la FESTA A SAN LEONARDO

coro della Maestra Silvia Bertellotti

San Leonardo 2019 (1)

Stazzema_Domenica di Pentecoste: la festa al santuario di San Leonardo ha visto radunarsi anche quest’anno nella suggestiva chiesetta nel bosco, numerose persone provenienti principalmente da Cardoso, da Pruno e dalla piana, tutte legate ad una tradizione che vede il momento religioso, Santa Messa celebrata da don Simone Binelli, seguito da un lungo momento di convivialità e da riti ricorrenti. Fra questi ultimi: la consumazione di granite confezionate con la neve raccolta di prima mattina nelle buche della Pania, l’intagliatura in lunghi bastoni di legno di suggestivi corni a spirale che poi vanno suonati, impresa che richiede, nel complesso, una discreta esperienza.

Il santuario dedicato all’eremita di Noblac sorge in posizione un tempo strategica. Vigila infatti un crocevia di strade vitali ieri, oggi sentieri per amanti della montagna, della bicicletta, delle incisioni rupestri e della solitudine. Condizione, la solitudine, insidiata e sospesa in questo giorno di festa dalle voci che si mischiano al suono dei corni, delle campane, campanelle e campanacci vari. A San Leonardo confluiscono le vie che salgono fino alla Pania della Croce, che raggiungono Volegno e Pruno, che puntano ripide al Forato, alla Foce di Petrosciana e da lì scendono in Garfagnana, che, infine, attraversando Cardoso e Ponte si indirizzano verso la pianura e il mare. “Omphalos” di un microcosmo nel versante marino delle Apuane, il santuario trova il suo gemello, nel versante opposto, nella Chiesaccia, il diruto oratorio di Santa Maria Maddalena affossato nell’alveo del Caraglione. La Maddalena, protettrice dei carcerati al pari di San Leonardo, come testimoniano là i ceppi incisi nella pietra qui le manette appese dietro l’altare, era venerata anche nel santuario cardosino: la copia di un quadro oggi in Santa Maria Assunta, lo testimonia. Monte bifronte dunque, il Forato, cornice di albe di soli e di passaggi di lune in occasione del solstizio che si avvicina, monte nelle cui pendici si perpetuano culti e riti, cammini umani e voli di falchi e poiane. E poco prima del solstizio, la sera del 18 giugno, vigilia dell’anniversario dell’alluvione del 1996, sarà punteggiato di luci vive da uomini saliti lassù appositamente per “scrivere” con le lanterne sulle sue gobbe, a nome di tutti, che nessuno è dimenticato. In tema di ricordo, il pensiero di molti oggi è andato più e più volte anche a Giorgio Fini che un anno fa era giovialmente presente alla festa.

In questa domenica di Pentecoste la festa di san Leonardo si è arricchita di un nuovo gioiello: la messa cantata dal Coro Itinerante diretto dalla maestra Silvia Bertellotti, compositrice di brani ispirati all’eremita di Noblac in questo caso, a Sant’ Anna, a San Giovanni o alla SS.Trinità se la festa è al Col di Favilla o in Campanice o a Puntato. Il Coro, per propria ponderata scelta, sceglie e privilegia gli oratori e le chiese in montagna.

La maestra Silvia, che ha accompagnato i cantori con una pianola portata su a braccia, ha raccontato che, preparandosi agli eventi, le accade di sentirsi ispirata di notte e di comporre di getto, costretta ad alzarsi e a mettere in note il frutto delle sue precedenti ricerche e della sua devozione. Il Santuario, abbellito di splendide decorazioni floreali, curato in ogni dettaglio, era oggi ancora più bello per la musica e il canto. Ancorchè breve il pellegrinaggio per raggiungerlo, è sempre un viaggio verso l’Altrove.

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