In diminuzione le proteste contro grandi opere e installazioni industriali

di Claudio Vastano

 

Il rapporto annuale dell’Osservatorio Nimby Forum (giunto, quest’anno, alla sua tredicesima pubblicazione) mostra che le proteste rivolte alla realizzazione di nuove centrali energetiche o di smaltimento rifiuti sono calate durante il 2017. Nimby è l’acronimo anglosassone che sta per “not in my back-yard”, ovvero “non nel mio giardino”, e si riferisce alla tendenza a contestare a livello locale la realizzazione di opere e installazioni di vario genere.

A quanto pare, però, la moda del “no a tutti i costi” sta passando un brutto momento. Ciò accade non solo perché nell’opinione pubblica sono aumentate le posizioni favorevoli ai grandi impianti, ma anche perché nel nostro Paese gli investimenti imprenditoriali stanno progressivamente calando.

Come espresso dall’Osservatorio stesso “la causa non risiede tanto in una maggiore accettabilità sociale degli impianti, quanto in una riduzione degli investimenti dei nuovi progetti.”

Gli impianti contestati in Italia sono passati dai quasi 360 del 2016 ai 317 del 2017 (ovvero oltre il 10% in meno rispetto all’anno precedente). I settori che continuano a catalizzare maggiori dissensi sono quello energetico (57,4%) e quello legato allo smaltimento dei rifiuti (35,9%).

 

Fra gli impianti energetici contestati, la maggior parte sfrutta fonti di energia rinnovabili (eolico, geotermico, compostaggio o biomasse), mentre le regioni che hanno visto il maggior numero di proteste sono la Lombardia (38), la Toscana (34) e il Lazio (29), seguite da Puglia, Emilia Romagna e Veneto.

 

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