IL SANTO DEL GIORNO: S. FEDELE, l’avvocato dei poveri e quindi martire  – BENEDETTO MENNI, delle Suore Ospedaliere

 

Sacerdote e martire tedesco il primo, detto l’avvocato dei poveri, perchè  difendeva proprio coloro che non avevano denaro, cosa che nella realtà, diciamoci tutta la verità! quasi sempre accade alla rovescia!

Attivo nei Fatebenefratelli e quindi sempre nelle corsie d’ospedale, il secondo, volle anche fondare una congregazione di suore che proprio qui, tra i malati, soprattutto psichici, che sono coloro che soffrono di più! svolgessero la loro missione

 

di Daniele Vanni

 

 

Benedetto Menni, al secolo Angelo Ercole (Milano, 11 marzo 1841 – Dinan, 24 aprile 1914), è stato un presbitero italiano dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, fondatore della congregazione delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù, che tanto hanno operato nelle corsie ospedaliere, soprattutto psichiatriche, costituendo di fatto le prime infermiere moderne per i disabili psichici.

Nel 1999 papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato santo.

Nacque nel 1841 da una famiglia di piccoli commercianti: all’età di 19 anni lasciò il suo lavoro in banca per soccorrere i feriti della battaglia di Magenta e decise di entrare tra i “Fatebenefratelli”, assumendo il nome religioso di Benedetto (1º maggio 1860): prestò servizio presso l’ospedale di Lodi ed il 14 ottobre 1866 venne ordinato sacerdote a Roma.

Il Fatebenefratelli di Roma, sull’Isola Tiberina, proprio là dove anticamente esisteva un “ospedale” ed il Tempio di Esculapio, Dio della Medicina!

Nel 1867 venne inviato in Spagna, dove gli Ospedalieri di san Giovanni di Dio erano sorti, per restaurarvi il suo ordine, soppresso dalle leggi eversive del 1835-1836. Pur privo di mezzi, nel 1868 riuscì a fondare a Barcellona un asilo per bambini poveri e malati ed un ospedale psichiatrico a Ciempozuelos, presso Madrid: dalla Spagna il rinato ordine si estese presto anche in Portogallo (1893) e poi in Messico (1901), dove vennero aperti altri ospedali.

Ai fratelli dell’ospedale affiancò nel 1881 una comunità di religiose, dando così vita alla congregazione femminile delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù.

 

 

Oggi celebriamo anche:

 

Sant’Egberto di Northumbria, monaco

Sant’Erminio, martire, venerato a Perugia

San Fedele da Sigmaringen sacerdote e martire

Sant’Ivo, vescovo persiano, eremita in Inghilterra

Santa Maria di Sant’Eufrasia, fondatrice

San Tiberio, martire

Vilfrido di York, vescovo in Northumbria

 

 

San Fedele da Sigmaringen Sacerdote e martire

 

Sigmaringen, Germania, 1577/8 – Seewis, Svizzera, 24 aprile 1622

 

Marco Reyd – il futuro cappuccino fra Fedele – nato a Sigmaringen, in Germania, nel 1578, si era laureato in filosofia e in diritto all’università di Friburgo in Svizzera, e aveva intrapreso la carriera forense a Colmar in Alsazia. Lo chiamavano “l’avvocato dei poveri” perché difendeva gratuitamente coloro che non avevano denaro a sufficienza, per pagarsi un avvocato.

Più portato ai severi studi filosofici che alle arringhe in tribunale, Marco Reyd accolse con entusiasmo l’invito del conte di Stotzingen, che gli affidava i figli e un gruppo di giovani promettenti perché li avviasse agli studi e alla conoscenza dei problemi del mondo contemporaneo.

Soggiornando per ben sei anni nelle diverse città dell’Italia, della Spagna e della Francia, impartì ai giovani e nobili allievi anche utili ammaestramenti che lo fecero ribattezzare col nome di “filosofo cristiano”. Poi all’età di 34 anni, abbandonò ogni cosa e tornò a Friburgo, stavolta al convento dei cappuccini e indossò l’umile saio di S. Francesco. Preposto per la sua saggezza alla guida di vari conventi, mentre copriva l’incarico di guardiano al convento di Weltkirchen gli abitanti della regione ebbero modo di ammirare la sua straordinaria carità e coraggio nell’assistenza ai colpiti dalla peste.

Dalla Congregazione di Propaganda Fide ebbe l’incarico di recarsi nella Rezia, in piena crisi protestante. Le conversioni furono numerose, ma l’intolleranza di molti finì per creare attorno al santo predicatore una vera ondata di ostilità, soprattutto da parte dei contadini calvinisti del cantone svizzero dei Grigioni, scesi in guerra contro l’imperatore d’Austria. Più che scontata quindi l’accusa mossa a fra Fedele d’essere un agente al servizio dell’imperatore cattolico.

Il santo frate continuava impavido la sua missione, recandosi di città in città a tenere corsi di predicazione. “Se mi uccidono – disse ai confratelli, partendo per Séwis – accetterò con gioia la morte per amore di Nostro Signore. La riterrò una grande grazia”.

Era poco meno d’una profezia.

A Séwis, durante la predica, si udì qualche sparo. Fra Fedele portò ugualmente a termine la predica e poi si riavviò verso casa. All’improvviso gli si fecero attorno una ventina di soldati, capeggiati da un ministro, che in seguito si sarebbe convertito. Gli intimarono di rinnegare quanto aveva predicato poco prima. “Non posso, è la fede dei vostri avi. Darei volentieri la mia vita perché voi tornaste a questa fede”. Colpito pesantemente al capo, ebbe appena il tempo di pronunciare parole di perdono, prima di essere abbattuto a colpi di spada. Era il 24 aprile 1622.

 

Etimologia: Fedele = fidato, devoto, dal latino

 

Emblema: Palma

 

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