“Io sono io e voi non siete un c…!”. Ma lo diceva Grillo o il marchese Del Grillo?

No, forse, il marchese, parlando della sua elitè che rispetto al popolo, oggi votante… Perché Grillo, quello “comico” e che, dal nulla e sul nulla, ha inventato una dei partiti che ha ricevuto più voti di sempre nella Repubblica Italiana, discende da una nobile e ricchissima famiglia genovese, diceva: “Uno vale l’altro”. Che, se volete, sa di comunismo alla genovese.

Non so, forse faccio confusione.

Ma il ministro Di Maio seguace e primo esponente dei 5 Stelle (che è un albergo dove uno arriva e l’altro va, con porte girevoli) allora ieri cosa ha detto? “Uno non vale l’altro!”.

Ma allora siamo su un altro versante, quello opposto: su una scala valoriale, meritocratica, d’elite come forse si auspicava il padre del più giovane ministro degli Esteri del mondo occidentale, quando faceva politica.

Questo ministro, appena poche ora fa, chiedeva a gran voce le dimissioni del collega anche di partito Petrocelli, perché allontanatosi dalle linee del partito che lo aveva messo a capo della Commissione Esteri. Su che basi? Sul fatto che un parlamentare non può occupare un posto di rilievo ottenuto su indicazione di un partito, se si discosta troppo dalle idee del partito che rappresenta la volontà del popolo, che in quelle idee si è identificato, indicandolo con il voto elettorale. Credo fosse giusto. E politicamente corretto.

Altrimenti siano tutto su un altro piano. Sarebbe come mandare a Mosca un nipote del Segretario del Partito Fascista di Mussolini, che invase le steppe del Don, in una fase così delicata, per irritare i discendenti di Lenin e Stalin.

Ieri, il ministro Di Maio non solo ha rinnegato tutte le idee, dalla prima all’ultima, del suo partito, quello di Grillo, il comico, aderendo alla teoria del Marchese Del Grillo: “Io sono io e voi non siete un c….!”. Ma ne ha fondato addirittura un altro!! Di partiti. Che piovono come se questi potessero risolvere la siccità.

Senza però dimettersi da uno dei più alti incarichi dello Stato dove era stato designato, non per una sua carriera o capacità dimostrate, ma da un partito che ora l’On. Di Maio distrugge, rinnega!!

Ora io chiedo: è etico? È costituzionale??

Io credo che nella vita sia lecito cambiare idea: chi non l’ha fatto in Italia che come Paese è stato alleato e nemico di tutti?? Ha fatto il Risorgimento contro gli Austriaci, per poi, una volta unita la nazione, fare con loro e i Tedeschi, la Triplice Alleanza. Salvo poi, a combatterli sul Carso. Quindi, di nuovo, allearsi con Hitler e poi, subito dopo, con gli Americani. E quando, finalmente, c’era la libertà…di scegliersi un “padrino”: la DC era finanziata da Oltre Atlantico, mentre il PCI era foraggiato, Oltre Cortina, quella di Ferro, dal padre di Putin, che ora i figli del PCI odiano a morte!

Cambiare idea è quindi quasi un “dovere” in Italia. Peccato, che ci sia anche quello di tenersi incollata la poltrona. Cioè secondo il filosofo Luca Pasquale Medici da Capurso: il posto fisso!! Sennò: “Quo vado?”.

DANIELE VANNI

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