Quando ci fu il concerto dei Rolling Stones, il Soprintendente in carica dichiarò alla stampa che le Mura con i suoi spalti non potevano essere considerati un “comune spazio performativo” a ciò ostando la loro storia e la loro stessa concezione architettonica. Parole che apprezzammo perché le leggemmo in termini di rassicurazione circa la eccezionalità della concessa autorizzazione . Apprezzamento mal concesso perché i concerti si sono succeduti e, con essi, l’utilizzo improprio di quello spazio e l’annullamento per mesi del suo rilievo paesaggistico e culturale, il primo formalmente riconosciuto dal vincolo che vi grava da decenni, il secondo dal vincolo imposto col decreto Mibact del 2017 che ha definitivamente -giacché in via provvisoria già lo era – assoggettato il Monumento alla normativa di tutela. Le ripetute sollecitazioni di Italia Nostra affinché questo regime giuridico si traducesse in condotte coerenti sono state disattese da una Amministrazione comunale attenta all’intenso sfruttamento commerciale dei beni culturali che fanno di Lucca una città d’arte e di storia, nella sostanziale indifferenza degli organi di controllo pur consapevoli che ben altri sono gli orizzonti d’azione della valorizzazione che il Codice dei Beni culturali promuove. Oggi apprezziamo i primi gesti concreti della Soprintendente che, trovatasi a gestire questa consolidata realtà, con intelligente sensibilità, senza creare sconquassi, ha posto l’accento su due regole elementari che interpretiamo quale inedita espressione di oculata vigilanza: le decisioni scontano i tempi imposti dallo esame degli atti e dalle valutazioni di doverosa competenza; le esigenze della tutela prevalgono sulle esigenze di chi organizza eventi che coinvolgono beni culturali. E’ un passo importante in sé e per il messaggio che sembra trasmettere. In particolare, la ricerca dei limiti di compatibilità apre allo scenario più volte da noi auspicato del rispetto della naturale vocazione dei luoghi, ovvero della loro vocazione storica e architettonica. Le folle esaltano la ragion d’essere di un teatro, costruito per riceverle, ma degradano uno spazio nato per ragioni di difesa e giunto a noi quale inscindibile ed essenziale corredo di un monumento. Lo aveva capito il Soprintendente dei Rolling Stones che però non dette – ne ignoriamo le ragioni – consequenziale corso alla intuizione. Le considerazioni che svolgiamo seguono soltanto il solco delle nostre convinzioni ma è possibile che la tutela del verde dello spalto dopo l’evento diventi il tema – soccorrendo le stesse ragioni – anche del “prima” dell’evento, nonché diventi il tema di altri eventi che non possono prescindere per la loro realizzazione dal sacrificio dell’erba per un tempo che non si identifica, ma lo sopravanza considerevolmente, con quello del loro calendario. E siccome l’erba nel contesto di questa nota ha significato più ampio del suo proprio richiamando il bene culturale cui accede come parte di esso, è altresì possibile che il tema investa il centro storico che di beni culturali è un vero e proprio tessuto il quale esige la medesima ricerca di possibili compatibilità con manifestazioni che ne stravolgono l’identità. In conclusione, il messaggio che si può leggere tra le righe del primo intervento della Soprintendenza è che i suoi destinatari considerino per tempo l’opportunità’ di individuare spazi alternativi funzionalmente idonei ad accogliere le manifestazioni di massa fino ad oggi insistentemente racchiuse tra le Mura, forse per la massimizzazione dei profitti che ne derivano, certamente non per la valorizzazione dei beni culturali. 

Lucca, 25/07/2019 Consiglio Direttivo Italia Nostra Lucca 

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