Editoriale del Direttore

di Daniele Vanni

Chi non ha pregiudizi, cioè non tenta di difendere ad ogni costo ciò che pensa, – ed in Italia sono pochissimi, viste le risse e le dispute continue che ci sono al bar o in metropolitana, alla tv come sui blog, – sa benissimo che il ’68 non è nato in Unione Sovietica, per una contestazione filosofica al sistema capitalistico, ma nella patria stessa del moderno capitalismo e cioè in America. E non è nato dalla critica mossa dalla classe operaia, ma dall’insofferenza di studenti molto più borghesi del sistema “borghese” che dicevano di schifare! Solo edipicamente perché ne erano figli!

Quella “rivolta” giovanile nacque dall’insofferenza di una generazione, la prima, – dopo 4 milioni di anni di storia dell’uomo! – che viveva in opulentissimo benessere senza aver fatto guerre: visto che per loro avevano combattuto i loro nonni e i loro padri! Non credo certo nell’”igiene della guerra”, concetto caro agli stravaganti Futuristi. Noto solo, a distanza di mezzo secolo, avendone fatto parte, che quel “movimento” nasceva 7674885294_8269665978più dalla noia che prende i giovani che hanno tutto e non devono più conquistare niente che dalla voglia vera di un futuro diverso che non c’è stato affatto! E, noi contestatori di allora, che ci agitavamo solo per scatenare tutte quelle calorie che offrivano i supermarket, contestavamo non sapendo neppure bene cosa e chi, ma abbiamo creato un mondo ben poeggiore di quello dei nostri predecessori! E nulla accade gratis nella storia. E tutto questo contestare, se portò al logorio del dominio americano nel mondo, che pure perdura anche oggi, ebbe poi effetti dirompenti in Europa, e magnificatamente in una nazione, dove un partito-stato era riuscito a garantire (certo anche con mangerie e tangenti che solo Di Pietro si arrogava il diritto di aver tolto dal DNA dell’uomo) uno sviluppo economico che l’Italia aveva visto forse solo con la conquista militare della penisola da parte dei Romani!

Dopo i Sessantottini, in questo Paese, non ci fu più università meritocratica, ma una scuola che garantisce ai giovani capaci un sicuro futuro all’estero, agli altri, normali, la convivenza con genitori e nonni che grazie all’accompagnamento contribuiscono alla rovescia al bilancio familiare: perché, semplicemente, senza ricerca non c’è industria e senza industria non c’è lavoro…

Dopo il ’68, la spesa s’impennò, moltiplicata da tanti stati, quanti erano le regioni, mentre Lama diceva che il salario era una variabile indipendente e per rendere reale questo pensiero che non ha eguali neanche nei Soviet, fu introdotta la scala mobile: come dire lo stipendio cresce, come diceva Totò: a prescindere!

Non che tutto fosse sbagliato, ma il diritto sacrosanto alla pensione non poteva essere coniugato, come fece Rumor, sulla spinta del ’68, che aperse la strada a riforme disastrose (parlo dal punto di vista economico) di sanità, giustizia e introdusse aborto e divorzio,(anche qui non ne faccio una questione ideologica: noto solo che queste introduzioni repentine in una società che appena il giorno prima era essenzialmente agricola, ne squassò le fondamente) con i baby pensionati!

Pancho Villa, che di mestiere faceva il rivoluzionario, quando gli dissero che i contadini non avevano più soldi, dette l’ordine perentorio di stamparli!

Maria Antonietta, che di mestiere faceva la regina e che per questo (oltre al fatto di essere austriaca) fu ghigliottinata, quando gli dissero che non c’era più pane e i Parigini stavano per insorgere perchè affamati, chiese se non fosse possibile sfornare briosches!

Sono nato politicamente in quegli anni bui. Oggi, politicamente sono “spento”, quasi qualunquista, perché non vedo nessuno, né a destra, né a sinistra, che del resto non esistono più, al di là di sterili polemichette, che abbozzi timidamente un’idea di futuro e proponga riforme conseguenziali: semplicemente, credo, che dopo il diluvio sessantottino, si abbia paura ad esternare anche la più semplice dei pensieri! Che del resto sarebbe subito sconfessato da milioni di interventi su Internet!

Allora le idee c’erano, anche troppe di conseguenza ed io abbracciai totalmente quelle di sinistra! Quindi credo di conoscere assai bene quel pensiero. Che abbandonato (non da tutti!) il desiderio perenne di una rivoluzione è però non solo contro la guerra (e chi non lo è?) ma anche contro la forza militare e persino quella che garantisce l’ordine. Perché i rivoluzionari aborriscono dall’ordine stesso!

Così, gran parte della vecchia sinistra e degli “sdraiati” e i “nichilisti”, guarda all’industria ancora come degli sfruttatori. Schifa la meritocrazia. Non parliamo della concorrenza economica che oggi globalizzata ci sta mettendo in ginocchio! Ma “loro” pensano non che sia colpa dell’incapacità dell’Italia di fare sistema e di essere competitiva: preferiscono dare la colpa ai politici che avrebbero spolpato questo Paese. E qui il discorso su chi siano questi politici, si farebbe lungo…

Nel 1967, al Festival di Sanremo, i Giganti arrivarono tra i primi, cantando: “Mettete dei fiori nei vostri canoni” uno slogan preso dai pacifisti americani, membri dello stato con il più potente esercito di sempre al mondo e che sta studiando guerre elettroniche fatte da professionisti perché sa che i giovani americani già in Vietnam avevano dimostrato tutte le difficoltà di una generazione vissuta nel benessere a trovarsi in trincea. E quindi, a differenza di noi, gli USA ma quasi tutti gli altri paesi industrializzati o no, non smettono certo di pensare a fortificarsi, oltre che economicamente anche militarmente.

Non che i sindacati abbiano tutte le colpe della decadenza spaventosa della nostra Nazione, ma certo ci hanno messo del loro! Semplicemente perché non hanno voluto e non vogliono bene alle industrie, alle aziende che vedono come qualcosa di ostile e nemico. E non difendono i diritti dei lavoratori come negli altri paesi industrializzati, ma sono partiti, spesso più forti dei partiti: e quindi fanno politica!

La Camusso, nel ’67 aveva 12 anni. Poi studierà archeologia, senza laurearsi. Socialista della Fiom, avrà pure capito che cosa costruivano i metalmeccanici!

Maurizio Landini ne aveva sei di anni, l’anno prima del ’68: non divenuto geometra, poi ha fatto il metalmeccanico!

La Smi-Kme era una delle più grandi fonderie di rame d’Europa sta per essere riconvertita a coltivazioni idroponiche: la fabbrica che costruì tante armi e soprattutto munizioni per l’Italia per due grandi guerre sta per produrre (?) garofani e pomodori in acqua alimentata da ormoni!

Pare che gran parte del “Caricamento” di Fornaci di Barga, cioè le macchine che costruivano bossoli per i nostri cannoni e pallottole per i nostri fucili, sia stata negli anni addirittura venduta all’India, che ha sì i suoi Landini e Camusso, con rispetto parlando, nel pacificismo di Ghandi, ma che è un “pacifismo” di facciata, servito solo, – dietro c’era la forza di oltre un miliardo di persone! – a mandar via senza guerra vera, ma appena paventata, gli Inglesi. India che ha oggi ha un esercito potentissimo, la bomba atomica, e si appresta ad essere forse la terza potenza industriale del Pianeta e quando c’è da rimandare i nostri (?) Marò fa vedere i muscoli e umilia l’Italiaetta di Monti come quella di Renzi!

Insomma i Giganti hanno vinto! Abbiamo messo fiori, cioè coltivazioni idropiniche dentro i cannoni della Smi-Kme!

Io vorrei chiedere alla Camusso e a Landini,  se di fronte ai fatti di Fornaci di Barga, si sentono realizzati intellettualmente!

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