Intervista a Luca Dinelli Candidato FIALS

Ad oggi sono iniziate le consultazioni per la costituzione delle nuove RSU. Primi commenti a caldo?
Ancora non abbiamo dati certi sull’affluenza ma dai primi scambi di vedute con coloro che si sono presentati ai seggi si desume un misto di disillusione negli strumenti di rappresentanza tradizionale, unitamente alla necessità di un forte cambio di passo da parte dell’azienda nei confronti delle loro rivendicazioni: vale a dire turni di lavoro aggiuntivi e non programmati, ritmi di lavoro sempre più incalzanti, difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

In che modo, se sarai eletto, pensi di poter dare risposta a queste istanze?

Intanto essendo io stesso un operatore della sanità e svolgendo da tempo attività sindacale, conosco bene le problematiche che si sono accresciute negli ultimi anni nel contesto sanitario.
Quindi porterò le istanze dei colleghi anche in quella sede, come ho fatto sinora, in tutte le sedi istituzionali a cui ho avuto accesso tramite il mio sindacato.
La nostra peculiarità, da sempre, è stata quella di essere apartitici e di portare avanti le rivendicazioni in qualsiasi sede senza guardare in faccia a nessuno, aprendo con la lotta quotidiana gli spazi angusti in cui da troppo tempo è rimasta chiusa la contrattazione sindacale. Oggi c’è bisogno di un percorso strutturato di crescita salariale, di fronte a stipendi che sono inaccettabilmente bassi rispetto al costo della vita, specie se posti a confronto la maggior parte dei paesi dell’Unione Eurropea. Inoltre manca totalmente un disegno di medio periodo che consenta una pianificazione delle legittime aspettative di carriera, di strumenti di conciliazione tra famiglia e lavoro, di investimenti pubblici in strutture e risorse umane che consentano di riportare la sanità pubblica italiana ai livelli che ha conosciuto in passato, restituisca dignità al lavoro e renda attuale quel diritto universale alla salute e alle cure che è sancito dalla nostra Costituzione.
Ovviamente l’RSU può dispiegare la propria attività a livello di contrattazione integrativa aziendale, ma come iscritto FIALS posso contare su una presenza a più livelli istituzionali e su una continuità di azione che travalica i limiti del livello strettamente legato alla contrattazione decentrata.

E’ un’allusione alla politica condotta da CGIL, CISL e UIL?

Io sono sempre stato abituato a ragionare sul merito delle questioni, chi mi ha conosciuto direttamente sa che non alzo steccati pregiudiziali nei confronti di nessuno.
Conosco delegati aziendali delle sigle sindacali concorrenti che dimostrano capacità e onestà e con cui sono convinto che sarà possibile portare avanti un buon lavoro anche in sede RSU.
Ciò che rilevo è l’appiattimento delle sigle confederali su una politica regionale e nazionale asfittica e appiattita sul quotidiano. Negli ultimi anni hanno mostrato incapacità di contrapporsi ai modelli di politica economica imperante; hanno rinunciato alla possibilità dello scontro su ricette che hanno depauperato il lavoro, lo hanno precarizzato e rischiano di far slittare la sanità sempre più verso un modello privatistico. Si sono appiattiti sui modelli che accettano la scarsità di risorse come ineluttabile e si accontentano delle briciole stanziate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, divenuto il vero arbitro che detta le regole. Lo dimostra l’ultima bozza di contratto nazionale sottoscritto dopo nove anni di blocco della contrattazione. E’un contratto che non ha scalfito il blocco dei fondi contrattuali consolidati al 31/12/2016, che introduce l’idea di una sanità integrativa di settore che i dipendenti dovrebbero finanziare sacrificando parte del loro salario accessorio, che sottrae materie alla contrattazione riconoscendo ampi margini all’azienda per procedere anche in assenza di accordo sindacale. Dobbiamo riconoscere che quando i margini di trattativa sono così assottigliati, l’unica alternativa che rimane è quella dello scontro in ogni sede e con ogni mezzo legittimo.
Lo dico nel pieno rispetto di tutti i colleghi che per ragioni ideali e per vecchia militanza hanno scelto di rimanere nelle loro organizzazioni storiche, sperando di modificarle dall’interno. Io stesso ho militato in un sindacato confederale e so quante resistenze si possono incontrare nel riconoscere le derive di un’organizzazione all’interno della quale si è militato per anni.

Quali sono le prossime iniziative della FIALS?

A livello nazionale, quella di cercare di correggere le storture di una bozza di contratto collettivo sottoscritto frettolosamente, che ha risposto più ad esigenze elettorali, che lavorative e sulla quale gli stessi sottoscrittori stanno adesso presentando decine di emendamenti.
A livello regionale, non rinunciamo a mettere in discussione l’ultima riforma sanitaria voluta da Rossi che ha creato e sta creando disservizi ed enormi difficoltà organizzative e di comunicazione tra uffici e unità operative della Asl e rischia di tradursi, contrariamente alla ratio ispiratrice, in un ulteriore aggravio per i fondi pubblici.

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