Le Nazioni Unite denunciano in un rapporto le “agghiaccianti sofferenze” patite dai civili in Iraq negli ultimi due anni, e le “violenze sistematiche”, il “possibile genocidio” compiuti dall’Isil. Documentata anche la scoperta di fosse comuni, in particolare nelle zone occupate dagli jihadisti e tornate sotto il controllo del governo. Il rapporto si ferma a ottobre 2015.

“Da gennaio 2014 oltre 18.000 persone sono rimaste uccise a causa del conflitto”, afferma Mohammad Ali Alnsour, funzionario dell’Onu nella regione Medio Oriente-Nordafrica. “Inoltre più di tre milioni di civili sono stati costretti a lasciare le proprie case, comunità e sono diventate sfollati interni”.

Fra gli sfollati c‘è oltre un milione di bambini. Le cifre reali potrebbero essere più elevate rispetto a quelle del rapporto, secondo l’Onu. Le violenze commesse dall’Isil potrebbero costituire “crimini di guerra e contro l’umanità”, sottolineano le Nazioni Unite.

Numero di sfollati secondo la Missione di assistenza Onu per l’Iraq (Unami):

“Le atrocità includono pulizia etnica, uccisioni, rapimenti, stupri, violenza sessuale, distruzione arbitraria di proprietà religiose e culturali – dice Francesco Motta, direttore dell’ufficio Diritti Umani dell’Unami (Missione di assistenza Onu per l’Iraq) – distruzione delle infrastrutture fondamentali, schiavitù, schiavitù sessuale di migliaia di persone appartenenti a comunità minoritarie”.

Tra le comunità che l’Isil ha voluto distruggere totalmente o in parte – sottolinea l’Onu – ci sono gli yazidi. Nell’agosto del 2014 centinaia di loro furono massacrati a Sinjar, città strappata all’Isil dai peshmerga curdi lo scorso novembre.

fonte : www.euronews.com

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