Infrastrutture, priorità assoluta per guardare al futuro

“C’è un elemento discriminante che consente di capire se e quando la politica ha voglia di investire sul futuro: le strategie in tema di infrastrutture.

A questo riguardo le infrastrutture costituiscono un indicatore perfino più attendibile della scuola. Il motivo è chiaro: investire nell’istruzione non trova opposizione dichiarata in nessuno, e quindi non è troppo “compromettente”; poi per la scuola non si fa abbastanza, ma il tema in sé non è divisivo. Le infrastrutture invece trovano regolarmente opposizione, talvolta anche molto agguerrita, ed è allora che scatta la discriminante. Un’opzione possibile è guardare al futuro, all’interesse collettivo e non immediato, e quindi, senza farsi spaventare dalla possibile impopolarità, informare i cittadini, spiegare, dare risposte, cercare il massimo consenso possibile e infine assumersi la responsabilità di portare avanti i progetti. Oppure, viceversa, non fare nulla di tutto questo, assecondando pregiudizi e posizioni ideologiche.

Un atteggiamento molto comune, quest’ultimo, a livello nazionale e locale. Della realizzazione di infrastrutture troppi amministratori vedono con chiarezza le controindicazioni di breve respiro (le possibili penalizzazioni elettorali) mentre tengono in scarso conto i benefici a medio e lungo termine.

Questo atteggiamento sta conducendo il paese su una strada pericolosa. Promettere pensioni ed esborsi oggi, e poi pazienza se domani saltano i conti pubblici; introdurre norme che non contrastano a sufficienza abusi e illegalità, e poi pazienza se in futuro si generano problemi seri; compiacere  – per tornare alle infrastrutture – comitati anti-tutto e poi pazienza se ci troviamo con una viabilità ingestibile, una rete ferroviaria inadeguata, flussi di traffico aereo non ottimizzati, rifiuti gettati per strada. L’importante è la prossima scadenza elettorale. Che tristezza; e che preoccupazione.

Mi è accaduto più volte, essendo da tanto tempo nel sistema Confindustria, di sentire esperti della storia della nostra confederazione spiegare il nostro simbolo – l’aquila, che con linee grafiche diverse rappresenta il nostro brand dal 1910 – come un richiamo al volare alto e al guardare lontano. Mi è venuto in mente questo quando ho visto i colleghi di Torino manifestare assieme a tante altre persone della società civile a favore della Tav, opera impopolare per eccellenza. Qui da noi non abbiamo un’infrastruttura-simbolo come quella, ma in un certo senso la nostra Tav è l’aeroporto di Firenze: non a caso proprio un anno fa furono gli industriali fiorentini a scendere in piazza, con la partecipazione anche di alcuni di noi di Confindustria Toscana Nord e di altri colleghi toscani.

Accanto all’aeroporto, sono tante le opere del territorio Lucca-Pistoia-Prato che attendono da decenni di trovare concretizzazione. Razionalmente parlando, non si capisce perché. Una città come Lucca priva di tangenziale richiede con tutta evidenza un intervento che colmi questa mancanza; si dovrebbe discutere solo di come stringere i tempi per realizzare gli assi viari, non trovarsi da decenni in continui tira e molla. A Pistoia finalmente si sta lavorando al raddoppio della ferrovia fino a Montecatini; ma dopo la città termale rimarremo a un solo binario? Non si sa. Parliamo dell’unica linea ferroviaria che congiunge Firenze, e quindi anche l’alta velocità, con la costa nord della Toscana: dovrebbe essere un gioiello, tanto più che – quasi ironicamente – Pistoia è un polo importante del settore ferrotranviario. Prato, poi, è alle prese con il problema dello smaltimento dei rifiuti tessili che, per quanto si possa essere dei virtuosi riutilizzatori di fibre, ci sono e ci saranno sempre. Un problema, quello dei rifiuti, che riguarda anche il cartario e altri settori. Le indicazioni dell’Unione Europea sono chiare e di buonsenso: non solo occorrono impianti di smaltimento, ma devono essere anche di prossimità; quindi la Regione Toscana dovrebbe essere in prima fila per pianificare, programmare, stabilire come e dove farli. Com’è la realtà lo sappiamo: pungolo continuo delle imprese, e ancora non siamo a nulla.

Potrei continuare a lungo, perché le nostre piccole Tav sono tante. Stefano Varia, presidente di Ance Toscana Nord e nostro delegato per le infrastrutture, è instancabile nel ricordarle tutte e nell’evidenziare che realizzare le opere necessarie significa anche azionare quel formidabile volano dell’economia che è l’edilizia.

Mi fermo qui con una citazione spesso attribuita a De Gasperi: un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione. In realtà sembra che l’autore sia James Freeman Clarke, predicatore americano dell’Ottocento. Ci sentiamo un po’ predicatori e forse anche un po’ ottocenteschi, noi seguaci dell’aquila confindustriale, quando cerchiamo di far ragionare i politici e li invitiamo a essere degli statisti. Un ruolo scomodo, il nostro, ma indispensabile.”

Giulio Grossi, presidente di Confindustria Toscana Nord

All. foto di Giulio Grossi

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