Il Santo del giorno, 8 Novembre: Santi Quattro Coronati, Protettori di scalpellini e scultori – Beato Giovanni Duns Scoto

Giovanni Duns Scoto, “torre teologica” della Chiesa come il suo contemporaneo Dante voleva essere per il mondo, quello spirituale e quello politico, che al’epoca ed in particolar modo l’Alighieri, distinguevano a fatica!

A Firenze, i Quattro Santi Coronati furono scelti come protettori dei Maestri di pietra e di legname, i quali, assai potente corporazione, visto come venivano considerati gli artisti a Firenze, per il loro tabernacolo in Orsanmichele, ordinarono le statue a Nanni di Banco: da solo non ce la fece a terminare l’opera e chiese aiuto a Donatello, che ricompensò con una cena a base d’insalata!

di Daniele Vanni

 L’8 novembre era in passato, ma noi vogliamo ancora ricordarlo, la commemorazione dei santi Simproniano, Claudio, Nicostrato, Castorio e Simplicio: martiri, che, come si tramanda, erano scalpellini a Srijem in Pannonia, nell’odierna Croazia.

Essendosi rifiutati, in nome di Gesù Cristo, di scolpire una statua del dio Esculapio, furono precipitati nel fiume, per ordine dell’Imperatore Diocleziano e coronati da Dio, con la grazia del martirio. Tra l’altro Diocleziano era proprio nato da quelle parti, in Croazia e precisamente a Salona, nella zona spalatino-dalmata e a Spalato, dove si ritirò fece costruire uno splendido palazzo i cui resti impreziosiscono ancora il centro.

Il loro culto, non quello dell’imperatore, che vista l’anarchia che portava continuamente eserciti romani uno contro l’altro, prima a dividere l’impero tra occidente ed oriente, poi addirittura tra quattro cesari, ma quello dei quattro martiri, fiorì a Roma fin dall’antichità nella basilica sul monte Celio chiamata con il titolo dei Quattro Coronati.

La loro memoria, chiaramente leggendaria, (e forse chissà, nata per richiamare i quattro cesari!?) non è più nel Calendario della Chiesa: ma perdura il loro ricordo, non tanto e non soltanto nella devozione, ma nell’arte, perché i Quattro Santi Coronati sono considerati, per remota tradizione, protettori degli scultori.

Secondo la leggenda, infatti, erano scalpellini che lavoravano nelle grandi cave di marmo e di porfido dell’ex Jugoslavia, a nord di Sirmium.Erano qualcosa di più di semplici operai, anche se qualcosa di meno di scultori, nel senso oggi attribuito di solito a questa parola.

Una cosa era certa: i quattro tagliapietre cristiani erano i migliori artigiani tra i molti che lavoravano nelle cave della Pannonia. Tanto bravi, che i compagni, nella loro ignoranza, li credevano aiutati dalla magia. Formule magiche sarebbero stati i segni di croce, che essi tracciavano prima di intraprendere il lavoro; formule magiche, le preghiere e i cantici ripetuti insieme durante l’opera.

L’imperatore Diocleziano, che nella vecchiaia si era stabilito a Spalato, in Dalmazia, e si era dedicato a grandi opere di architettura e decorazione, visitava spesso le cave della Pannonia. Sceglieva i blocchi di materiali e commetteva volta per volta, il lavoro desiderato.

Forse aveva sentito parlare dei quattro bravissimi scultori e ammirava l’opera loro, per aver fatto realizzare colonne di porfido in un sol blocco, capitelli a foglie, vasche ricavate da un solo blocco di pietra, e perfino un grande carro del sole trainato da cavalli.

Ma un giorno, l’imperatore ordinò loro di scolpire genietti e vittorie, amorini e figure mitologiche. Tra queste, un simulacro di Esculapio, dio della salute. Per il giorno fissato, genietti e amorini furono pronti, ma non la statua di Esculapio. Diocleziano pazientò, ordinando ancora aquile e leoni, che furono presto fatti. Non fu fatto, però, il simulacro di Esculapio.

Si narra che Diocleziano stesso abbia interrogato gli scultori cristiani, mostrandosi assai generoso verso quegli artefici, da lui così ammirati. Ma i compagni invidiosi e i superiori gelosi facevano pressione.

Venne imbastito il processo, e la macchina della legge, messa in moto quasi contro la volontà imperiale, travolse gli artefici cristiani, che vennero gettati nel Danubio, chiusi entro botti di piombo.

Poco dopo, le loro reliquie furono portate a Roma, e ai Quattro Santi Coronati s’intitolò, sul Celio, una delle più antiche chiese romane, diventata poi titolo cardinalizio.

Ma a Roma, quasi per gelosia (che a volte sopravanza anche la morte!) di tanti onori dedicati a quattro Martiri stranieri, ai Coronati autentici, patroni degli scultori, vennero sovrapposti quattro leggendari Martiri di Roma, con i nomi di Severo, Severino, Carpoforo e Vittorino. 

A Firenze i Quattro Santi Coronati furono scelti come protettori dei Maestri di pietra e di legname, i quali, assai potente corporazione, visto come venivano considerati gli artisti a Firenze, per il loro tabernacolo in Orsanmichele, ordinarono le statue a Nanni di Banco. Egli scolpì una per una, le quattro figure, ma quando si trattò di farle entrare nella nicchia del tabernacolo, dovette ricorrere al suo maestro Donatello, il quale le ” scantucciò ” in modo da farle sembrare abbracciate. E per compenso non chiese a Nanni di Banco che una cena, per sé e per i suoi lavoranti, una cena a base d’insalata! 

Beato Giovanni Duns Scoto, Sacerdote francescano

1265/1266 – 8 novembre 1308

Nacque tra il 23 dicembre 1265 e il 17 marzo 1266, in Scozia da cui il soprannome «Scoto».

Quindi pochi mesi dopo Dante Alighieri, la cui aspirazione di fondo è di essere “teologo” pratico, quasi un sociologo ante litteram, armato di tutte le filosofie precedenti e della religione dominante!

Giovanni Duns Scoto, teologo lo fu veramente! Cioè come solo si può esserlo quando si abbraccia una religione: all’interno di essa. Non cercando vanamente e vagamente! come l’Alighieri, un “faro” politico, sia Papa o Imperatore che possa realizzare quaggiù una realtà spirituale che è fatta, lo dice il termine stesso, per essere al di là del corpo! E quindi se si crede veramente, non in storielle di inferni, purgatori e paradisi, ma in un vero autentico post morte, solo nell’Aldilà!

Per ritornare al Beato di oggi, la città natale, Duns portava lo stesso nome della sua famiglia.Dopo le iniziali occupazioni di sorvegliante del gregge minuto, Giovanni riceve la necessaria formazione scolastica all’ombra delle due vicine abbazie cistercensi di Melrose e di Dryburg, che gli accesero l’amore per la Madonna e per la liturgia.

A 13 anni, entrò in contatto con i francescani, che nella famiglia dei Duns trovarono dei grandi benefattori e iniziò a frequentare gli studi conventuali di Haddington, nella contea di Berwich.

Nel, 1278, viene eletto Vicario della Scozia francescana, un uomo pio dotto e stimato da tutti, padre Elia Duns, zio paterno di Giovanni. Quando padre Elia ritornò nel suo convento di Dumfriers; condusse con sé anche il nipote per ammetterlo all’Ordine, facendo da garante per la sua costituzione sia fisica che spirituale, dal momento che Giovanni aveva appena 15 anni e che per diritto canonico occorrevano almeno 18 anni per entrare nel noviziato.

È nella notte del Natale 1281, quando Giovanni si preparava alla professione religiosa, che bisogna collocare l’episodio della dolce apparizione del Bambino Gesù tra le sue braccia, come segno del profondo suo amore verso la Vergine Madre.

Terminati gli studi istituzionali che consentono di accedere al sacerdozio, il 17 marzo 1291, nella chiesa di S. Andrea a Northampton, Giovanni Duns Scoto riceve dal vescovo di Lincoln, Oliverio Sutton, l’ordine sacro.

Per le sue ottime qualità intellettive e spirituali viene designato dai Superiori a frequentare il corso dottorale nella celebre Università di Parigi, ritenuta da tutti la “culla” e la “metropoli” della filosofia e della teologia in Occidente. Avrebbe dovuto conseguire il titolo accademico di Magister regens, nel 1303, ma la triste controversia tra il re di Francia, Filippo il Bello, e il papa Bonifacio VIII, ne ritarda il conseguimento nella primavera del 1305, quando le acque si erano momentaneamente calmate.

La politica egemonica di Filippo il Bello aveva orientato verso di sé la quasi totalità dell’opinione pubblica francese. Ne è segno tangibile la spaccatura che si registra nello Studium generale francescano di Parigi: gli “appellanti” (68 firmatari) erano favorevoli al Re; mentre i “non-appellanti” (87 firmatari), al Papa. Nella lista dei “non-appellanti”, il nome di Johannes Scotus figura al 19° posto.

La posta in gioco era molta alta. Ai “non-appellanti” veniva aperta la via dell’esilio con la confisca dei beni e la cessazione di ogni attività accademica. E Giovanni Duns Scoto, fedele alla Regola di Francesco d’Assisi, che raccomanda amore rispetto e riverenza al “Signor Papa”, il 25 giugno del 1303 prende la via dell’esilio, dimostrando profonda fede e grande coraggio.

Nel novembre 1304, quando le acque si calmarono per la morte di Bonifacio VIII, il Ministro Generale dei Frati Minori, fr. Gonsalvo di Spagna, raccomanda, al superiore dello Studium di Parigi, Giovanni Duns Scoto per il Dottorato, che eserciterà aOxford, Canterbury, Parigi, Colonia.

Così il 26 marzo del 1305, Giovanni Duns Scoto riceve l’ambìto titolo di magister regens che gli permetteva di insegnare ubique e rilasciare titoli accademici.

Ha goduto del titolo solo tre anni: due a Parigi e uno a Colonia.

Dell’insegnamento parigino merita segnalare la storica disputa sostenuta nell’Aula Magna dell’Università (di Parigi), nei primi mesi del 1307, sulla Immacolata Concezione.

I pochi mesi trascorsi a Colonia, invece, sono molto intensi e ricchi di attività: riorganizza lo Studium generale e combatte l’eresia dei Beguardi e delle Beghine(che negavano ogni autorità alla Chiesa, ogni valore ai Sacramenti, alla preghiera e alle opere di penitenza) e si ricorda anche l’estasi pubblica avvenuta durante una sua predica nella chiesa.

L’intensa attività di lavoro, insieme alle conseguenze del viaggio da Parigi, mina la robusta costituzione e l’8 novembre 1308, Giovanni Duns Scoto entra nella pace del Signore, all’età di 43 anni.

Attualmente l’urna delle ossa del Beato Giovanni Duns Scoto è situata al centro della navata sinistra (guardando dall’ingresso) della chiesa francescana di Colonia nell’elegante e semplice sarcofago, costruito con pietra calcare di conchiglia di colore grigi.

Tra i tanti motivi decorativi, è riprodotta l’antica iscrizione:

Scotia me genuit

Anglia me suscèpit

Gallia me docuit

Colonia me tenet

La primitiva iscrizione tombale così recitava:

«È chiuso questo ruscello, considerato fonte viva della Chiesa;

Maestro di giustizia, fiore degli studi e arca della sapienza.

Di ingegno sottile, della Scrittura i misteri svela,

In giovane età fu [rapito al cielo], ricordati dunque, di Giovanni.

Lui, o Dio, ornato [di virtù] fa che sia beato in cielo.

Per un [così gran] Padre involato inneggiamo con cuore grato al Signore.

Fu [Duns Scoto] del clero guida, del chiostro luce e della verità [apostolo] intrepido».

La sua tomba a Colonia è mèta di continui pellegrinaggi.

Anche Papa Giovanni Paolo II vi sostò in preghiera il 15 ottobre 1980, chiamandolo “torre spirituale della fede”.

Dopo la pubblicazione del Decreto di Canonizzazione nel 6 luglio 1991, il Santo Padre ne confermò solennemente il culto il 20 marzo 1993.

La memoria liturgica è l’8 novembre.

Giovanni Duns è considerato uno dei più grandi maestri della teologia cristiana, nonché precursore della dottrina dell’Immacolata Concezione.

L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Tale dogma non va assolutamente confuso, come invece spessissimo accade!, con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria (al centro delle apparizioni mariane di Bernardette Soubirous a Lourdes nel 1858).

La prima apparizione mariana di cui si ha notizia risale al 352, quando la Vergine sarebbe apparsa contemporaneamente a una coppia della nobiltà patrizia e a papa Liberio, chiedendo la costruzione di una chiesa. Secondo la tradizione, la chiesa fu effettivamente costruita nel luogo dove un secolo dopo fu eretta la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Ancora oggi se ne festeggia la ricorrenza il 5 agosto, festività della Madonna della Neve.

Il dogma dell’Immacolata Concezione riguarda il peccato originale: per la chiesa Cattolica infatti ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo la Madre di Cristo ne fu esente: in vista della venuta e della missione sulla Terra del Messia, a Dio dunque piacque che la Vergine dovesse essere la dimora senza peccato per custodire in grembo in modo degno e perfetto il Figlio divino fattosi uomo.

Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 20 marzo 1993 definendolo «cantore del Verbo incarnato e difensore dell’Immacolato concepimento di Maria».

Martirologio Romano: A Colonia in Lotaringia, ora in Germania, beato Giovanni Duns Scoto, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che, di origine scozzese, maestro insigne per sottigliezza di ingegno e mirabile pietà, insegnò filosofia e teologia nelle scuole di Canterbury, Oxford, Parigi e Colonia.

 

 

 

 

 

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