Gorfigliano si prepara a festeggiare un suo figlio che diventa Sacerdote

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orfigliano, paese dell’alta Garfagnana appollaiato ai piedi del Monte Pisanino e della sua stupenda cerchia marmorea, si prepara a festeggiare un suo “figlio” che diventa Sacerdote: Don Alex Martinelli, appartenente alla nostra Diocesi di Lucca. Sono ben 44 anni che non succedeva più un avvenimento religioso di tale portata; da quando venne ordinato il frate cappuccino Padre Gianfranco Iacopi, incardinato nella Provincia Francescana cappuccina di Genova, e diventato, in seguito, missionario in Perù. Al tempo la diocesi era quella di Massa-Carrara-Pontremoli e Vescovo era il venerato Mons. Aldo Forzoni; anche se Padre Gianfranco fu consacrato a La Spezia. Gorfigliano, nella sua storia, ha avuto non pochi sacerdoti ed è stato ed è un paese molto attaccato alle sue millenarie tradizioni di fede. La Chiesa rappresenta per la popolazione locale un vero faro spirituale ed un riferimento essenziale di vita, nonostante, purtroppo, ci sia in atto un certo affievolimento nella frequenza liturgica ed un preoccupante allontanamento, specie nel settore giovanile. Parroco attuale è Don Alessandro Gianni, succeduto a Don Giorgio Simonetti. Don Alex Martinelli, giovane conosciuto e stimato da tutti, è cresciuto all’ombra della Parrocchia dei Santi Giusto e Clemente di Gorfigliano, guidata per 45 anni da Don Alberto Bartolomei di cara memoria. Proprio Don Alberto è stato colui che lo ha indirizzato verso il seminario notando in lui autentici germi di vocazione. Ora è arrivato il traguardo tanto desiderato e tanto aspettato, sia da lui stesso, e sia da tutta la sua famiglia e dalla gente del paese. Sarà grande solennità.
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Nell’attesa sono stati avviati i preparativi per celebrare nel modo migliore e in maniera degna ed intensa il significativo evento, affinché esso rappresenti per l’intera comunità ecclesiale e civile di Gorfigliano e della Garfagnana una circostanza importante che incida profondamente nel tessuto spirituale, religioso e sociale, per una vera ripresa di quei valori profondi che da sempre hanno contraddistinto i nostri paesi e la nostra popolazione.

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In particolare voglio sottolineare tutta una serie di momenti di preghiera, di riflessione, di incontri ecclesiali a tutti i livelli, adorazioni del SS. Sacramento, confessioni, ecc. Insomma un bel ventaglio di iniziative che Don Alessandro sta curando e portando avanti con grande impegno. Sul piano più strettamente pubblico desidero far conoscere una delle consuetudini più originali e curiose che vengono attuate quando celebra la sua Prima Messa un Sacerdote Novello. Si tratta del cosiddetto “Calendro”. A Gorfigliano è una usanza antica che si ripete con grande entusiasmo e partecipazione, e che prevede tempi ben ordinati. Intanto tengo a far sapere il significato di questa peculiare parola del dialetto locale. Secondo il glottologo tedesco Federico Diez essa pare derivare dal vocabolo latino “calièndrum” nel senso di cappello, ciuffo; a sual volta preso dal greco “Kallintron” nel senso di ornamento.

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Questa accezione spiega molto bene il simbolismo della tradizione gorfiglianese che concretamente si svolge così. Giorni prima della grande festa al Novello Sacerdote, gli uomini del paese vanno nel bosco dei faggi e tagliano quello più dritto e alto, e con mezzi adeguati lo portano nei pressi della casa del festeggiato. Una volta bello e sgusciato della sua corteccia, viene fissato sulla punta l’abbellimento del “Calendro”, come un coronamento finale di un’opera portata a compimento, ed esaltata con tripudio. Solitamente esso è costituito da rami verdi di ginepro, arbusto molto comune tra le selve garfagnine, ritenuto sacro fin dai tempi antichi e considerato capace di portare vita e protezione. Insieme viene issata anche una bandiera. Poi con notevole sostegno il palo è innalzato e piantato con capacità e sicurezza in una fonda buca nel terreno di casa. L’operazione, a volte rischiosa, coinvolge un po’ tutti con sentimenti di gioia, di soddisfazione, di grande impatto per gli spettatori. Altra cosa da mettere in risalto è questa. In gorfiglianese detto palo è chiamato “tempia”, dal latino “templum=tempio”, in riferimento agli assi in legno messi a copertura trasversale sui tetti dei vecchi templi romani per sostenere l’impalcatura. Quindi anche questo termine la dice lunga sulla valenza religiosa e sacrale del “Calendro” nel suo complesso.

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nsomma, la costumanza, tipica di Gorfigliano e di altri paesi vicini, è simbolo della statura morale e spirituale del Sacerdote, il quale deve reggere la Chiesa e portarla nel mondo, proteggerla e averne cura. Al contempo deve risplendere della luce di Dio, quale candelabro messo in alto, affinché tutti ricevano da lui il chiarore necessario per la loro fede, e la testimonianza fedele per il loro cammino di credenti. Così il Sacerdote nel suo compito e nella sua missione nel mondo deve essere il primo nel servizio, e deve essere al centro della comunità per il bene di tutti. Il “Calendro”, allora, non è una tradizione semplicistica del folclore, ma riveste un suo preciso significato, una sua propria importanza, sia principalmente per il novello ambasciatore del Vangelo, e sia per l’insieme del Corpo Ecclesiale, chiamato quest’ultimo a riscoprire la figura del Sacerdote e il suo ruolo di Pastore in mezzo agli uomini. Gorfigliano, fin d’ora, vuol porgere a Don Alex i più affettuosi auguri per il suo Sacerdozio. Il Paese gli è vicino e la gente lo aspetta per dimostrargli quanto lo abbia a cuore, e per dirgli quanto la sua festa accresca la Comunità parrocchiale e tutta la gente di un nuovo vigore interiore e di un nuovo spirito di vitalità evangelica, tanto necessaria oggi più che mai. Il “Calendro” che verrà fatto per lui sia un segno di benedizione per la sua vita e per il suo apostolato.

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