L’ultimo rapporto di Confcommercio ha lanciato l’allarme consumi: mai così bassi negli ultimi 25 anni. Le famiglie spendono soltanto per acquisti obbligati. Così la ripresa economica non ci sarà in Italia: cosa aspettarsi?

Italia: crollo storico dei consumi, è allarme per la ripresa economica

I consumi delle famiglie italiane sono crollati in 25 anni. Questa la conclusione dell’ultimo studio di Confcommercio.

I dati emersi si sono tradotti in un vero e proprio allarme per la ripresa economica: le spese obbligate, quelle che riguardano casa, bollette, prima necessità, rappresentano ormai la grande fetta dei consumi familiari.

Cosa significa? Per Confcommercio la prospettiva è poco rassicurante: se si continua su questo trend la crisi da coronavirus non vedrà la fine in tempi brevi.

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Il quadro sulla situazione economica delle famiglie italiane non è affatto buono. Soprattutto in vista della tanto attesa ripresa, dopo il brusco impatto sui bilanci familiari del lockdown e della generale crisi per il coronavirus.

A lanciare l’allarme è stata Confcommercio, che ha reso noto lo studio sull’andamento dei consumi in Italia dal 1995 al 2020.

Il primo dato balzato all’attenzione degli analisti è stato l’aumento del peso delle spese obbligate sul reddito delle famiglie: quasi la metà degli acquisti degli italiani è rivolto alle voci di spesa cosiddette non libere, come manutenzione della casa, generi alimentari, servizi e prodotti per la comunicazione.

In totale, i consumi obbligati rappresentano il 44% di tutte le spese di una famiglia, raggiungendo un livello mai registrato dal 1995.

Ciò significa che almeno 7.000 euro l’anno sono utilizzati per i consumi necessari. Tra questi, è soprattutto la manutenzione della casa a erodere il reddito delle famiglie: affitti, manutenzioni varie, bollette, smaltimento rifiuti si traducono in 4.000 euro annue di spesa pro capite.

Il 2020, con l’impatto devastante del coronavirus, ha visto frenare bruscamente la tendenza ai consumi liberi, quelli dettati principalmente da desideri, gusti e preferenze.

Anche i servizi commercializzabili sono emersi come sempre meno rilevanti nelle scelte di spesa degli italiani: in un anno sono infatti passati dal 21% al 15,6%, riducendo quindi quello che è il benessere economico, solitamente legato alla spesa in questo settore.

Da sottolineare, inoltre, che se i beni commercializzabili come quelli alimentari e legati alla comunicazione, hanno avuto in incremento nel 2020, lo stesso non può dirsi per autovetture, abbigliamento e calzature.

I consumi in questi settori sono calati, a testimonianza di una crisi finanziaria delle famiglie.

Ripresa economica a rischio: cosa fare?

Il presidente di Confcommercio Sangalli non ha usato mezzi termini per commentare il rapporto sui consumi: se non si interviene con misure mirate, la ripresa economica non ci sarà.

L’indicatore dei consumi delle famiglie, infatti, è considerato cruciale per comprendere la reale capacità di acquisto delle persone e la loro propensione a spendere.

Per questo, l’appello di Confcommercio è sembrato accorato:

“L’emergenza COVID ha riportato i consumi ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni. Inoltre, ci preoccupa l’aumento delle spese obbligate delle famiglie che erodono quasi il 44% dei consumi totali. Se non si interviene con decisione tagliando le tasse perderemo definitivamente la possibilità di agganciare la ripresa economica”

Importante, infine, anche la liberalizzazione dei mercati di offerta di beni e servizi obbligati, che darebbe un sicuro impulso al benessere delle famiglie.

Questo il messaggio di monito inviato al Governo, in pieno lavoro proprio contro la crisi economica.

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