La bellezza di guardare il mondo dopo un respiro profondo, con il silenzio e la mente libera, è un qualcosa che ognuno di noi dovrebbe poter provare spesso.

E invece niente, o veramente poco.
La pandemia all’inizio ci aveva resi più riflessivi, più fragili, persino apparentemente più altruisti. Io ci avevo creduto e con me tanti. Ingenui, diranno i più cinici. Ma senza tendere a Wonderland, al lieto fine a cui la società mainstream ci ha addestrati, che finale possiamo concepire per i nostri destini? Questa seconda fase della pandemia ci ha riportati brutalmente sulla terra, per ragioni diverse, alcune ben note altre da capire meglio, che qua non intendo indagare, semplicemente ne prendo atto.
Credo però che o recuperiamo davvero il senso del bene e del bello, della solidarietà e della condivisione, oppure la rabbia, giustificata o indotta che sia, rischia di portarci verso un inevitabile Titanic. E sul Titanic si sa, che si sia l’orchestra malinconica, il capitano che è l’ultimo ad andarsene o l’impavido Jack, il destino collettivo è segnato.
Io dico, salviamo in tempo la nave, altrimenti di questa civiltà non ritroveremo tra molti anni che un dipinto, o un disegno su carta, che pur bello come la nuda Rose, altro non sarà che il simbolo di una grande incompiuta che avrebbe potuto essere e non è stata.
PATRIZIO ANDREUCCETTI

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