In Italia la crescita sarà zero nel 2020. La previsione

Dall’Oxford Economics ne sono certi: pesa anche per lo scenario italiano l’epidemia di coronavirus

In Italia la crescita sarà zero nel 2020. La previsione

Crescita zero nel 2020 in Italia. Un dato che risulta certo stando alle previsioni effettuate dal centro di ricerca britannico Oxford Economics, che cita l’epidemia di coronavirus come elemento decisivo nel penalizzare un’economia del Belpaese già in netta difficoltà:

“Nel 2020 la crescita sarà a zero, dopo lo 0,2% del 2019. In più, risulta improbabile che l’attuale esecutivo possa resistere fino a fine mandato, nel 2023.”

Una previsione quindi, quella targata Oxford Economics, per nulla esente dall’attuale scenario politico del Belpaese, con la fragilità di un governo spaccato a insidiare il PIL e un netto ridimensionamento rispetto alle stime dello scorso dicembre, sul +0,3%.

A ciò si aggiunga un settore industriale bloccato e, su tutto, la diffusione del coronavirus, le cui conseguenze – sottolinea il centro di ricerca britannico – potrebbero essere molto maggiori rispetto quanto prefigurato in un primo momento.

Mentre infatti la Cina è affossata da inflazione e una produzione in stallo, i riverberi sulle principali economie mondiali cominciano ad essere sempre più chiari e penalizzanti.

Italia: crescita zero nel 2020

Secondo Nicola Nobile, chief italian economist del centro oxfordiano, l’attuale epidemia di coronavirus – che al momento fa contare oltre 1.000 morti e almeno 40mila contagi – potrebbe avere conseguenze molto più imponenti rispetto quanto previsto in una fase precedente.

Quello di Nobile e più in generale dell’Oxford Economics non risulta un allarme isolato, e segue di sole 24 ore le parole del presidente dell Fed Jerome Powell di fronte al Congresso USA, che inquadrano il coronavirus come un elemento da tenere d’occhio in virtù dei suoi possibili effetti sull’economia globale.

Se pensiamo al solo scenario commerciale milanese, Confesercenti stima una perdita di almeno 8 milioni di euro per il comparto alberghi, mentre Assoturismo stima in 1,6 miliardi di euro le mancate entrate dal turismo cinese, quantificabili numericamente in 13 milioni di presenze in meno.

A livello nazionale, tra debole produzione industriale, recessione, disoccupazione al 10% e politica instabile il coronavirus potrebbe rappresentare – evidenzia l’Oxford Economics – la cosiddetta pioggia sul bagnato per l’Italia.

Il Belpaese è infatti già alle prese con un debito pubblico pari al 135% del PIL e in crescita di almeno 2 punti percentuali entro fine 2020 secondo le ultime previsioni.

Per Pechino, invece, Morgan Stanley parla di un Pil che potrebbe perdere da 0,5 a 1,0 punto percentuale nel primo trimestre del 2020, e la portata dell’attuale situazione avrà ricadute su tutte le principali economie mondiali.

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