale e culturale, ma l’ignoranza a quanto pare dalle nostre parti si tagliava ancora con il coltello. L’ignoranza e la mancanza di istruzione era uno dei tipici mali del garfagnino medio di quel tempo. Dal censimento del 1911, quattro anni prima dell’ingresso in guerra, il 30% della popolazione garfagnina era completamente analfabeta, buona parte del restante sapeva appena leggere e scrivere o mettere una firma. Di vita intellettuale poi, non se ne parlava assolutamente: “…è molto se leggono un giornale qualunque, senza capir, naturalmente, quello che leggono, se non si tratta di fatti di cronaca…”. Di fronte a ciò ci metteva del suo anche il garfagnino stesso. A mettere il bastone fra le ruote ad un possibile innovamento, ci facevano incastrare delle mere ragioni campanilistiche, tant’è che venti secessionisti garfagnini spiravano nella valle. Proprio alla vigilia di una guerra mondiale, questo

Vignetta satirica sulla
neutralità italiana nel 1914

appariva una situazione illogica, da una parte il mondo si contendeva nazioni e regioni intere, mentre il garfagnino voleva dividere l’alta Garfagnana dalla Bassa Garfagnana. Giornali di tutto rispetto combattevano questa battaglia e “Il Camporgiano” intendeva propugnare gli interessi della parte più alta della valle, interessi avvertiti come non necessariamente coincidenti con quelli della parte bassa: “…gagliarda e generosa alziamo in alto, su, su più in alto dell’altezza dei nostri monti, alziamo la nostra bandiera, la bandiera fiammeggiante dell’indipendenza civile, della libertà, del progresso, della nostra emancipazione…Noi vogliamo risvegliare tutte le nostre latenti energie e dirigerle senza distinzione di partito e di casta verso la lotta unica, per un nostro avvenire migliore, verso la lotta per tutelare gli interessi dell’alta Garfagnana che nulla hanno in comune con quelli della bassa”. Alla faccia della globalizzazione!!! Per farla breve e chiara, nella nostra valle, non eravamo preparati non solo ad affrontare una guerra, quello che era ancora più grave era che non eravamo consapevoli di quello che intorno ci stava accadendo; Lunardi dalle pagine de “La Garfagnana” afferma che “…la Garfagnana può

raffigurarsi, amministrativamente parlando, all’Italia medievale di un tempo. Ad ogni piè sospinto troviamo un piccolo comune, in ogni comune, amministratori che vedono l’interesse della propria terra…” , il giornalista si riferiva anche, in maniera sibillina, ad un mal costume dell’epoca che vedeva la presenza di “governi nascosti”, praticamente in ogni comune si praticava la gestione del potere politico da parte di alcune famiglie maggiorenti. Su questo fatto rincarava nuovamente la dose il Torre, stavolta neanche tanto in maniera sibillina: “…le elezioni amministrative si limitano al vicendevole alternarsi di alcuni pochi individui, che sono i benestanti, le vecchie famiglie rispettabili, quelli che dovrebbero pagare una maggiore somma di imposte che procurano di scaricare sui loro contadini e sugli avversari”. Ma come si suol dire, al peggio non c’è mai fine, perchè in effetti, al garfagnino di qualsivoglia elezione non importava un bel niente, anzi, importava perchè era l’occasione per rimpinguare il portafoglio, era infatti diffusissima la vendita del voto, ad opera di agenti locali e galoppini vari. Ecco l’ennesima testimonianza del coraggioso Torre: “…la massa dei garfagnini non conosce affatto quale sia, come funzioni il governo italiano, non è scossa menomamente dai problemi, nazionali, politici e sociali, che quasi sempre ignora, non partecipa insomma alla vita pubblica in alcun modo. Accorrono solo alle elezioni, perchè ve li attirano i biglietti di banca, che pagano loro il voto, quando si tratta di elezioni politiche, i fiaschi di vino quando si tratta di quelle amministrative…”.
Un panorama desolante, a cui nessuno importava. Le cose poi peggiorarono ancora, per quella guerra. La I guerra mondiale portò lontano da casa giovani uomini che potevano essere la speranza di un

risorgimento della valle, rimasero solo donne, vecchi e bambini e quelli che tornarono, molti di loro tornarono con mostruose menomazioni e non più abili al lavoro… e non contenti e non appagati di quello che era successo i nostri governanti ventidue anni dopo si avvieranno in un’altra nuova ed ennesima guerra…

Bibliografia

  • Articolo di Augusto Torre pubblicato su “La Voce” ottobre 1914
  • “Corriere dell’Alta Garfagnana” articolo di Leandro Ulderico Telloli 1910
  • “Centenario prima guerra mondiale- Presidenza del Consiglio dei Ministri- Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale” 29 aprile 2014
  • Censimento 10 giugno 1911- Direzione Generale della Statistica

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