Italia è uno dei paesi più vecchi d’Europa e sono conservatori, gli anni 70 non sono serviti a molto, i fatti lo dimostrano, sono state lotte terminate nel vuoto proprio perchè arretratezza socio culturale si vince, forse, con un miscuglio di altre culture ma nel contempo il razzismo regna sovrano quindi o te ne vai o vivi nel conservatorismo italiano.

Milano
07:30 del 21/02/2017
Scritto da Luca
fonteitalianosveglia.com

Italia è uno dei paesi più vecchi d’Europa e sono conservatori, gli anni 70 non sono serviti a molto, i fatti lo dimostrano, sono state lotte terminate nel vuoto proprio perchè arretratezza socio culturale si vince, forse, con un miscuglio di altre culture ma nel contempo il razzismo regna sovrano quindi o te ne vai o vivi nel conservatorismo italiano.

Con questi presupposti non hanno futuro facile e felice. Negli anni ’70 si facevano battaglie per avere lavoro e dignità personale, ma dove è finita questa buona educazione di avere una famiglia, volontà di migliorare insomma qualcosa di cui esserne orgogliosi. Se questa è l’emancipazione la ritengo discutibile.

IN CASA CON LA FAMIGLIA E SENZA LAVORO, IDENTIKIT DEI GIOVANI ITALIANI

Da quando l’allora ministro dell’economia Tommaso Padoa-Schioppa coniò il termine, ormai dieci anni fa, non serve aspettare troppo perché periodicamente torni fuori la storia dei bamboccioni. Il punto di partenza della polemica è sempre lo stesso: i giovani che in Italia vivono con i loro genitori anche a una certa età sono molti, molti più che in tutto il resto d’Europa. Secondo gli ultimi dati dell’agenzia europea di statistica (Eurostat) due 18-34enni sue tre contro una media europea che è poco sotto il 50 percento, mentre si arriva anche a uno su tre nel Regno Unito.

Fin qui i fatti: ma quando si tratta di capire le cause la questione diventa più complicata. Che sia perché le condizioni economiche non glielo consentono o perché, come suggerisce lo stereotipo, in fondo sono dei mammoni?

Certo è che per loro in nessun luogo del continente, a parte Grecia e forse Spagna, la situazione del lavoro appare così difficile come in Italia. Intanto siamo la nazione più anziana d’Europa, con la quota più ampia di over 65. Già questo implica contare meno in quanto a rappresentanza politica rispetto a gruppi sociali come i pensionati, per esempio, che riescono a essere più coesi nelle loro richieste (e sono la maggioranza all’interno del principale sindacato italiano, la Cgil). Al contrario, gli under 35 sono politicamente dispersi e tendono anche a votare meno, per cui i loro interessi sono peggio rappresentati.

Anche mettendo da parte la politica, a confrontare il lavoro dei giovani europei il dato che emerge con maggiore forza è l’enorme differenza in termini di chi un impiego ce l’ha e chi no. Non appena si scende al di sotto del Lazio o dell’Abruzzo, per non parlare delle Isole, l’occupazione cala a livelli che non si possono definire greci solo perché il paragone sarebbe scorretto. Ma per la Grecia stessa. In queste regioni lavora meno di un 25-34enne su due, mentre al Centro si supera spesso il 70 percento e nel nord-est anche l’80.

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