Il mio stato d’animo questa mattina è di delusione e sgomento.
Come mi capita ogni volta che combatto una battaglia giusta e doverosa ed il suo esito è un’amara sconfitta.

La battaglia perduta è ovviamente quella a favore di lavoratrici e lavoratori della Spirale di Monsagrati.
Penso a loro, all’orribile Natale che passeranno con le loro famiglie, perché ingiustamente condannati da un licenziamento disumano nei modi e nei contenuti.

Nei contenuti perché fino a poche settimane fa venivano richiesti di svolgere straordinari su straordinari e ora si troveranno a dover accettare una risibile indennità di qualche migliaio di euro per aver lavorato seriamente e con impegno nella loro azienda per tanti anni.

Nei modi perché chiedevamo ben poco all’Azienda ed al Ministero dello Sviluppo Economico.

Un anno di ossigeno con la cassa integrazione per cessazione di attività che ci avrebbe consentito, come Regione, di attivare politiche attive del lavoro e nel frattempo cercare un’alternativa per una reindustrializzazione.
Un’operazione che sarebbe costata, all’Azienda, quattro soldi, ed al Ministero, la fatica di un incontro.

E invece niente, l’Amministratore Delegato, Macasso, nelle riunioni in Regione ha dato la colpa della chiusura della fabbrica al perdurante bel tempo, ai complotti ambientalisti contro la gomma ed il PVC ed alla concorrenza sleale cinese (non scherzo!) e sul punto dirimente della disponibilità o meno ad attivare la cassa integrazione nemmeno ci ha messo la faccia, dando la parola al suo avvocato che ha sostenuto tesi risibili ed inconsistenti.
Il Ministro di Maio, ministro del popolo e del cambiamento, da parte sua non ha degnato le rappresentanze sindacali nemmeno di un incontro, dichiarando addirittura irricevibile la loro richiesta, cioè la richiesta di cercare di salvare l’occupazione di 38 tra lavoratrici e lavoratori.
Un licenziamento è sempre un evento traumatico ma in questo caso si è aggiunta un’insensibilità, un’indisponibilità che non riesco a definire altrimenti che disumana.
Hanno sempre tutti in bocca la parola lavoro: “priorità al lavoro”, “la Repubblica fondata sul lavoro”, “il diritto al lavoro” e poi in concreto questa è l’attenzione dimostrata nei confronti di lavoratori seri, impegnati e sempre disponibili: mandarli a casa e lasciarli soli di fronte al loro dramma.

stefano baccelli

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